Diretto da Curry Barker e distribuito da Universal Pictures, Obsession arriva nei cinema italiani il 14 maggio proponendosi come uno dei titoli horror più interessanti dell’anno. Horror psicologico con sfumature sovrannaturali, mette al centro una storia di amore ossessivo e desiderio che sfugge al controllo dei due giovani “amanti”. Nel cast: Michael Johnston, Inde Navarrette e Cooper Tomlinson, giovani interpreti poco noti al grande pubblico che regalano una performance memorabile all’interno di un genere che sta piano piano ritrovando la sua strada. Grazie a Universal Pictures abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.
Bear è un ragazzo introverso e profondamente legato alla sua amica d’infanzia Nikki, per la quale prova da tempo un sentimento non corrisposto. Quando entra in possesso di un misterioso bastoncino capace di realizzare i desideri, decide di usarlo per farla innamorare di lui. Il sogno sembra avverarsi, ma ciò che nasce come una fantasia romantica si trasforma presto in una spirale inquietante di controllo, ossessione e conseguenze imprevedibili, dove i confini tra amore e incubo diventano sempre più labili.
Curry Barker, giovanissimo regista al suo secondo lungometraggio dopo Milk & Sirial, e reduce da una serie di cortometraggi horror acclamati da pubblico e critica disponibili sul suo canale YouTube: That’s a bad idea (tra cui The Chair e Warnings), con Obsession si impone come una delle voci emergenti più interessanti del nuovo panorama horror internazionale. Il suo cinema horror soprannaturale sembra interessarsi molto alle fragilità dei personaggi e alle dinamiche relazionali distorte. In Obsession il sovrannaturale non è fine a sé stesso, ma diventa un modo attraverso il quale amplificare i conflitti interiori. Il film si inserisce inoltre in un momento particolarmente significativo per il cinema dell’orrore contemporaneo, che sta vivendo una fase di evidente rinnovamento. Negli ultimi anni, infatti, il genere ha piano piano abbandonato formule puramente derivative in favore di una contaminazione sempre più evidente tra linguaggi autoriali e strutture narrative più commerciali. Obsession si colloca come un titolo centrale, che sicuramente sarà in grado di creare una discussione tra il pubblico e la critica, grazie alla sua capacità di declinare il tema del desiderio in una forma ambigua e disturbante.
Un film capace di dosare ironia e paura, costruendo un impianto narrativo che alterna momenti di apparente leggerezza a improvvise derive inquietanti. La componente di ironia nera non viene mai meno ed emerge soprattutto nelle dinamiche relazionali e in alcune situazioni di imbarazzante ambiguità, ma riesce a non farne mai un semplice espediente di alleggerimento. Questo doppio tono diventa uno strumento che aiuta la costruzione del disagio, proprio perché disorienta, impedendo di stabilire un registro stabile. Obsession quindi diverte ed inquieta allo stesso tempo, ma lo fa senza scivolare nella contraddizione. La paura che genera non è tanto legata solo alla costruzione di scene esplicitamente horror o a un uso eccessivo del jumpscare (presenti ma sapientemente studiati), quanto piuttosto a una vena costante di disturbo e inquietudine.
La regia di Curry Barker si dimostra particolarmente consapevole e matura nel modo in cui utilizza i suoi strumenti. Gli spazi sono costruiti con precisione, spesso lasciati volutamente vuoti o eccessivamente dilatati, così da amplificare il senso di isolamento e di instabilità. Anche l’uso della luce gioca un ruolo fondamentale: le atmosfere sono spesso sospese tra chiarore e ombra, in una continua ambiguità che riflette perfettamente la progressiva deformazione che hanno i personaggio della realtà. Il sound design è particolarmente curato, forse uno degli aspetti più efficaci di tutto il film. Il lavoro sul suono non si limita a sottolineare la tensione, ma contribuisce alla costruzione dell’angoscia, lavorando su silenzi prolungati, rumori ambientali distorti e inserimenti sonori improvvisi uniti a distorsioni vocali decisamente inquietanti.
Al centro di Obsession si trova un tema tanto classico ma sempre fertile per il cinema di genere: l’ossessione amorosa. Il film rilegge questa dinamica attraverso una chiave horror-sovrannaturale che, pur non risultando del tutto originale nelle sue premesse, riesce a distinguersi per la sensibilità con cui affronta e mette in scena il progressivo scivolamento del sentimento in qualcosa di distorto e distruttivo. Ed è proprio nella messa in scena di questo sentimento alla deriva che il film si compie. L’elemento soprannaturale, non assume mai un ruolo puramente spettacolare, ma si integra in modo organico nella narrazione, rendendo concreto quel processo che rende l’inquietudine psicologica una progressiva alterazione della realtà.
A coronare il tutto c’è sicuramente il giovane cast, che si dimostra sorprendentemente solido nel restituire la complessità dei personaggi. Michael Johnston nei panni di Bear è la vittima ma soprattutto il carnefice di ciò che sta succedendo. Il giovane interprete riesce a dare al suo personaggio tutte le sfumature della paura e della paranoia. Ma è soprattutto la performance di Inde Navarrette nei panni di Nikki a emergere con particolare evidenza. L’attrice, ancora poco conosciuta al grande pubblico sarà destinata con ogni probabilità a una crescita significativa. La sua performance si distingue per un uso consapevole del corpo e della voce: Navarrette lavora infatti su variazioni espressive, su piccoli gesti e improvvise esplosioni, che rendono il suo personaggio costantemente instabile e imprevedibile. È proprio questa tensione, sempre sul punto di esplodere, a generare una parte fondamentale dell’inquietudine del film.
Obsession si rivela un’opera sorprendentemente compiuta all’interno del panorama dell’horror contemporaneo, capace di coniugare intrattenimento e ricerca di atmosfera con una coerenza stilistica non scontata. Pur partendo da un presupposto narrativo non del tutto originale, il film riesce a valorizzare il proprio impianto grazie a una messa in scena consapevole e a una regia attenta alla costruzione della tensione più che alla spettacolarizzazione dell’orrore. A completare il quadro contribuisce un cast giovane ma efficace, con una menzione particolare per Inde Navarrette, autentico fulcro del film.
Obesession arriva al cinema con Universal Pictures a partire dal 14 maggio. Ecco il trailer del film:















