Dopo anni di cocenti sconfitte da parte di critica e fan sul fronte del franchise di Dynasty Warriors, Koei Tecmo e Omega Force si sono veramente rimboccati le maniche per presentare il loro nuovo musou Dynasty Warriors: Origins, dove fin dai primi trailer reveal, si potevano già notare diversi cambi di rotta inerenti all’ossatura di un gioco che spesso ha subito pochi cambi drastici nella sua storia. Da amante del genere e dei titoli sviluppati da Omega Force, soprattutto per quanto riguarda la saga di Samurai Warriors o quella con protagonista Ken Shiro nei due titoli Fist of the North Star: Ken’s Rage, ero difatti molto impaziente di provare il gioco dopo aver testato la demo gratuita nel novembre scorso.

Grazie ad un codice gentilmente fornito dai ragazzi di Plaion, ho potuto spolpare il gioco a suon di uccisioni su PlayStation 5 e sono pronto a raccontarvi la mia totale esperienza. Ma sarà riuscita Omega Force a ridare veramente una nuova linfa vitale a questo genere che ormai rischia di rimanere troppo di nicchia e fin troppo ripetitivo? Affilate le vostre armi e scendiamo sul campo di battaglia! Ecco la nostra recensione di Dynasty Warriors: Origins!

Musou: “Colui che non ha rivali”

Per chi non conoscesse il titolo in questione, Dynasty Warriors: Origins è il decimo capitolo della celebra saga musou (tralasciando i giochi usciti su console portatili), capace di vendere oltre le 21 milioni di copie e nato da una costola di un altro gioco, Romance of the Three Kingdoms. Ispirato ed ambientato nella Cina della “Battaglia dei Tre Regni”, questo genere di titoli offrono un forte contesto narrativo ed un gameplay incentrato sull’action in cui il giocatore può usare diversi personaggi è affrontare miriadi di orde nemiche e molteplici boss su diversi storici campi di battaglia.

Questo nuovo capitolo però ha fin da subito un cambio di rotta netto e brusco, visto che il protagonista del gioco sarà solo uno, più specificatamente Ziluan, un viandante con un talento innato nella lotta, colpito da una forte amnesia sul suo passato e che è pronto ad aiutare i più poveri, soppressi ormai da carestie e soprusi di un governo corrotto in una Cina sull’orlo del collasso. Durante il Sesto anno dell’era Guanghe nel 183 d.C., Ziluan si ritroverà quindi coinvolto in una battaglia tra i Turbanti Gialli e le truppe del governo, dove unirà le forze e farà la conoscenza con il guerriero Guan Yu. Poco dopo la battaglia, Ziluan scoprirà di essere un Guardiano della Pace, nonché il guerriero che tramite le sue scelte e gesta potrà dare un nuovo futuro radioso all’intero paese.

Ha così inizio l’avventura di Ziluan, che dovrà trovare e affiancare il condottiero che porterà la pace nel regno e recuperare i suoi ricordi, tra mille battaglie contro e al fianco di combattenti storici come Liu Bei, Lu Bu, Cao Cao, Sun Jian, Yuan Shao e tanti altri ancora. Spalmato su sei capitoli con diversi step da affrontare, la campagna di Dynasty Warriors: Origins ha una longevità che si assesta sulle 30 ore di gioco, che possono tramutarsi ben oltre le 60, grazie ai molteplici finali disponibili ed a una scelta cruciale che il giocatore dovrà affrontare durante il quarto capitolo del gioco.

Dynasty Warriors: Origins

Se sul lato del gameplay, il titolo di Omega Force non ha abbandonato le classiche caratteristiche semplici che contraddistinguono i musou, molto facili da imparare e poco punitivi, devo dire che stavolta invece il tasso di sfida è stato ben bilanciato, soprattutto nelle maggiori difficoltà, di cui quattro disponibili tra: Storico, Viandante, Eroe e Guerriero assoluto, con le ultime due che metteranno a dura prova il giocatore. Come dicevamo manovrare Ziluan è prettamente semplice, dove il nostro guerriero potrà usare una delle 10 armi disponibili del gioco tra spade, lance, chakram e podao per dirne alcune, di cui ognuna dotata di diverse tecniche di lotta da sbloccare.

In pratica avremo le combo leggere e pesanti che potremo spammare all’infinito tramite la pressione del tasto quadrato o triangolo del DualSense e poi le diverse tecniche dell’arma, che a nostra scelta potranno essere effettivamente solo quattro. Le suddette tecniche saranno unicamente utilizzabili in base alla richiesta di coraggio (degli slot che vedremo a schermo che si caricheranno uccidendo i nemici) della manovra scelta. Una volta raggiunta la richiesta di consumo del coraggio per tale mossa, basterà premere R1, che aprirà un menù a tendina con le quattro mosse + il tasto assegnato alla manovra, e potremo così di fatto scatenare un attacco potente e coreografico.

Oltre a ciò potremo anche schivare con il tasto R2 e parare con il tasto L1, che con il giusto tempismo sarà anche in grado di effettuare un parry per rompere l’equilibrio del nemico e spezzare la sua fermezza, rendendolo più vulnerabile ai nostri attacchi. Con il tasto cerchio invece potremo scatenare il devastante colpo musou, che sarà attivabile solo quando avremo caricato una parte della barra inerente a tale colpo. Ziluan inoltre potrà anche usare degli oggetti tramite i tasti direzionali, per recuperare la vita, potenziare temporaneamente l’attacco e la difesa o anche usufruire di una cavalcatura, chiamandola in qualsiasi momento con il tasto L3. Infine con il tasto L2 potremo attivare gli “Occhi dell’uccello sacro”, un potere di Ziluan che gli permetterà di vedere accessi nascosti o di trovare le fonti delle stregonerie nemiche da distruggere.

A scuola di tattica militare

Sempre con il tasto L2, attiveremo un altro menù a comparsa dove potremo comandare ai dei nostri sottoposti una delle tattiche offensive o difensive da attuare in battaglia in determinate zone dello scontro o verso target specifici, come un attacco a cavallo, una pioggia di frecce infuocate o la difesa di un generale o compagno specifico. Come dicevamo precedentemente il gioco permette di usare un solo personaggio, anche se talvolta potremo rompere questa regola, con la possibilità di scegliere un compagno da affiancarci in battaglia e utilizzarlo durante gli scontri, anche se per un tempo veramente troppo limitato. Inoltre, avere dei compagni vicini a noi durante gli scontri, permetteranno di usufruire anche di mosse combinate o attacchi musou devastanti in coppia, in grado di spazzare via interi eserciti in un baleno.

Da un lato, da amante dei musou devo dire che non ho trovato particolarmente vincente questa scelta, dove ho sofferto parecchio il dover combattere prevalentemente con un personaggio unico, visto che uno degli aspetti che più amo di questo genere è il poter scegliere proprio tra una miriade di personaggi diversi. In questo caso, ci troviamo dinanzi ad un titolo più simile al già citato gioco con protagonista Ken Shiro, anche se qui non abbiamo un protagonista con una tale caratura. Un aspetto molto importante del gameplay di Dynasty Warriors: Origins è sicuramente la tattica, soprattutto nei livelli di difficoltà maggiori, perchè saranno assolutamente l’ago della bilancia per l’esito positivo o negativo della battaglia. Prima di iniziare ogni scontro infatti effettueremo un briefing con i vari generali, in cui potremo vedere la mappa e valutare al meglio le nostre mosse e percorsi da effettuare.

Di vitale importanza è assolutamente aiutare i nostri compagni in difficoltà sul campo di guerra e svolgere al meglio i nostri compiti, come conquistare le basi nemiche e battere i vari generali, visto che ogni successo o sconfitta aumenterà la barra del morale dell’esercito da ambo i lati, potenziando le armate e offrendo più opportunità per portarsi la vittoria finale a casa. Proprio attinente a questo aspetto, ho trovato stupenda la possibilità in caso di game over di ricreare il campo di battaglia, praticamente un sistema di riavvolgimento dello scontro che permette al giocatore di analizzare i propri errori e ripartire da un punto specifico della battaglia appena persa, cercando così di ribaltare la situazione a proprio vantaggio.

Dynasty Warriors: Origins

Tra gli aspetti positivi del gameplay ho trovato lodevoli sia le varie sfide a tempo inserite durante gli scontri contro le armate più grosse, che possono portare ad un bonus/malus in base al conseguimento di esse, sia soprattutto i duelli 1vs1 stile picchiaduro, che possono palesarsi talvolta contro dei mini boss durante la battaglia e che potremo decidere se accettare o rifiutare in base alla nostra preferenza. Un altro elemento ben riuscito dal team nipponico è stato sicuramente il lavoro svolto sulla mappa tridimensionale, che fa da hub del gioco. Oltre a poterla visualizzare nel menù classico, la mappa si potrà anche vivere percorrendola a piedi o a cavallo in lungo e in largo stile pedina.

Tra le varie attività che potremo fare nella mappa, ci sarà modo di visitare le varie locande che faranno da base per Ziluan, in cui potremo leggere le lettere e creare amuleti, oppure accettare missioni ed incarichi secondari sparsi nel territorio, andare alla ricerca di monete antiche, sbloccare viaggi rapidi o semplicemente seguire il flusso delle missioni principali. Un altro aspetto fondamentale è quello riguardante i soldi e i punti esperienza che potremo guadagnare nelle varie missioni, che permetteranno a Ziluan di salire di rango e sbloccare diversi skill tree, in cui poter spendere i punti abilità in ben sette alberi divisi per rango.

Questo ci permetterà di potenziare non solo le statistiche del protagonista, ma anche di aggiungere abilità uniche e bonus da sfruttare sul campo di guerra. Inoltre più utilizzeremo un arma in battaglia, più Ziluan aumenterà la competenza nel combattimento con tale arma, sbloccando anche qui bonus e nuove tecniche. I soldi invece potranno essere spesi per comprare armi, accessori o riforgiare le armi per potenziarle su diversi aspetti. Nel suo complesso, devo dire che Omega Force ha confezionato uno stile di gameplay variabile, divertente e soprattutto appagante, ma che soprattutto si sa adattare ottimamente ad ogni tipo di giocatore.

Una piacevole sorpresa

Parlando del comparto tecnico di Dynasty Warriors: Origins, Omega Force è riuscita a fare un lavoro certosino su tantissimi aspetti inerenti a ciò, salvo qualche piccola sbavatura. Graficamente il gioco presenta tre opzioni su PS5 tra Nativa 4K e quelle che danno priorità a grafica o prestazioni, con una frequenza di fotogrammi a scelta tra 30, 60 e 120 e la possibilità del HDR. Devo dire che il team di Ashikaga è riuscita a curare notevolmente i dettagli dei modelli dei personaggi, offrendo anche una buona resa nel level design dei vari campi di battaglia e nell’illuminazione del gioco, anche se bisogna chiudere un occhio sulla pioggia, che ho trovato invece piuttosto rivedibile.

Ottima la cura nelle cutscene e nelle animazioni delle varie tecniche di lotta, sempre spettacolari e molto fluide, ma l’aspetto che ho trovato più incredibile però rimane il lavoro svolto durante le battaglie con miriadi di soldati a schermo, e quando dico miriadi, vi giuro che sono veramente tantissimi, dove il gioco regge benissimo e non subisce nessun calo di frame.

Questo riesce difatti a portare ad un livello veramente top le battaglie tra grandi eserciti, che offrono una fluidità pazzesca e si prestano ad una resa cinematografica veramente eccelsa. L’unico aspetto negativo di queste fasi concitate però va a discapito della telecamera che a volte sfarfalla e si perde un po’, anche se il sistema di targeting (da usare solo con mid boss e boss) è molto utile e risolve alcuni di questi problemi. Inoltre un altro aspetto che potrebbe risultare negativo per qualcuno è il tanto caos a schermo, che per chi non è abituato bisognerà farci l’occhio. Volete sapere qual’è il miglior metodo per risolvere il problema? Scatenate la vostra ira e divertitevi a spazzare via a suon di mazzate i nemici e liberate lo schermo!

Sia a livello narrativo che contenutistico a mio modo di vedere il gioco offre veramente tanto, con una buon storytelling, un buon ritmo e tantissima rigiocabilità, grazie alle diverse scelte e conoscenze che si potranno fare in game. A tal proposito una volta finito il gioco, dalle locande sarà possibile scegliere di rigiocare qualsiasi battaglia, consultare statistiche e informazioni o rivedere dialoghi e filmati. E non è finita qui, perchè se siete cacciatori di trofei, ci sarà l’arduo compito di accaparrarsi ben 44 coppe, di cui alcune molto longevi e anche molto ostiche, visto che si dovranno ottenere alla difficoltà massima che è molto, molto punitiva.

Dynasty Warriors: Origins

Il comparto sonoro invece a parte la totale assenza di voce per il protagonista, scelta ahimè molto opinabile perchè rende ancora di più Ziluan privo di personalità, nel complesso Omega Force è riuscita ad offrire un lodevole doppiaggio in lingua inglese e giapponese (quest’ultima la mia preferita), anche se avrei amato da morire il doppiaggio in lingua cinese visto il contesto. Non si può dire lo stesso invece dei sottotitoli in lingua nostrana, che spesso risultano fuorvianti e poco curati. Buona invece la soundtrack del gioco che offre molte tracce, soprattutto quelle durante le battaglie, che riescono a trasmettere adrenalina e una bella dose di cazzimma per stroncare orde di nemici.

Una rinascita inaspettata, anche se…

A conti fatti Dynasty Warriors: Origins è secondo me un ottimo punto di ripartenza e una bella rinfrescata al genere. Omega Force è riuscita a prendere il meglio dai suoi vari titoli è offrire un musou veramente innovativo, trovando anche il coraggio di cambiare una formula che comunque volente o nolente ha sempre fruttato alle casse della compagine nipponica, un aspetto per nulla da sottovalutare. Rinunciare però alla sua peculiarità più bella, ergo un roster enorme con cui sbizzarrirsi nei combattimenti, secondo me è un passo falso che in futuro bisognerà rivedere meglio. C’è comunque da sottolineare che nonostante questa mancanza e la quasi inutilità dei poteri di Ziluan inerenti alle stregonerie, che ho trovato alquanto discutibili, questo gioco mi ha intrattenuto veramente tanto e non mi ha fatto mai sentire della ripetitività, di cui solitamente questo genere di titoli soffre parecchio.

Se siete amanti del genere, non c’è bisogno neanche di consigliarvi l’acquisto, perchè è veramente un must have per i fan dei musou. Invece se siete neofiti, vi consiglio magari di provare la demo gratuita e valutarne l’acquisto, che a mio parere merita tanto, visto che questo gioco offre un action con tantissime ore di divertimento e una bella storia che riesce ad intrattenere ed incuriosire sempre il giocatore grazie ai suoi colpi di scena.

Se poi siete amanti di quell’epoca, rivivere certe battaglie iconiche al fianco di personaggi come Cao Cao, Lu Bu o Liu Bei che ve lo dico a fare, vale già il prezzo del biglietto. Considerando che questo è il primo vero grande passo verso il futuro del genere, sono veramente curioso di vedere cosa bolle in pentola in casa Koei Tecmo e Omega Force per il futuro, sperando in qualche possibile DLC per il gioco e vedere cosa riusciranno a tirar fuori dal nuovo capitolo di Samurai Warriors.


Dynasty Warriors: Origins è disponibile per PlayStation 5, Windows e Xbox Series X/S.

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