“Cime Tempestose” – Il significato dietro al film

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L’adattamento di Emerald Fennell, “Cime Tempestose”, targato Warner Bros., ha suscitato più polemiche che consensi nel corso degli ultimi mesi. Le critiche principali hanno riguardato il casting e l’accuratezza storica dei costumi. Si è trattato, per lo più, di polemiche mosse da chi non aveva ancora visto il film, basate su preconcetti relativi a come avrebbe dovuto essere realizzato. Se alcune osservazioni potevano avere una loro legittimità, come quella sul cambio di etnia di Heathcliff, altre si concentravano sulla fedeltà al romanzo, che affronta molteplici temi, mentre il film sceglie di focalizzarsi su un unico nucleo centrale, dichiarato fin dall’inizio: l’amore tossico e il risveglio sessuale femminile. L’erotismo è messo in scena già dall’apertura, in una sequenza che rappresenta il perfetto connubio tra Eros e Thanatos.

Il punto di forza del film risiede nella messa in scena: regia, scenografia e costumi dialogano con le luci, costruendo una narrazione parallela. La scelta cromatica diventa fondamentale nell’analisi. Cathy è associata ai colori caldi – in particolare il rosso – che evocano passione e rabbia; Heathcliff, invece, è caratterizzato da colori freddi – soprattutto l’azzurro – simbolo della sua freddezza, della sua ossessione e della futura nobiltà, richiamando anche quella di Edgar. Queste tonalità si alternano nei momenti di contrasto, suggerendo l’appartenenza reciproca dei due personaggi. I colori e i toni visivi anticipano un surrealismo che esplode nella seconda parte del film, con particolare evidenza nel confronto con Nelly, dove Cathy assume quasi i tratti di una contessa draculea, lasciando emergere tutta la sua rabbia. Caldo e freddo entrano in armonia e in conflitto proprio come Cathy e Heathcliff. Emblematica è la scena della fuga di Heathcliff a cavallo: il cielo si tinge di rosso mentre lui si allontana avvolto nel suo colore distintivo.

La vera protagonista del film è Margot Robbie e il desiderio sessuale che il suo personaggio incarna, elemento evidente sin dalle prime sequenze. L’intera narrazione è costruita su gerarchie di potere fondate sul genere e sulla ricchezza, con quest’ultima che prevale su tutto. Da bambina, Cathy esercita un potere su Heathcliff, arrivando a sceglierne il nome in memoria del fratello defunto; da adulta, però, la dinamica si ribalta: Heathcliff acquisisce potere economico e sociale, sia in quanto uomo sia in quanto ricco. La differenza tra i due risiede proprio nel possesso del denaro: Heathcliff lo detiene personalmente, mentre Cathy dipende dal marito Edgar, e il film insiste costantemente su questo aspetto. L’immobilità sociale di Cathy deriva dal suo essere donna in un’epoca in cui la figura femminile è ridotta a merce di scambio in virtù della bellezza, condizione che non riguarda gli uomini. Non a caso è Heathcliff a partire per cercare fortuna, mentre Cathy resta immobile nella brughiera. Questa immobilità sociale si traduce in immobilità cinematografica, che equivale a morte: ed è proprio così che si conclude la sua vicenda, con una fine lenta e dolorosa, senza eredi, sospesa tra follia e amore per il fratellastro.

Il film si configura anche come allegoria di due fiabe. Da un lato Cappuccetto Rosso, in particolare nella versione di Perrault, priva di cacciatore e redenzione: nel film, Wuthering Heights diventa il bosco personale di Cathy, simbolo della maturazione sessuale, popolato da “lupi” che la feriscono, come Nelly, il padre, le domestiche e lo stesso Heathcliff. Dall’altro lato, Alice nel Paese delle Meraviglie. Nella seconda parte, Cathy cade nella tana del Bianconiglio – la casa di Edgar – ma il suo risveglio si trasforma in incubo: si ritrova in una gabbia dorata, del colore della sua pelle, con catene fatte di nastri colorati, richiamo alla controparte Isabella, che la imprigionano in una vita insoddisfacente. Questo concetto è sottolineato nella scena accompagnata da “Chains of Love”, brano di Charli xcx, in cui il montaggio mostra il risveglio apatico di Cathy nella sua gabbia dorata, riflesso anche nella dimensione sessuale con Edgar, incapace di darle il piacere che invece trova con Heathcliff. Il tutto è suggerito più che esplicitato, salvo una scena in cui Cathy si copre gli occhi con le mani di Edgar, o sequenze allusive come quella della gelatina.

Il fulcro del film sono le figure femminili, con un’attenzione particolare a Cathy, ma il destino è lo stesso per tutte: il mancato compimento. Nessuna delle donne raggiunge il proprio obiettivo perché la società è strutturata in modo da distruggerle. Cathy non realizzerà mai il matrimonio con Heathcliff, se non simbolicamente durante il funerale del padre. Nelly non otterrà la libertà desiderata e rimarrà una dama di compagnia; il suo tentativo di ribellione – spingere Cathy a esprimere giudizi negativi su Heathcliff – sfocerà in uno scontro che ribadirà l’assenza di potere decisionale femminile. Isabella, infine, non conquisterà l’amore di Heathcliff e sarà trattata come un oggetto. Pur appartenendo all’alta borghesia ed essendo rispettabile e colta, neppure questo le garantisce libertà; anzi, può diventare un limite, esponendola al rischio di essere giudicata noiosa, come suggerito nella sua introduzione. Anche cromaticamente Isabella è posta in parallelo con Cathy: se quest’ultima è associata al rosso, Isabella al suo complementare, il giallo. Oltre alla contrapposizione cromatica, condividono l’amore per Heathcliff. In un mondo come quello di “Cime Tempestose”, per le donne non esiste via di fuga: solo un’immobilità sociale che trova il suo monito definitivo nella morte di Cathy, simbolo dell’immobilismo assoluto.

Come ogni adattamento, anche “Cime Tempestose” si rivela complesso da trasporre sul grande schermo, non solo per i temi controversi che affronta, validi sia per l’epoca del romanzo sia per la contemporaneità, ma anche per le esigenze produttive. Garantire un’accuratezza storica rigorosa comporta costi elevati per l’industria cinematografica. Il film è costato “solo” 80 milioni e deve recuperare l’investimento: per farlo necessita di nomi di richiamo, come quello di Margot Robbie, capaci di attirare il grande pubblico. L’obiettivo commerciale è già in parte raggiunto, con oltre 110 milioni incassati a livello internazionale in poco tempo. Gli adattamenti, del resto, non sono mai fedeli al 100% all’opera originale. Lo dimostra anche la storia delle versioni cinematografiche di “Cime Tempestose”, dove l’unico adattamento davvero fedele è quello di Arnold del 2012, che però non ebbe grande successo al botteghino, pur essendo un film valido. Si possono citare altri casi celebri: “Ragazze a Beverly Hills”, rilettura moderna di “Emma”, o “Shining” di Kubrick, divenuto un’opera profondamente diversa dal romanzo di partenza; oppure produzioni più recenti, come “L’Odissea” di Nolan, i cui trailer mostrano il cavallo di Troia, nonostante il poema omerico inizi dieci anni dopo la fine della guerra. Dobbiamo dunque aspettarci per Nolan le stesse critiche o sarà celebrato come una grande autore?

I due aspetti che hanno generato maggiori polemiche sono stati l’età di Margot Robbie, ritenuta troppo avanzata, e il casting di Jacob Elordi. Nel primo caso, la scelta di Fennell appare coerente: raccontare una donna oltre i trent’anni permette di offrire una prospettiva nuova su Cathy, mostrando come la bellezza possa svanire e quanto fosse difficile, all’epoca, trovare marito, soprattutto quando si è “oltre l’età da marito”, come afferma il padre nel film. Una trasposizione filologicamente corretta avrebbe richiesto un’attrice appena maggiorenne, ma con un seguito tale da garantire incassi adeguati a un blockbuster: qui si scontrano esigenze produttive e fedeltà letteraria, due dimensioni che raramente coincidono. Più complessa è la questione legata a Elordi: nella maggior parte degli adattamenti l’etnia di Heathcliff non è stata rispettata, con poche eccezioni, come nei film di Arnold e Buñuel. Va però considerato che in questa versione Edgar, nel romanzo descritto come bianco e biondo, è interpretato da un attore POC, scelta che introduce una diversa prospettiva. Nel testo originale Heathcliff è il personaggio più negativo, descritto con tratti animaleschi e comportamenti abusivi; in un contesto contemporaneo, rappresentare l’unico uomo POC come unico antagonista avrebbe potuto risultare problematico. La scelta del film, pur meno fedele al romanzo, offre dunque una rappresentazione più equilibrata.

Se “Cime Tempestose” non vi ha convinto perché vi aspettavate una fedeltà assoluta al romanzo, che comunque ne permea l’anima, forse vale la pena rileggerlo; e se siete uomini, forse vale la pena interrogarsi più a fondo sul tema del piacere femminile.


“Cime Tempestose” è in sala dal 12 febbraio. Ecco il trailer del film:

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