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[Esclusiva] Intervista a Cristina Silvestri, co-autrice di D’Ark: Il Gioco Dell’Alfiere

  • di admin2313
  • 1 Marzo 2018
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Sabato 24 Febbraio presso lo Star Shop di Perugia abbiamo avuto il piacere d’incontrare Cristina Silvestri, Co-autrice insieme a Mirela Minkova del libro “D’Ark: Il Gioco dell’Alfiere”. Dopo una breve presentazione, Cristina ha risposto alle nostre domande.

RC: Come nasce la tua passione per la scrittura, e quali sono state le letture e gli autori che ti hanno maggiormente influenzato?

CS: “Diciamo che il mio amore per la scrittura nel vero senso della parola è nato proprio con D’ark. Tuttavia ho sempre sentito il bisogno di creare storie, e da grande amante di cinema da bambina volevo diventare regista. In passato ho scritto anche un libro, ma in maniera molto personale, senza la pretesa di pubblicarlo. Ed è stata poi Mirela, anch’essa scrittrice occasionale, a spingermi a prendere la cosa più sul serio. Gli autori che mi hanno influenzata sono veramente tantissimi, e fatico ad individuarne uno in particolare. Sono una vorace lettrice di saggistica, ed apprezzo tantissimo Thoreau e Rilke. Una scrittrice che amo è Fannie Flagg, autrice di “Pomodori verdi Fritti al caffe’ di Whistle Stop”, di cui apprezzo la maestria nel rendere i suoi personaggi “vivi”, ed è quello che cerchiamo di fare anche io e Mirela con i personaggi di D’ark.”

RC: Come nasce la collaborazione con Mirela Minkova, e l’idea di D’ark?

CS: “Intanto ci tengo a precisare che Mirela non è potuta essere qui presente perchè vive in Inghilterra. Motivo per il quale siamo costrette a scrivere come in una sorta di relazione a distanza [Ride]. Ci siamo conosciute all’università e proprio li durante una pausa caffè, tra una chiacchierata, e l’altra abbiamo capito che condividevamo la passione per i supereroi e la scrittura. Così dopo aver ascoltato le mie idee, il giorno dopo Mirela mi ha spinto ad iniziare a scrivere e siamo partite.”

RC: Da cosa deriva la necessità di ambientare il libro in un contesto socio-politico, ed in parte geografico immaginario?

CS: “Io e Mirela volevamo raccontare le problematiche sociali del nostro paese, che in fin dei conti sono quelle di tutte le altre nazioni anche se in misura diversa. Tuttavia abbiamo capito che potevamo farlo anche con un ambientazione immaginaria, che ci lasciasse più libertà creativa, senza la noia di doversi informare scrupolosamente sui dettagli di un luogo in particolare.”

RC : Quali sono state le maggiori influenze cinematografiche, e fumettistiche nella creazione dei personaggi di D’Ark e Guignol?

CS: “A livello fumettistico sicuramente tutto quello che concerne Marvel e DC Comics, di cui siamo grandissime estimatrici. Proprio guardando ai loro personaggi ci siamo interrogate sul perchè un certo tipo di eroe funzioni in un determinato momento storico, ed abbiamo cercato di caratterizzare i nostri in tal senso. Per quanto riguarda il cinema, direi che ci ha influenzato tutto! [Ride]. Cinematograficamente parlando, nonostante sia una fan Marvel, non ho apprezzato in maniera particolare uno dei loro tanti film. Mentre ho apprezzato tantissimo la trilogia del Batman di Nolan, che in fin dei conti piace a tutti [Ride].”

RC: La figura del criminal profiler in Italia non è ben consolidata nell’immaginario collettivo, tuttavia è proprio questo il lavoro di Giorgia, una dei protagonisti. Da cosa deriva tale scelta?

CS: “Principalmente deriva dai nostri studi universitari. E come avete detto voi in Italia non vi è questo grande rapporto con la figura del criminal profiler, e tendiamo ad eliminarla dal contesto, essendo tutto quello che riguarda le indagini affidato ai vari organi competenti dello stato. Inoltre il Criminologo è una figura fuorviante, visto che è una sorta di tutto fare che si ripiega in varie mansioni, dallo psicologo al sociologo, e che fondamentalmente in Italia non esiste. Quindi io e Mirela abbiamo pensato di usare questo mestiere per far vedere un mondo che nel nostro paese non siamo ancora in grado di apprezzare, in modo di portare anche un qualcosa di innovativo. Inoltre il criminal profiler è un mestiere che affascina tutti, basti pensare alle varie incarnazioni di Sherlock Holmes. Alla gente non affascina tanto per il piacere di vedere cadaveri [Ride], quanto per il piacere del risolvere un mistero, che è come ricomporre una sorta di puzzle. E anche se in misura diversa, a tutti piacciono i puzzle [ride].”

RC: l’idea di dividere D’Ark in una trilogia è stata una decisione presa in partenza o un adattamento ad esigenze editoriali?

CS: “Assolutamente un’ idea fortemente voluta in partenza, ed anzi, l’editore inizialmente ci aveva proposto di condensare la trilogia in un unico libro. Ma noi l’avevamo pensato così perchè essendo una storia molto complicata che ha bisogno dei suoi tempi, in un solo libro non saremmo riuscite ad ottenere quello che avevamo in mente.”

RC: Cosa ci riserva il futuro della saga, e quali saranno i temi che andrà ad affrontare?

CS: “Il secondo libro su cui già stiamo lavorando, sarà leggermente più cupo del primo. Il tema centrale sarà quello della depressione, patologia poco presente nei romanzi e di cui oggigiorno soffre moltissima gente. Inoltre abbiamo trasposto un evento storico abbastanza sconusciuto in maniera fedele. Non mancheranno avvenimenti politici, e temi come l’odio, la gelosia e la vendetta saranno molto presenti.”

RC: Per concludere, stai già pensando a progetti futuri legati all’editoria?

CS: “Certamente, e sono tutti qui [si indica la testa e ride]. Tuttavia per ora l’idea è quella di concentrarmi sulla trilogia di D’Ark, per evitare di lasciare il lettore in sospeso per troppo tempo, cercando di fare uscire i nuovi capitoli nel più breve tempo possibile.”

RC: Grazie mille Cristina per il tuo tempo, e la disponibilità!

CS: “Grazie mille a voi ragazzi!”

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