Tutto l’amore che resta è la nuova fiction Rai che racconta il tema dell’inclusione. Il liceo Hellen Keller è un luogo particolare per gli studenti romani che accoglie ragazzi disabili e non in un unico percorso di crescita. Fortemente voluto da Stefano Fogli, fondatore e preside, la scuola fa dell’inclusione una missione di vita; un desiderio legato anche alla malattia del figlio.

Raoul Bova smette temporaneamente i panni di Don Matteo per interpretare Stefano Fogli, il protagonista della fiction Tutto l’amore che resta. Un uomo convinto delle sue passioni che ogni giorno lotta affinché il liceo possa offrire un messaggio di speranza a quegli studenti che si sentono outsiders, indipendentemente dalle loro disabilità psico-fisiche. Tra i nuovi alunni c’è Vittoria (interpretata da Gloria Harvey), sedicenne della Roma bene, costretta a trasferirsi in un liceo di provincia dopo un incidente che ha segnato la sua vita. Con lei c’è il fratello Matteo (Francesco De Rosa), adolescente con disturbo dello spettro autistico. Le loro vicende si intrecceranno inevitabilmente con gli altri studenti disabili e non, andando a creare il classico intreccio del teen drama.

Tutto l’amore che resta: il lungo percorso verso l’accettazione e la ricerca dell’identità

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La fiction Rai, basata sulla serie originale Lycée Toulouse-Lautrec creata da Fanny Riedberge, è certamente un prodotto diverso nel panorama italiano. Il regista Andrea Rebuzzi ha raccontato di aver accolto questa sfida televisiva con “curiosità radicale, spinto dal desiderio di confrontarmi con un territorio per me ancora inesplorato: l’universo della disabilità.” Con uno stile che ricalca, come detto prima, il classico dramma adolescenziale all’americana, Tutto l’amore che resta ci presenta i personaggi e le loro dinamiche già nella prima puntata.

Protagonista della scena è Vittoria, ragazza abituata a frequentare ben altre compagnie d’élite, che nel momento in cui cambia scuola perde tutti i suoi punti di riferimento: il fidanzato e le amiche. Per di più, si ritrova a dover fare i conti con i pregiudizi quando le viene affidato il compito di prendersi cura della sua compagnia di classe Ambra (interpretata da Adriana Savarese), sveglia e pungente, affetta da disabilità motoria congenita grave. Ambra, pur mostrando un carattere in apparenza forte, nasconde dentro di sé l’insicurezza per via della sua condizione e crede che i suoi genitori si siano allontanati proprio per questo motivo.

Tra i ragazzi che non riescono a fare i conti con la disabilità, c’è invece chi ha saputo trasformarli in un punto di forza. Come Nuri (Pierpaola Janvier), studentessa ipovedente con una passione sfrenata per la corsa. Ed è convinta di essere la migliore tanto da non desiderare un sostegno. Le cose cambieranno quando le verrà affiancato Pietro (Riccardo De Rinaldis), adolescente problematico condannato ai lavori socialmente utili. Insieme i due metteranno da parte l’orgoglio per scoprire meglio se stessi.

La disabilità è affrontata sotto i diversi punti di vista dei personaggi adolescenti, ai quali si intersecano le vicende degli adulti, alle prese con le problematiche dei figli. L’inclusione passa attraverso un percorso di accettazione e ricerca dell’identità che coinvolgerà tutti i personaggi.


Tutto l’amore che resta andrà in onda dal 29 settembre per cinque serate.

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