June 27, 2019
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[Recensione] Twin Peaks 3×05 – The Return Part 5

  • di Luca Brindani
  • 6 Giugno 2017
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Anche questa settimana Twin Peaks si riserva un posto d’onore nei miei incubi con una puntata un po’ più coi piedi per terra, con meno elementi onirici ma comunque non meno importante per questo ritorno.

La puntata si apre con la nebbia e un volto nascosto dentro ad essa, il volto di Laura Palmer poi essa inizia a dipanarsi sulla consueta visione dell’area boschiva di Twin Peaks e parte quindi la musica classica di Angelo Badalamenti che accompagna le immagini dei drappelli rossi e della familiare pavimentazione della Loggia Nera. Un’apertura suggestiva ma anche una dichiarazione di intenti da parte di Lynch e Frost che con questo “nuova” sigla decidono di far capire allo spettatore come questo ritorno sia un loro modo per concludere la loro visione del mito e della fisica e metafisica dietro alla loggia e quindi un chiaro summa del lavoro del regista più che un semplice seguito di un cult.

Prima di andare ulteriormente avanti però dobbiamo capire le varie trame che si avvicendano in questa puntata, per avere una visione di insieme che sarà sicuramente più utile sul lungo andare. Infatti dopo due episodi dove avevamo molto della storia di Coop assistiamo ad una puntata più corale, che ci mostra molto di più la cittadina di Twin Peaks, finora rimasta ai margini della narrazione.

Subito dopo quindi l’inizio vediamo quindi la trama relativa al misterioso cadavere senza testa, trama che procede ancora lentamente ma che ci dà subito un’importante collegamento alla storia di Dougie Jones (aka l’altro Dale Cooper) e in quei pochi minuti dedicati ad essa assistiamo anche alla tipica comicità del Twin Peaks degli esordi che in molti avevano ravvisato mancasse, ma che in questa puntata c’è eccome fin dalle prime battute.

Dopo di che ci spostiamo in prigione dove ritroviamo Dale (Bob) inquietantemente immerso nel buio della sua cella, e qui assistiamo inoltre al momento più inquietante, con una visione tipicamente Lynchiana, di fronte allo specchio mostrarci un deforme agent Cooper che ospita Bob, pronunciando le fatidiche parole “Allora sei ancora qui, bene”. Ulteriore dimostrazione di come ormai l’entità e il guscio siano diventati una cosa sola, sarà quindi molto difficile riuscire a separarle, sempre che ce ne sia  veramente bisogno… D’altronde c’è sempre quell’altra creazione, Dougie, non scordiamocelo.

Altro punto che ha sempre più spazio nelle puntate è la trama relativa al mondo personale di Dougie e alla sua proverbiale fortuna, che non può essere una coincidenza dato che gli permette sempre di essere dove DEVE essere al momento giusto, sembra quasi guidato da una forza estremamente positiva che si riflette anche nell’approccio della fotografia e della macchina da presa alle scene che lo vedono protagonista.

Ce lo hanno promesso ma lo centellinano sempre il buon vecchio Twin Peaks e subito si nota come tutto sia invecchiato ma non sia cambiato nulla, basta prendere il parallelismo che si viene a creare tra Shelly (Mädchen Amick)/Leo e Becky (Amanda Seyfried) e il suo fidanzato, una storia non nuova agli spettatori e nel mentre Shelly e Nora possono solo assistere impotenti come 25 anni prima la sola Nora ha dovuto fare con Shelly e Leo.

I collegamenti segreti e nascosti in questa puntata rimangono ancora oscuri allo spettatore che non riesce bene ancora a capire cosa sia utile allo scopo finale degli sceneggiatori e cosa sia solo mero contorno per non tradire quello spirito e quella irriverenza comunque tipici della serie, nonostante come già ribadito questa stagione sia molto più improntata dalle parti di Fuoco Cammina con Me più che alla serie originale. Più che mai centrale infatti in questa puntata la contrapposizione tra bene e male, tra i due Kyle MacLachlan, i due volti dell’idea di cinema di Lynch, due lati di uno specchio appunto, uno semplice e l’altro deformato.

Come non nominare poi i continui richiami a Jeffries e al buon vecchio Maggiore Briggs, sicuramente questi due personaggi e “Blu Rose” giocheranno un ruolo importante ma per ora a che livello non c’è dato saperlo e probabilmente sarà così ancora per un pò dato che le trame del Pentagono sono centellinate ancora di più rispetto a quelle della cittadina da cui tutto è iniziato.

Concludo questa mia analisi notando come di nuovo Lynch abbia a distanza di poco improntato un’altro episodio intorno ad un’idea di circolarità, infatti anche qui un’immagine dell’inizio ritorna verso la fine, che sia un’altro messaggio? Che ci stia preparando al ritorno vero e proprio? Staremo a vedere la prossima settimana.

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