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Moon Knight

Moon Knight: Notti di Luna Piena di Doug Moench e Bill Sienkiewicz | Recensione

  • di Luca Brindani
  • Febbraio 18, 2019
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Dopo tante richieste Panini Comics ha finalmente pubblicato in Italia il Moon Knight di Doug Moench (Batman Vampiro) e Bill Sienkiwicz (Elektra Assassin), ossia i primi quindici numeri della serie dedicata al Cavaliere Lunare del 1980.

Moon Knight sin dalla sua introduzione in Werewolf by Night #32 ha sempre creato un certo interesse nei lettori Marvel, sia per il suo aspetto, che per il suo background, un mercenario, tutt’altro che una bella persona, che però si dimostra subito un ottimo combattente; questo lo porta ad incontrare Raoul Bushman e a morire, per poi risorgere grazie a Khonshu, il Dio della Luna Egizio ed imbracciando contro Bushman l’identità di Moon Knight per la prima volta. Tornato a Chicago, grazie ai soldi che il comitato gli aveva pagato per uccidere Licantropus come Marc Spector, e quelli della sua precedente vita da mercenario si crea due identità: Steven Grant il miliardario di Wall Street e Jacke Lockley il Tassista. Steven con l’aiuto di Frenchie, il suo fidato compagno dai tempi da mercenario, Marlene, interesse amoroso ed avventurosa compagna e il maggiordomo Samuels diventa il Cavaliere Lunare ed inizia a combattere la criminalità sotto ogni forma nella sua città natale.

Il Cavaliere Lunare non è il tipico supereroe con superproblemi con cui la Marvel aveva fatto fortuna negli anni 60, infatti, sia per le sue conoscenze da combattente, il suo passato misterioso e anche la quantità di gadget di cui si circonda e le sue teatrali tecniche di entrata in scena è stato spesso avvicinato al Cavaliere Oscuro della Distinta Concorrenza. Ma sopratutto la sua area di influenza, molto territoriale e il suo rapporto con le forze dell’ordine e l’opinione pubblica ricordano quello di Batman, più che quello dei tipici Vigilantes Marvel come Spider-Man, o Devil.

Nei quindici numeri di questa prima serie regolare dedicata al personaggio, Moon Knight affronta sia il suo passato da ex mercenario che criminali più tipici, oltre che minacce soprannaturali, come degli “Zombie” o addirittura deformi mostri che ha aiutato a creare. Ricorrenti nelle storie ci sono personaggi come Mezzanotte (Midnight man), un ladro che ha tentato di catturare Moon Knight fallendo e il Generale Bushman, creatore dell’identità di cui si serve ora Spector e nemesi del supereroe, che usa anch’esso la teatralità come arma contro i suoi avversari. Gli altri nemici sono per lo più criminali da one shot come assassini della mafia, serial killer o ladri, infatti, come era fare tipico degli anni 80, anche in questa serie l’eroe affronterà per lo più trame che si possono sciogliere al massimo in 3 numeri e nel frattempo porta avanti la caratterizzazione e la descrizione del mondo che gira intorno all’eroe, che in questo caso, grazie alle sue molteplici identità lo rende grande e radicato nella città, da giovani aiutanti come Sherlock Holmes, ad una rete di informazioni gestita da un vecchio ex senzatetto.

La serie curata da Moench si differenzia subito per l’importanza che l’autore dà agli elementi sociali e alle piaghe che nelle città Americane stavano divagando negli anni 80 come droga, armi e criminalità organizzata che non si preoccupa più di colpire innocenti durante i suoi raid. Una certa cura che contraddistingue innanzitutto i comprimari da tutte le altre serie e l’utilità dei personaggi femminili, come Marlene, non solo un semplice interesse amoroso di Spector, ma anche una donna forte pro attiva che in più occasioni si dimostra anche senza maschere di sorta, uno dei sidekick più fidati del supereroe che troverà spesso conforto anche nelle sue parole, che cerca di tenerlo ancorato alla realtà, mentre il suo continuo switch tra le sue varie identità lo sta portando alla pazzia.

Sienkiewicz qui ancora non ha imbracciato il suo tipico stile, che poi lo renderà riconoscibile in tutto il mondo, ma ha uno stile molto più morbido e dettagliato, che richiama quello di Neal Adams che negli anni 80 era ormai diventato la norma per i supereroi, linee più dure, che accentuavano la forma fisica e dava un’idea di realtà con una muscolatura dettagliata per i supereroi e ai moventi durante l’azione. Proprio l’azione è quella su cui Sienkiwicz si diverte di più grazie ai tanti gadget dell’Angelo della Vendetta e alle sue movenze che lo rendono una sorta di fantasma che si muove tra i palazzi e vecchi edifici.

Moon Knight: Notti di Luna Piena è una ottima lettura se amate i supereroi urbani, sopratutto perché la scrittura seppur in certi punti prolissa dimostra quanto ancora una volta un supereroe secondario possa senza le limitazioni degli editori dare molto dal punto di vista della storia e dalla rappresentazione della società che molti blasonati eroi da prima fascia, Moon Knight non sarà materiale da Vendicatori come ha ammesso quando ne ha fatto parte, ma merita sicuramente di essere considerato come un eroe da conoscere.

Moon Knight: Notti di Luna Piena

Moon Knight: Notti di Luna Piena è una ottima lettura se amate i supereroi urbani, sopratutto perché la scrittura seppur in certi punti prolissa dimostra quanto ancora una volta un supereroe secondario possa senza le limitazioni degli editori dare molto dal punto di vista della storia e dalla rappresentazione della società che molti blasonati eroi da prima fascia, Moon Knight non sarà materiale da Vendicatori come ha ammesso quando ne ha fatto parte, ma merita sicuramente di essere considerato come un eroe da conoscere.
7.8
La teatralità del Cavaliere Lunare
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