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[Recensione] Twin Peaks 3×06 – The Return Part 6

  • di Luca Brindani
  • 13 Giugno 2017
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Anche questa settimana Twin Peaks lascia lo spettatore con un pugno di mosche in mano, ma con tanto su cui speculare. Ed ha rivelato finalmente l’identità di un personaggio dandogli un volto in maniera del tutto inaspettata; Sicuramente se siete fan del lavoro di David Lynch non sarà per voi un volto nuovo.

Inoltre se siete fan sfegatati del serial e vi siete spolpati fino all’osso anche i Missing Pieces contenuti nell’ultima edizione home video della serie in questa puntate ritroverete qualcosa che già avete incontrato durante la vostra ricerca di risposte.

In questa Parte 6 di Twin Peaks: The Return a differenza della scorsa puntata abbiamo due storyline principali a tirare le fila per buona parte di essa. Probabilmente il senso di frustrazione è proprio dovuto ai pochi personaggi presenti per lungo tempo in scena e la limitata presenza di altri; e non ritingo nemmeno i primi i più interessanti. E tuttavia questo aspetto apparentemente negativo porta con sè un interessante lato positivo, infatti abbiamo un focus sul personaggio di Naomi WattsJaney-E Jones, che potrebbe dare tanto o essere l’ennesimo depistaggio degli sceneggiatori; per ora è meglio tenerlo d’occhio.

L’episodio inizia con un ancora disorientato Agente Cooper (Kyle MacLachlan) sempre nei panni di Dougie Jones, che continua ad agire come un bambino e a compiere azioni senza un’apparente logica. Ci si sposta dunque a osservare il personaggio di Richard Horne, un ragazzo dagli atteggiamenti bambineschi ma altamente distruttivi per lui e per gli altri.

“Non chiamarmi ragazzino”.

Quindi anche in questo torna il dualismo tipico della produzione Lynchiana e di Twin Peaks; bene e male, realtà e irrealtà, uomini e bambini.

La puntata ci fa ritrovare Albert (Miguel Ferrer), dopo averlo visto l’ultima volta nel quarto episodio, che ci porta ad una rivelazione inaspettata che ha il volto di una Laura Dern invecchiata benissimo e che a quanto pare giocherà un ruolo fondamentale nel riportare Coop sulla via della sanità mentale, e che forse chiarirà definitivamente i dubbi sulla relazione che intercorreva tra il nostro agente dell’FBI preferito e questo misterioso personaggio.

Nella sua fugace apparizione nell’episodio Laura Dern calamita l’attenzione dello spettatore sia per il suo personaggio, sia per il suo essere la perfetta femme fatale di qualsiasi pellicola noir o thriller di genere. Non è un caso infatti che l’attrice abbia collaborato con Lynch in passato in pellicole come Velluto Blu, a cui questa Terza Stagione di Twin Peaks si rifà molto per ambientazioni, sonorità, e colori, basti osservare il Max Von’s Bar dove incontriamo appunto il personaggio dell’attrice.

E’ un’altro personaggio femminile a regalarci un risvolto della situazione interessante, come accennato prima si parla di Janey-E Jones, interpretata da Naomi Watts, che arriva addirittura a trattare con gli strozzini al posto di Dougie paralizzandoli con una rapida ma insopportabile parlantina. Sembra che ci venga dunque mostrato lo scopo del personaggio, essere petulante ma capace di rivelare alcune sorprese, anche nei prossimi episodi.

A riprova che la serie ormai stia andando nella stessa direzione della pellicola del 1993, Fuoco Cammina Con Me c’è il ritorno di Carl, il possessore del parcheggio di Roulotte, il quale mostra sempre di più un dono, un’affinità con qualcosa di inespresso e potente, una sorta di totem, rappresentato da un palo della luce con un simbolo e che potrebbe appunto essere il ponte per l’accesso a qualcos’altro, come vediamo nella pellicola e come è ancora più chiaro nei Missing Pieces.

(Certo se ve lo state chiedendo la risposta è si, sto cercando di convincervi a recuperare quel maledetto disco che so che avete ignorato).

La situazione che vede poi più in là coinvolto Carl e Richard Horne è mistica, inquietante e comica al tempo stesso. La messa in scena di Lynch infatti che ci porta a quel determinato fatto è l’estremizzazione stessa di un personaggio che abbiamo appena conosciuto e di cui sappiamo veramente poco (Richard) e ciò provoca nello spettatore una risata che poi viene smorzata dalla tragedia e si chiude in un religioso silenzio quando l’elemento mistico fa la sua entrata.

Nel frattempo Hawk scopre un importante indizio, mentre lo fa la musica tace, la regia di Lynch inizia a seguire i movimenti degli occhi del personaggio portandoci a capire l’estrema importanza del momento, e quale sia la natura di questo indizio, insieme al vice sceriffo.

Stiamo girando in tondo? Lynch e Frost stanno giocando con noi? Probabilmente sì, ma io mi sto divertendo a farlo, e probabilmente ho dei problemi per questo…

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