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Supereroi

[Speciale] La Fisica dei Supereroi – Perché Superman non può cambiare la storia?

  • di Simone Prina
  • 17 novembre 2017
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“[…] la scienza ha salvato i fumetti di supereroi.

 

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James Kakalios in tutta la sua beltade

James Kakalios, stimato docente di fisica e astronomia dell’Università del Minnesota, usa questa frase per introdurre noi lettori al libro che lo ha reso celebre in tutto il mondo: “La Fisica dei Supereroi” (“The Physics of Superheroes,” 2005). Il libro di Kakalios è un testo a sfondo scientifico che spiega, prendendo come punto di riferimento le imprese dei più conosciuti supereroi del mondo dei fumetti, i principi della fisica e della fisica quantistica ad un livello scolastico molto comprensibile.

Nelle sue spiegazioni Kakalios non intende evidenziare che il mondo dei supereroi contraddice la scienza moderna, garantendo ai protagonisti dei fumetti il libero arbitrio sulle leggi leggi naturali. Al contrario, egli utilizza esempi come i salti di Superman, la velocità di Flash, la calviz… Ehm, la telepatia del Professor X per mostrare le leggi fisiche da un inusuale punto di vista, coprendo in questa maniera diversi argomenti, tra cui: meccanica, termodinamica, elettromagnetismo e lo studio dei quanti.

La Fisica dei Supereroi” riporta, di conseguenza, una lunga serie di storie (o parti di esse) tratte da svariati albi a fumetti, ognuna atta a dimostrare una diversa legge fisica. Di tutte le storie qui presentate, una delle più interessanti (se non proprio la più interessante), è quella tratta da “Superman” #146 del Luglio 1961.

Superman’s Greatest Feats,” (di J. Siegel e A. Plastino) la storia racchiusa nell’albo (insieme a “The Story of Superman’s Life!“), racconta del tentativo di Superman di “correggere” alcuni dei più grandi misfatti e tragici avvenimenti della storia. L’Uomo d’Acciaio decide di iniziare la sua missione 8.000.000 anni nel passato (dove arriva infrangendo la “barriera del tempo” grazie alla sua super-velocità), salvando dalla rovina la civiltà di Atlantide, fatto ciò, egli viaggia in avanti nel tempo per:

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  • Salvare i Cristiani dal massacro nel Colosseo di Roma.
  • Sostituirsi a Nathan Hale, salvandolo così dal plotone d’esecuzione Inglese.
  • Prevenire il massacro del Generale Custer a Little Big Horn.
  • Salvare, il 14 Aprile 1865, il Presidente Lincoln dall’agguato di John Wilkes Booth
  • Ed Infine, salvare i Kryptoniani dall’esplosione del loro pianeta natale, evacuando l’intera popolazione con una flotta di astronavi, da lui stesso costruite, ricavate da dei vecchi relitti di navi affondate nell’oceano (manco MacGyver ci avrebbe pensato).

Dopo aver compiuto tali atti di eroismo, l‘Uomo del Domani ritorna al presente dove, leggendo dei libri di storia, scopre di non essere riuscito ad alterare il corso degli eventi, di conseguenza, i misfatti che l’Uomo d’Acciaio ha provato a correggere, rimangono fatti storicamente accaduti.

Cercando di capire come ciò sia possibile, Superman decide di ripercorrere a ritroso la propria strada nel flusso del tempo, tuttavia egli si ritrova, a causa di una “Trappola temporale,” su di una Terra alternativa, in cui i libri di storia riconoscono il suo ruolo nella correzione degli “errori” del passato.

La Fisica dei Supereroi,” mette quindi in evidenza che, Superman, suo malgrado, ha scoperto nel 1961 ciò che i fisici teorici hanno riscoperto e definito tra il 1968 e il 2001, ovvero:

Lo spazio e il tempo sono dimensioni concepibili sotto forma di due rette; in quanto tali, esse possono essere curvate dalla nostra presenza, o meglio, dalla nostra esistenza che, tuttavia, non è limitata dai confini del nostro universo, bensì, noi esistiamo contemporaneamente anche in altre dimensioni esterne rispetto all’universo fisico.

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Questa non è la trama dell’ultimo arco narrativo di Flash (anche se…), ma la nuova frontiera della Fisica Quantistica: La Teoria delle Stringhe.

Scommetto che avete già sentito nominare un sacco di volte la Teoria delle Stringhe, sia in film e telefilm (in “The Big Bang Theory” la nominano al meno una volta in ogni dialogo…) che in fumetti e libri e, magari, per qualcuno di voi è anche oggetto di studio o lavoro. Ma perché questa nuova teoria rappresenta un punto di svolta nella fisica teorica?

Cominciamo col dire che le maggiori branche della fisica, quella Newtoniana che afferma che l’universo è tale e quale ad un sofisticato meccanismo composto da entità separate in movimento e la Quantistica che definisce l’universo come un singolo organismo vivente, sono incompatibili.
Il vero problema di questi due modi di vedere l’universo è che la prima è valida se applicata a pianeti, galassie e altri corpi celesti, mentre la seconda è valida se applicata a particelle di dimensione subatomica.
Insomma quello che va bene per il Macro non va bene per il Micro e viceversa, la Teoria delle Stringhe, in sintesi, mette in relazione le due scuole di pensiero.

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La teoria prende il suo nome cercando di descrivere le particelle sub-atomiche come delle minuscole stringhe che vibrano su varie frequenze (comportamento simile a quello del DNA).
Il modo in cui queste stringhe vibrano determina il tipo di particella in cui si manifesteranno… e che vuol dire?
Vuol dire che ogni frequenza (misurabile in Hertz) genera un tipo di materia diverso (si, questo l’avrete sentito dire un’infinità di volte in parecchi numeri di Flash). Pensate alla materia come a qualcosa di inerte e modellabile, a darle la “forma” sarebbe il tipo di frequenza, di musica, emesso dalla vibrazione di queste stringhe. Una vibrazione bassa creerà particelle con carica più bassa, dette anche ELF (Extremely Low Frequencies — frequenze estremamente basse).
La terra per esempio emette una frequenza di 7,83 Hertz (detta anche Risonanza di Shumann).
Frequenze a parte la teoria afferma che queste minuscole stringhe, di cui siamo composti, sono cucite sul tempo e sullo spazio tridimensionali tali e quali ad un tessuto.
Per fare questo le stringhe debbono esistere in più dimensioni rispetto a quello fisico.
La teoria dichiara anche che l’universo ha 11 dimensioni, 7 in più di quanto le possiamo percepire con i nostri sensi e la cosa strana è che alcune di queste dimensioni sono più piccole delle stringhe stesse. L’atomo, che credevamo fino poco tempo fa il “mattone” dell’universo in realtà è composto da miliardi di universi in miniatura.
A questo punto,  sempre la teoria delle stringhe, afferma che il nostro universo è come una bolla che si è gonfiata a partire dal Big Bang 13,7 miliardi di anni fa e che si espande alla velocità della luce.
Per tanto la Teoria dello Spazio M, o “Teoria delle Stringhe,”  ha come fine ultimo quello di spiegare la causa scatenante del Big Bang, ciò ipotizzando che il nostro universo altro non è che una bolla in espansione che galleggia in uno spazio dotato di più dimensioni rispetto a quello fisico.

Una “bolla di sapone” che galleggia, non in una vasca da bagno delimitata da dei confini, ma bensì in una stanza immensa. Noi siamo la bolla di sapone e la stanza è lo Spazio M.

Immaginiamo che questa stanza non abbia né un inizio né una fine. Proprio per questa ragione, essa avrebbe più dimensioni di tempo e spazio di quante ne possiamo percepire.

Secondo lo Spazio M noi non siamo le uniche bolle di sapone a galleggiare nella stanza. Altre bolle potrebbero collidere su singoli punti. Questa sarebbe stata la causa dei Big Bang.

Alcuni dei modelli di questa teoria dimostrano che la stanza potrebbe contenere un numero molto alto di bolle (dove ogni bolla è un universo) tanto da sembrare una schiuma piuttosto che uno spazio con bolle che vagano nello spazio infinito.

La Fisica dei Supereroi

L’ipotetica struttura del multiverso

Tutto chiaro? (beh, spero di si, ci ho messo parecchio a scrivere una spiegazione “semplificata” della teoria delle stringhe…) In sostanza, Siegel e Plastino si ritrovano al pari di autori come Verne, WellsHuxley e Bradbury, in quanto, al pari di tali pilastri della fantascienza, hanno il privilegio, a posteriori, di poter dire “Ve l’avevamo detto!” O, in alternativa, sarà la loro opera a parlare per loro.

Sperando di non avervi annoiato (troppo), vi invito infine a leggere voi stessi “La Fisica dei Supereroi,” sia che siate degli ormai rodati e consumati aficionados del mondo della cartaccia colorata, o degli studenti di fisica ai primi anni di liceo, sono certo che rimarrete piacevolmente sorpresi da come Kakalios riesca a conciliare due tematiche che, di solito, sono poste agli antipodi, ovvero studio ed intrattenimento.

Per finire, se non siete ancora corsi nella vostra libreria di fiducia (per  la cronaca, l’edizione Einaudi costa 14€) sappiate che, tra le tante domande a cui troverete risposta leggendo “La Fisica dei Supereroi,” c’è anche l’irrisolvibile quesito sul quale ogni lettore di fumetti del mondo si è arrovellato per anni, senza mai trovare risposta, ovvero:

Qual’è il segreto dei pantaloni di Hulk?


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