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X-Men: Grand Design

X-Men: Grand Design – Seconda Genesi di Ed Piskor | Recensione

  • di Alberto Tollini
  • 10 Maggio 2019
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Riprende esattamente da dove si era interrotto l’ambizioso progetto di Ed Piskor con protagonisti i mutanti della Casa delle Idee. X-Men – Grand Design: Seconda Genesi è il secondo tassello del vademecum mutante scritto, disegnato, colorato ed editato dall’autore di Hip-Hop Family Tree e proposto da Panini Comics in formato oversize, in linea con il precedente volume, ricco di extra tra cui il numero Gigant-Size X-Men #1 ricolorato per l’occasione dal cartoonist di Pittsburgh.

Inserita tra le serie candidate agli Eisner Awards 2019 come miglior miniserie, la seconda parte della trilogia di Grand Design si apre proprio con Seconda Genesi Mutante. Momento cardine della storia dei  Figli dell’Atomo, la cosiddetta Second Genesis debuttò sulle pagine Giant-Size X-Men #1 del 1975 e, oltre ad avere il merito di introdurre personaggi iconici come Wolverine, Colosso e Tempesta, vide l’esordio di Chris Claremont ai testi di una testata mutante. Ed è proprio con l’inizio della leggendaria run di X-Chris che il progetto Grand Design entra nel vivo.

Dopo la sconfitta dell’isola Krakoa, l’introduzione del Hellfire Club e il successivo congedo di alcuni degli X-Men originari, Ed Piskor dirige il focus della narrazione sulla Forza Fenice. Dopo la rinascita di Jean come Fenice, il cartoonist procederà in maniera didascalica nel mostrare momenti essenziali della storia mutante, uno su tutti lo scontro tra X-Men e l’impero Shi’Ar, dove Jean Grey salverà l’universo contenendo l’esplosione del cristallo M’Kraan, per chiudere la prima parte della sua Seconda Genesi con la celebre e amatissima Saga di Fenice Nera. Procedendo incessantemente nel suo racconto, la seconda parte dell’opera tratta alcuni dei momenti più emblematici della produzione Claremont come l’introduzione della Covata e dei Morlocks, l’arrivo dei Nuovi Mutanti, ma anche momenti più intimi e toccanti come il matrimonio tra Logan e Mariko, il crollo emotivo di Ciclope e la perdita dei poteri di Tempesta. Con l’inizio di Vitamorte, Piskor interrompe la sua narrazione, in attesa dell’ultima miniserie della trilogia di Grand Design dal titolo X-Tinction.

Piskor non ha mai negato l’amore e l’influenza che Claremont ha avuto su di lui come lettore prima e come autore di fumetti poi. Tutto questo è evidente in Seconda Genesi, dove il cartoonist ancora una volta dimostra tutto il suo amore e la sua competenza sulla materia, specialmente per la gestione mutante di X-Chris. L’espediente narrativo usato in precedenza non subisce modifiche: la storia dei Figli dell’Atomo è raccontata dalle parole di Uatu, narratore onnisciente e strumento grazie al quale Piskor riesce a sintetizzare anni di storie in poche vignette, affiancando e guidando il lettore come una sorta di Virgilio dantesco. La scelta di Piskor funziona, ma non come nel capitolo di esordio. Talvolta durante la lettura si prova un senso di smarrimento, come se mancasse un tassello del mosaico. Questo è “imputabile” non tanto al lavoro di Ed Piskor, ma alla complessità del materiale originale. Ad oggi la gestione dell’autore britannico è una delle più belle e complesse di sempre: non solo i personaggi sono in continua evoluzione, raggiungendo picchi di umanità mai visti prima, ma in più di due decadi come deus ex machina, con Claremont l’universo X è stato al centro di così tanti mutamenti che risulta normale che in meno di duecento pagine di sintesi qualcosa vada perso. Personalmente però ritengo che sia solo una piccola imperfezione dell’opera Ed Piskor a cui va riconosciuto il merito non solo di trasmettere l’immenso affetto per questi personaggi, ma di rendere accessibile l’intricato universo mutante. Inoltre, sono fermamente convinto che il mostrare momenti magari poco conosciuti o dimenticati stimoli la curiosità del pubblico a recuperare e colmare queste mancanze, trasformando un’apparente difetto dell’opera in uno dei più grandi pregi di Grand Design.

Anche Seconda Genesi mantiene inalterata l’estetica inconfondibile di Grand Design: pagine ingiallite scandite dalla rigida griglia, richiamo e omaggio diretto ai fumetti della Golden e Silver Age, contribuiscono ancora una volta a rendere unica l’opera di Ed Piskor. Perfezionando quanto già mostrato in precedenza, le tavole di Grand Design: Seconda Genesi sono un tripudio dell’arte underground dove Piskor, ancora una volta, riesce a raggiungere un perfetto equilibrio tra sintesi narrativa e storytelling. Ogni vignetta, carica di dinamismo e originalità, racchiude in sè una gran quantità di contenuti, condensati e rielaborati per poi essere editati nel migliore dei modi, affinché la narrazione di anni di storia editoriale mutante risulti fluida e soprattutto fruibile anche per il lettore alla prime armi, anche nei punti più ostici. Sempre dal punto di vista grafico, la colorazione di Piskor resta fedele all’anima del progetto: le tonalità retrò rendono omaggio al glorioso passato editoriale mutante, ma al contempo si sposano con dei tocchi psichedelici di impatto, in grado di sottolineare il carisma e la personalità dell’autore della serie.

Pur con qualche piccola imperfezione dovuta alla mole spropositata di materiale sintetizzato, X-Men: Grand Design – Seconda Genesi si mantiene sullo stesso livello qualitativo del precedente capitolo. Atipico e personale, il bignami di Ed Piskor continua incessantemente a raccontare la gloriosa storia dei mutanti di casa Marvel e si riconferma imprescindibile per tutti gli X-fan.

X-Men: Grand Design - Seconda Genesi

La Seconda Genesi mutante secondo Ed Piskor non delude le aspettative. Grazie al suo carisma e alla sua vena autoriale, Piskor entra nel vivo della storia degli X-Men, riassumendo al meglio l'inizio della gloriosa run di Chris Claremont. Pur con qualche piccola imperfezione dovuta alla mole spropositata di materiale sintetizzato, X-Men: Grand Design – Seconda Genesi si mantiene sullo stesso livello qualitativo del primo capitolo, riconfermandosi come uno dei migliori prodotti Marvel degli ultimi anni.
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Per gli amici Tollo, ha un debole per gli eroi in tutina Marvel e DC dal luglio del'92. Crescendo scopre Frank Miller e Grant Morrison che gli cambiano il modo di intendere il fumetto e da allora professa instancabilmente la loro parola. Districandosi tra una recensione e un'intervista, sperperà metà del suo stipendio per seeguire ogni singola serie di Rick Remender.
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