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[Recensione] Twin Peaks – Le prime quattro puntate della Terza Stagione

  • di Luca Brindani
  • 26 Maggio 2017
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Twin Peaks è finalmente tornato sui nostri schermi dopo 25 anni di assenza e lo fa nel migliore dei modi. David Lynch e Mark Frost non si perdono in inutili divagazioni e ci inseriscono subito nell’azione, senza troppe spiegazioni, preferendo che sia la serie ad accompagnarci nell’onirico e occulto mondo della serie TV.

Non è però propriamente vero dire che Twin Peaks non aveva già tentato di tornare, infatti nel 1992, David Lynch aveva sceneggiato e diretto un film prequel della serie, Fuoco Cammina con Me (Fire Walk With Me) presentato addirittura a Cannes. La pellicola racconta le indagini sull’omicidio di Teresa Banks e gli ultimi sette giorni di vita di Laura Palmer (Sheryl Lee), gli agenti incaricati da Cole (David Lynch stesso) di indagare dato la natura di Rosa Blu del caso sono l’Agente speciale Chester Desmond (Chris Isaak) e Sam Stanley (Kiefer Sutherland), il caso ovviamente porterà i nostri personaggi su una via lastricata di sopranaturale e inquietanti indizi che a loro voltano si risolveranno in nulla, fino appunto alla morte di Laura Palmer, che segnerà la fine della pellicola e l’inizio della serie. Il prequel presenta molti elementi sopranaturali , infatti introduce nel mondo di Lynch/Frost ulteriori personaggi che arricchiscono il mondo della serie e aggiungono anche domande a quelle a cui la serie già deve rispondere. Alla luce delle nuove puntate però il film del ’92 rappresenta molto di più che un semplice complemento alla serie; Infatti le ambientazioni più tetre, l’ironia più involontaria e meno marcata che Lynch infonde caratterizzando lo stile della pellicola che quindi risulta più cinematografica e virata all’oniricismo tipico dei prodotti del regista torneranno anche nel nuovo corso.

E’ inoltre da segnalare l’utilità del libro Le Vite Segrete di Twin Peaks che fa si come compendio alla serie e che rappresenta un dossier “perduto” sulle vicende che coinvolgono la cittadina delle montagne gemelle e non solo, infatti il male della Loggia Nera, come Fuoco Cammina con Me ci svela va ben oltre la tranquilla cittadina dello stato di Washington.

 

 

The Return Part 1 intanto non inizia da dove era finita la serie 25 anni fa, anzi non parte nemmeno dalla cittadina di Twin Peaks, parte 25 anni dopo in un appartamento misterioso di New York City con Sam Shelby , un ragazzo pagato per sorvegliare una scatola, di cui lo spettatore come il ragazzo non sa nulla. Ad un certo punto arriva Tracey, una amica di Sam, la quale incuriosita dalla stanza tenta di convincerlo ad entrare con lui , il momento propizio però non sembra presentarsi subito, fatto sta che i due si trovano a fare l’amore proprio in quella segreta stanza e in quel momento un essere (probabilmente lo stesso essere che aveva inquietato il precedente impiegato) appare e uccide i due. Intanto a Twin Peaks qualcosa sta mandando dei messaggi alla signora ceppo sul Dale Cooper (Kyle MacLachlan). Proprio su Dale veniamo a sapere che sono 24 anni che è scomparso e che prima si comportava in modo alquanto bizzarro, infatti ora dopo 25 anni sappiamo che Bob è ancora là fuori mentre l’essenza di Dale è imprigionata nella Loggia, dove nel frattempo il tempo è passato solo per il corpo di Coop e per qualche altro particolare, rendendo quindi sempre più misteriosa e al di fuori del tempo la stanza con le tende rosse.

Questo ritorno segna anche il ritorno di uno degli elementi più amati dal regista, il dualismo , lo scontro tra bene e male, tra magia bianca e nera, tra luce e ombra, realtà  e fantasia.  Il tema del dualismo coinvolge tutto e tutti nella serie, dai semplici abitanti a quelli che invece con il sopranaturale ci hanno a che fare da una intera vita.

Il Dualismo è anche a livello produttivo, infatti il regista non avrebbe voluto rivelare l’assassino di Laura Palmer, voleva che tutto restasse un mistero, perché nel momento in cui si sarebbe raggiunta la chiusura del cerchio, molte cose avrebbero perso di significato. Ma, nonostante la sua volontà, fu costretto dalla produzione a rivelare l’identità dell’assassino, Leland Palmer posseduto da Bob. Questa terza stagione rappresenterà una rivalsa per Lynch a quanto pare che con più libertà e una presa diretta sul suo prodotto, oltre che una maturazione artistica ben differente rispetto a quando si occupò della serie la prima volta.

Questo inizio di stagione rappresenta perfettamente la summa del lavoro del regista, La messa in scena registica nella sua produzione è tale da creare una sorta di doppio fra il tema e l’effettiva narrazione. Lynch con l’utilizzo di luci soffuse, colori caldi (come il rosso) , musiche e silenzi riesce a comunicare lo stato dell’inconscio che per il cinematografo si trova su un piano totalmente a parte rispetto a quello che può venire percepito. Proprio questo piano viene rivelato prima in film come Velluto Blu (Blue Velvet) e poi ribadito nella Terza Puntata del Revival di Twin Peaks.

Il mondo è diventato una stanza rumorosa, il silenzio è il luogo magico in cui si realizza il processo creativo.

Torna anche il sovvertimento del genere e la sua reinvenzione più libera e spontanea dell’idea. L’idea viene unita alla tematica della dimensione sogno. Nel sogno tutto è possibile anche passare da una stanza al vuoto assoluto dello spazio. I corpi mostruosi e il fuoco che vediamo nella terza puntata non sono altro che l’emblema della morte che prende tutto e lo consegna all’oscurità.

L’idea è tutto. Non tradirla e ti dirà tutto ciò che c’è da sapere, sul serio. Basta che continui a impegnarti perché il risultato abbia lo stesso aspetto, la stessa atmosfera, gli stessi suoni e sia preciso identico all’idea. È strano, quando ti allontani dal percorso, in qualche modo lo sai. Capisci che stai facendo qualcosa di sbagliato, perché lo senti.

La serie mantiene lo stile anni 90, tramite oculate scelte di fotografia e un uso non massiccio della computer grafica (che quando viene usata è a livello molto grezzo). Queste scelte puntano a non far notare uno stacco a chi vedesse questa terza stagione ora dopo aver visto recentemente il prodotto originale. Per quello che riguarda la CGI “grezza” di cui parlavamo l’esempio più calzante è senza ombra di dubbio il braccio di Mike, che nella sua evoluzione e realizzazione finale sono di un trash voluto.

A molti potrebbe sembrare strano vedere il mondo di ora, con le musiche di Angelo Badalamenti che torna sul suo famoso score e ci dà prova di aver sbagliato ben poco , ma a noi è sembrata solo l’ennesima prova della grandezza di questo prodotto.

Non c’è neanche da parlare della recitazione sempre di alto livello e che non fa assolutamente sentire gli anni di distanza, se non per appunto l’aspetto di molti personaggi che tornano nei loro ruoli che in un certo senso rappresentano ormai una sola pelle, a partire da MacLachlan passando anche per l’attore di Ben Horne e anche Hawk. Rivedere dopo anni Gordon Cole, Albert Rosenfield e anche personaggi come James Hurley è un’emozione, perché nonostante l’aspetto fisico per alcuni drasticamente cambiamento sembra proprio di ritrovare il passato della televisione su schermo.

Le prime Quattro puntate che abbiamo potuto visionare fin ora ci hanno confermato che quando la serie nata presentava ancora molte idee seminali del regista, che ha poi sviluppato in altri suoi film, ma che ora sono talmente formate che trovano completezza e nuovo spessore nel revival che ha più un gusto di ritorno alle origini e al vero che di sola operazione commerciale. Lynch e Frost tramite una mirata e oculata promozione e gestione dei propri personaggi sono riusciti nell’intento di portare il loro lavoro ben oltre la televisione e renderlo probabilmente eterno, non sappiamo cosa proveranno gli spettatori a vederlo tra 25 anni, ma sappiamo che per ora conta solo quello che stiamo provando adesso. Venite gente, Twin Peaks è tornato nella sua forma più pura.

Who Killed Laura Palmer?

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