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[Recensione] Westworld 2×03 – Virtù e Fortuna

  • di Luca Brindani
  • 7 Maggio 2018
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Westworld 2x03

Altra settimana, altra nottata in compagnia della nuova puntata di Westworld, Virtù e Fortuna.

La puntata ci porta per iniziare nel parco sei, quello da cui era scappata la tigre del bengala che abbiamo visto nella prima puntata e ci mostra come essa sia finita lì, una sorta di piccola anticipazione di quello che vedremo. Bernard (Jeffrey Wright) e il gruppo capeggiato da Karl Strand (Gustaf Skarsgard) raggiunge l’avamposto della Delos sulla montagna e vi trova solo distruzione. In un’altra linea temporale, Dolores/Wyatt (Evan Rachel Wood) insieme a Teddy (James Marsden) cerca di mettere insieme un esercito per affrontare gli “altri”, come li chiama lei e contemporaneamente Maeve (Thandie Newton) insieme con Hector (Rodrigo Santoro) e Lee Sizemore (Simon Quarterman) si avvicina sempre di più alla figlia, mentre ricordi di un’altra vita affiorano.

Bernard e la sua natura frammentata continuano a essere uno dei focus delle puntate, riuscendo a catturare nel suo stesso essere di personaggio una contraddizione evidente, non un “hosts” che crede di essere umano, ma un “hosts” che è forse più umano e fallace di un umano stesso, diviso da due caratteri, quello che Ford gli ha impostato e quello di Arnold.

Dolores e Teddy sono forse quelli che più hanno subito una vera e propria rivoluzione nei momenti finali della prima stagione e che ora stanno sperimentando tale cambiamento, un cambiamento così repentino che solo ora, in questo istante inizia a farsi vedere, mostrando una Dolores che sembra tenere a dei ricordi “falsi” quasi come se ne avesse bisogno per accertarsi di essere stata qualcosa e non solo un’attrazione, mentre se la ragazza in parte è riuscita a sfuggire a quella stessa programmazione, Teddy no, lui rimane una sorta di cavaliere senza macchia com’era stato dipinto dalle narrative di Sizemore e quindi anche il suo agire è questionato sia dallo spettatore sia dalla stessa Dolores.

Maeve e Hector più Lee, ossia lo strano gruppo rappresentano in tutto lo scenario l’incognita, non hanno obiettivi omicidi, l’ex direttrice della casa di prostitute e il bandito vogliono solo adempiere a dei desideri che prima non potevano possedere, desideri che in linea di massima possano davvero definire l’essenza stessa di un umano, quindi viene facilmente da chiedersi se e in che modo questa storia possa connettersi alle altre e molto probabilmente tale risposta è in Lee Sizemore, sceneggiatore di Westworld e delle sue storie.

Questa puntata in definitiva riconferma la qualità della serie che si sta certamente prendendo il suo tempo, ma per una buona causa, Jonathan Nolan e Lisa Joy qui ci stanno mettendo davanti ad un vastissimo quadro di elementi che ancora dobbiamo mettere insieme e che sarà la base per tutto quello che verrà dopo.

Si continua sulla strada tracciata nelle prime due puntate, ci creano intrecci, alleanze e si gioca con lo spettatore in maniera sapiente e certamente degna di nota. La serie, soprattutto nel suo voler creare un mondo organico esterno al nostro, quello del parco o dei parchi, aggiunge qualcosa di più alle sole storie; ogni irruzione di elementi fuori posto, infatti, aggiunge elementi di world building, complesso e che probabilmente pagherà solo dalla metà della stagione, se non addirittura a fine stagione, certamente non una scelta che qualsiasi sceneggiatore farebbe alla leggera, ma si sa, con Westworld bisogna guardare al quadro generale e queste puntate lo stanno gridando.

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