Ridley Scott torna alla fantascienza post-apocalittica con The Dog Stars, adattamento dell’omonimo romanzo di Peter Heller pubblicato nel 2012 e ora di nuovo in libreria con Bompiani. Scritto per il grande schermo da Mark L. Smith e distribuito da 20th Century Studios a partire dal 26 agosto, il film vede Jacob Elordi nei panni del protagonista Hig, affiancato da Josh Brolin, Margaret Qualley, Guy Pearce, Benedict Wong e Allison Janney. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.
Nove anni dopo una pandemia che ha sterminato gran parte dell’umanità, Hig vive in un aeroporto abbandonato insieme al suo cane Jasper e al pragmatico Bangley. Mentre quest’ultimo protegge il territorio da qualsiasi possibile minaccia, Hig continua a sorvolare con il suo Cessna ciò che resta del Colorado, cercando di conservare qualche frammento della vita precedente. Quando decide di seguire un misterioso segnale radio, Hig abbandona la sicurezza del suo rifugio e intraprende un viaggio che lo porterà a incontrare altri sopravvissuti e soprattutto a confrontarsi con il proprio passato.
Se cercate in The Dog Stars un racconto distopico d’azione potreste rimanere delusi. Lo stesso vale per il romanzo di Peter Heller, che utilizza la fine del mondo molto più come condizione esistenziale che come motore d’avventura. Il post-apocalittico è solo l’esterno, mentre al centro rimane un uomo incapace di separarsi completamente dalla vita che ha perduto. Hig è sopravvissuto ad una misteriosa pandemia, ma continua a vivere nel ricordo della moglie e di un mondo che non esiste più. Il vero viaggio raccontato da Heller è quindi quello attraverso il lutto: lasciare andare il passato senza cancellarlo, comprendendo che permettersi di desiderare nuovamente qualcosa non significa tradire ciò che si è perduto, il tutto in modo diretto e semplice. Semplicità che deriva anche dalla scrittura dello stesso Heller, giornalista e autore di nonfiction prima di esordire nella narrativa proprio con The Dog Stars. La sua è una prosa asciutta, frammentaria, quasi telegrafica, che evita di esasperare persino i momenti più drammatici.
Ed è proprio quando il film comprende la vera natura introspettiva del romanzo che The Dog Stars trova i suoi momenti migliori. Jacob Elordi interpreta un Hig malinconico e ancora incapace di immaginare un futuro, mentre Josh Brolin rappresenta il suo perfetto contraltare. Bangley ha reagito alla catastrofe trasformando la sopravvivenza in una disciplina, mentre Hig continua invece a volare, pescare, aiutare gli altri. Due risposte opposte alla stessa fine del mondo che permettono al film di formulare la domanda più interessante del romanzo: essere ancora vivi è davvero sufficiente? Il problema è che Ridley Scott sembra fidarsi di questa dimensione solo fino a un certo punto. The Dog Stars funziona quando rimane con i piedi per terra, accanto ai suoi protagonisti, molto meno quando sente la necessità di ricordare allo spettatore di trovarsi davanti a un grande film post-apocalittico.
Scott ingrandisce il mondo di Heller, introduce nuove minacce e cerca continuamente di ampliare il tiro, ma paradossalmente non riesce a contestualizzare davvero ciò che c’è intorno ai personaggi. La società post-pandemica è solo accennata e i pericoli e le dinamiche che avrebbero bisogno di maggiore approfondimento risultano solo abbozzati. Il film vuole mostrare più mondo rispetto al romanzo, senza però raccontarlo abbastanza da renderlo credibile. Nasce quindi una sensazione di spettacolarità fine a se stessa. È soprattutto quando The Dog Stars decide di allontanarsi maggiormente dal romanzo che il meccanismo comincia a scricchiolare. Alcune scelte narrative, soprattutto nella parte centrale e finale, sembrano appartenere a un altro film, più interessato alla costruzione del pericolo e dello spettacolo che al racconto che caratterizzava la prima parte del film. Il risultato è curioso: Scott prova ad allargare una storia che avrebbe probabilmente reso maggiormente con il procedimento inverso. Restringere il campo, rimanere sui personaggi e permettere al vuoto intorno a loro di raccontare la fine del mondo.
Anche l’incontro con Cima, interpretata da Margaret Qualley, dovrebbe assumere questo significato. Non semplicemente l’arrivo di un nuovo personaggio o di una componente sentimentale, il tutto inserito in un contesto narrativo cinematografico piuttosto vecchio e ormai superato, ma la dimostrazione concreta che per Hig può ancora esistere qualcosa dopo il lutto. Il centro della storia rimane la possibilità di ricominciare e la paura che farlo significhi abbandonare definitivamente chi non c’è più. Quando il film rimane ancorato a questa idea riesce ancora a trovare quella delicatezza che caratterizzava il romanzo, quando invece cerca continuamente qualcosa di più grande, finisce per trovare qualcosa di meno interessante. Rimane così un adattamento discontinuo, a tratti visivamente ambizioso e sostenuto da un cast consapevole del materiale a disposizione, ma incapace di fidarsi fino in fondo della sua componente più semplice.
The Dog Stars è un film in definitiva che funziona soprattutto quando decide di restare vicino ai suoi personaggi e alla semplicità dei temi. Ridley Scott riesce a cogliere il senso di perdita che accompagna Hig e quella necessità di trovare ancora qualcosa di buono in un mondo ormai distrutto, ma finisce per appesantire il racconto con una spettacolarità di cui questa storia non aveva bisogno inserendo una narrazione che sembra ormai vecchia e superata, perdendo quel tocco di originalità che la storia di partenza aveva. Rimane quindi un adattamento a metà, con buone intuizioni che avrebbe probabilmente trovato maggiore forza scegliendo di raccontare meno la fine del mondo e un po’ di più le persone costrette a continuare a viverci.
The Dog Stars è al cinema con 20th Century Studios. Ecco il trailer del film:
















