Disponibile su Netflix, Minerva – La Scuola è la nuova serie italiana diretta da Ivan Silvestrini, regista che con il racconto adolescenziale ha già una certa familiarità grazie soprattutto all’esperienza di Mare Fuori. Prodotta da Picomedia e composta da otto episodi, la serie vede protagonista un giovane cast formato, tra gli altri, da: Ciro Minopoli, Biagio Venditti, Margherita Buoncristiani, Beatrice Savignani, Simone Secce, Giulio Brizzi, Nicole Malaj e Alicia Edogamhe, affiancato da nomi come Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino, Raiz e Michele Rosiello.
Questa volta al centro della storia non c’è un istituto penitenziario minorile, ma il Minerva, un rigido liceo militare di Napoli. Un luogo nel quale la vita degli studenti è scandita da regole precise: sveglia all’alba, alzabandiera, divise, addestramento, niente cellulari e una disciplina che lascia pochissimo spazio alla libertà individuale. È qui che arrivano Salvo, Vincenzo e Camilla, tre ragazzi molto diversi tra loro e con altrettante ragioni per trovarsi tra quelle mura. Salvo è cresciuto in una casa famiglia e il suo ingresso al Minerva nasconde anche uno scopo personale: scoprire cosa sia realmente successo a un suo amico. Vincenzo vuole invece seguire le orme del padre, mentre Camilla viene mandata nella scuola nel tentativo di mettere un freno al suo carattere ribelle. Le loro vite finiscono inevitabilmente per intrecciarsi con quelle degli altri allievi, tra nuove amicizie, rivalità, amori, gelosie e segreti che iniziano lentamente a emergere.
Un liceo militare è un contesto particolare, poco sfruttato dalla serialità e potenzialmente perfetto per costruire un racconto adolescenziale diverso dal solito. Il problema è che da subito ci si accorge di quanto poco la serie riesca davvero a sfruttare questa specificità. È un problema che non riguarda soltanto Minerva, ma una parte consistente delle moderne produzioni young adult. Cambiano le scuole, le città e i contesti sociali, ma al centro ritroviamo quasi sempre le stesse dinamiche: il ragazzo tormentato, la ribelle, il rapporto conflittuale con i genitori, le differenze sociali, gli amori complicati, le gelosie, le rivalità e naturalmente qualche segreto.
Non c’è nulla di sbagliato nel raccontare questi elementi. Sono parte dell’adolescenza e continueranno inevitabilmente ad esserlo, il problema nasce quando diventano l’unica struttura che definisce una storia all’interno del genere. Tolte le divise, gli allenamenti e alcuni elementi legati alla disciplina militare, buona parte delle dinamiche potrebbe tranquillamente essere trasferita in un normale liceo. Ed è forse questo il limite della serie, perché un’ambientazione tanto caratterizzante dovrebbe influenzare il racconto e non limitarsi a fare da sfondo. Il Minerva avrebbe potuto essere quasi un personaggio della storia. Un luogo capace di plasmare i ragazzi, esasperarne i conflitti e costringerli realmente a confrontarsi con concetti come autorità, responsabilità, appartenenza e libertà, invece diventa semplicemente il posto in cui avvengono dinamiche adolescenziali che conosciamo già molto bene.
Impossibile, poi, non pensare a Mare Fuori. Non soltanto perché dietro la macchina da presa troviamo ancora Ivan Silvestrini, ma perché è la struttura stessa della serie a richiamare inevitabilmente quel tipo di racconto. Anche qui abbiamo un gruppo di ragazzi provenienti da realtà molto diverse costretto convivere all’interno di un ambiente chiuso e fortemente gerarchizzato. Anche qui ci sono regole da rispettare, figure adulte che rappresentano l’autorità, rivalità interne, sentimenti proibiti o complicati e giovani che cercano di trovare il proprio posto in un sistema che sembra averlo già deciso per loro. Il carcere minorile viene quindi sostituito dal liceo militare. Il successo di Mare Fuori ha dimostrato quanto questo tipo di racconto possa funzionare, soprattutto quando riesce a intercettare un pubblico molto giovane. È quindi comprensibile che si cerchi nuovamente quella combinazione di drama, il punto è che Minerva avrebbe avuto tutti gli strumenti per prendere quella formula e portarla da un’altra parte, cosa che ha scelto di non fare.
La parte più interessante arriva infatti quando Minerva – La Scuola decide di spingere maggiormente sulla componente mystery, sfruttando la storia di Salvo e la ricerca della verità sul suo amico per mostrare qualcosa di più oscuro dietro l’ordine della scuola. Le gerarchie iniziano ad assumere un peso diverso, il Minerva smette almeno in parte di essere soltanto un’ambientazione e il racconto prova a suggerire che dietro le regole e la disciplina possa esserci qualcosa di più complesso. La svolta arriva forse troppo tardi, quando lo spettatore ha ormai avuto abbastanza tempo per comprendere l’andamento generale della narrazione. A quel punto Minerva prova a cambiare passo, ma lo fa dopo aver dedicato molto spazio a dinamiche più convenzionali.
Minerva – La Scuola arriva in un momento in cui il genere young adult avrebbe bisogno soprattutto di storie capaci di mettere in discussione le proprie formule. Non necessariamente di abbandonarle ma almeno di utilizzarle in maniera differente. Il liceo militare poteva offrire alla serie una personalità immediatamente riconoscibile e permetterle di affrontare l’adolescenza da una prospettiva meno convenzionale, invece Minerva preferisce per buona parte del tempo muoversi su un terreno sicuro, affidandosi a situazioni già ampiamente rodate.
Minerva – La Scuola rappresenta abbastanza bene il problema di una certa serialità young adult contemporanea: la ricerca di ambientazioni nuove senza una reale volontà di cambiare le dinamiche che vengono raccontate al loro interno. Il liceo militare è probabilmente l’idea migliore della serie, ma avrebbe dovuto incidere molto di più sulla storia e sui suoi personaggi. Invece, per lunghi tratti, rimane la cornice di un teen drama costruito intorno a elementi estremamente familiari. Il tentativo di spostarsi successivamente verso qualcosa di più oscuro e misterioso funziona e lascia intravedere quello che la serie avrebbe potuto essere, ma arriva quando la direzione generale del racconto è ormai chiara.
Minerva – La Scuola è disponibile su Netflix. Ecco il trailer della serie:















