September 20, 2019
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guest of honour

Guest of Honour di Atom Egoyan | Recensione | Speciale Venezia 76

  • di Riccardo Cozzari
  • Settembre 6, 2019
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Dopo anni di assenza, dovuti ad una carriera hollywoodiana non particolarmente riuscita a causa di pellicole giudicate flop da critica e pubblico, Atom Egoyan torna in un Festival, quello di Venezia. Il regista canadese ebbe valutazioni positive già con il suo ultimo lavoro, Remember, che vantava la partecipazione di Christopher Plammer. Ora, torna nella sua terra d’origine, mai abbandonata del tutto, visto che le sue produzioni sono state sempre e comunque co-prodotte tra Canada e America, e realizza Guest of Honour, con David Thewlis (il professor Lupin di Harry Potter).

Guest of HonourLa trama segue le vicende di Jim, un ispettore sanitario che un giorno riceve la notizia che sua figlia, l’insegnante ventenne Veronica, è stata arrestata con l’accusa di molestie sessuali verso uno studente minorenne. Nonostante sia innocente, la ragazza vuole restare in prigione, respingendo i tentativi paterni di ottenere la sua liberazione. Veronica gli rivela di voler restare in prigione per qualcosa che ha commesso tempo addietro. Il passato porterà a galla un segreto familiare che si ripercuoterà sul lavoro e sul rapporto con Jim.

Il personaggio di Thewlis, strano ed affascinante, il suo lavoro e come lo fa ed interpreta, fanno sì che il pubblico empatizzi fin da subito con lui. Il film parte con un assunto molto particolare, già visto in altre forme. Sua figlia, la co-protagonista Laysla de Oliveira, si rivolge ad un parroco, interpretato da Luke Wilson, per comunicargli la morte del padre.

Il motivo non viene esplicitamente mostrato, ma si intuisce una possibile malattia terminale. Lei vuole che il funerale si tenga in quella chiesa, anche se il prete non lo aveva mai visto. Fattore certamente interessante. Il problema è che la trama gira interamente su questo racconto, tagliato in parti, nel quale la figlia spiega all’uomo ciò che ha subito e quello che il padre ha fatto per liberarla. La sua storia, a livello sceneggiatoriale e registico, è molto scontata e banale. Sembra quasi quella di una serie tv, peraltro nemmeno riuscita.

A questo si aggiunge la prestazione attoriale generale, che, fatta eccezione per il protagonista, non è delle migliori e contribuisce a sotterrare il film. Le scene di Thewlis, soprattutto quelle in cui va da un ristorante all’altro, sono coinvolgenti. Grandi meriti a come caratterizza il suo personaggio, ma solo in alcuni aspetti e solo per diverse parti della pellicola. E questo non a caso. Difatti ad un certo punto si reca in un posto, da ispezionare, e il tutto perde un po’ di mordente, perché ciò che gli accade inizia a seguire le vicende della figlia, perdendone in bellezza. Fino a quel momento sembrava di assistere quasi a due film separati: un buon thriller da televisione e una puntata di Cucine da Incubo, solo con un esaminatore più pacato e tranquillo. Quando questi due fili si legano, cala l’interesse.

Questo è motivato dalla qualità del resto del comparto, che non è granché. La fotografia sembra quella di una serie, le musiche non attirano e sono brutte da ascoltare, la regia è poco ispirata. Guest of Honour risulta, in generale,  anonimo, sicuramente non da concorso. Sarebbe stato meglio se fosse stato fuori concorso o da orizzonti. La mano di Egoyan, che ha fatto degli ottimi prodotti, maggiormente negli anni ’90, non si vede per nulla. Inoltre, il fatto che si sia scritto la sceneggiatura è un’ulteriore pecca. Nonostante qualche spunto curioso, è un film vedibile, ma che non lascia assolutamente nulla.

Guest of Honour | Recensione

Guest of Honour è un film sostanzialmente anonimo, sicuramente non da concorso. Sarebbe stato meglio se fosse stato fuori concorso o da orizzonti. La mano di Egoyan, autore di ottimi prodotti soprattutto negli anni ’90, non si vede per nulla. Nonostante qualche spunto curioso, è un film vedibile, ma che non lascia assolutamente nulla.
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Anonimo
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