The Shards, la nuova serie FX in arrivo su Disney+ dal 6 agosto, adatta al piccolo schermo l’ultimo romanzo di Bret Easton Ellis, uno degli autori simbolo della narrativa americana contemporanea. Prodotta da Ryan Murphy, la serie vede protagonisti Igby Rigney, Homer Gere, Graham Campbell, Kaia Gerber e Sean Conrad. Un thriller che si muove tra il romanzo di formazione, il mistero e l’horror, immergendo lo spettatore nella Los Angeles dei primi anni Ottanta, tra privilegi, ossessioni e un male che sembra insinuarsi in ogni angolo della quotidianità. Grazie a Disney+ abbiamo visto la serie in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

La vicenda segue Bret, studente dell’ultimo anno in un prestigioso liceo di Los Angeles, la cui esistenza viene sconvolta dall’arrivo del misterioso Robert Mallory. Mentre la città vive nel terrore per gli omicidi di un serial killer conosciuto come The Trawler, Bret inizia a sospettare che il nuovo arrivato nasconda qualcosa di oscuro. Da quel momento la realtà si confonde con la paranoia, trascinando protagonista e spettatore in un racconto dove il confine tra verità, ossessione e percezione diventa sempre più labile.

Prima di parlare di The Shards serie, è necessario partire dal romanzo di Bret Easton Ellis. Pubblicato tredici anni dopo Imperial Bedrooms, il libro ha rappresentato un ritorno inatteso per uno degli autori più influenti della narrativa americana contemporanea. Ellis, voce simbolo della cosiddetta “generazione MTV“, ha costruito la propria carriera raccontando il vuoto esistenziale, il privilegio, il consumismo e l’alienazione di una gioventù americana anestetizzata, attraverso uno stile essenziale, tagliente e pop, capace di trasformare riferimenti culturali, musica e costume in materia narrativa. Le schegge si inserisce nell’universo tematico dello scrittore, ma lo fa scegliendo una forma completamente diversa. Più che un’autobiografia, il romanzo è una sofisticata “fake autobiografia“: Bret Easton Ellis diventa personaggio di sé stesso e intreccia ricordi realmente appartenuti alla propria adolescenza con eventi e figure interamente immaginari, dando vita a un continuo gioco di specchi in cui realtà e finzione finiscono per contaminarsi fino a diventare indistinguibili.

Anche sul piano stilistico Le schegge rappresenta una netta deviazione rispetto al passato. Se opere come Less Than Zero, American Psycho o Glamorama erano caratterizzate da una scrittura asciutta, ellittica e frammentata, qui Ellis abbraccia una narrazione molto più ampia. I capitoli si fanno lunghi, il ritmo rallenta e e lascia spazio a descrizioni, riflessioni e digressioni che costruiscono un senso di inquietudine crescente ben prima che il thriller entri nel vivo. Una scelta che avrebbe potuto spiazzare i lettori abituali e che, invece, è stata accolta con entusiasmo da pubblico e critica, proprio perché dimostra la capacità dell’autore di reinventare la propria scrittura senza rinunciare ai temi che da sempre attraversano la sua opera: il desiderio, l’identità, la violenza, il privilegio e l’ossessione.

L’adattamento di The Shards ha avuto una gestazione tutt’altro che lineare. Nato inizialmente come progetto destinato a HBO e con Luca Guadagnino coinvolto nello sviluppo, il romanzo di Bret Easton Ellis ha poi cambiato completamente direzione, approdando in casa FX con la produzione di 20th Television e Ryan Murphy come produttore esecutivo. Un cambio di rotta importante, non soltanto dal punto di vista produttivo, ma anche creativo, che sembra riflettersi in maniera evidente sul risultato finale.

La serie sceglie infatti di allontanarsi quasi subito dal materiale originale. Più che un adattamento, The Shards diventa una reinterpretazione molto libera del romanzo, conservandone gli elementi più riconoscibili: la premessa narrativa, i personaggi principali, l’ambientazione e il mistero legato a Robert Mallory e al Trawler, ma perdendo lungo il percorso ciò che rendeva il libro di Ellis un’opera tanto affascinante: il suo significato più profondo. Nel romanzo, il thriller rappresentava soprattutto uno strumento attraverso cui esplorare la costruzione dell’identità, il rapporto tra realtà e finzione e la natura stessa del racconto. L’indagine sul serial killer finiva quasi per passare in secondo piano rispetto alla progressiva dissoluzione delle certezze del protagonista, in un continuo cortocircuito tra ricordo, invenzione e paranoia. La serie, invece, sembra preferire una narrazione più tradizionale, privilegiando il mistero e gli elementi più esplicitamente thriller, ma senza riuscire a sostituire quella ricchezza tematica con una visione altrettanto forte.

Ed è qui che emerge la maggiore debolezza dell’operazione. Anche osservandola come un’opera autonoma, quindi senza il costante confronto con il romanzo, The Shards fatica a trovare una propria identità. La costruzione della suspense procede in maniera discontinua, il racconto accumula suggestioni senza svilupparle pienamente e diversi passaggi sembrano più interessati a creare atmosfera che a dare un reale peso agli eventi. Se c’è un elemento che più di ogni altro finisce per snaturare The Shards, è la scelta di trasformarlo principalmente in un teen drama. Una decisione comprensibile dal punto di vista produttivo, considerando come il racconto di formazione adolescenziale rappresenti oggi uno dei generi più forti e popolari del panorama televisivo, ma che finisce per ridimensionare la natura stessa dell’opera di Bret Easton Ellis. Perché Le schegge non è mai stato un romanzo sull’adolescenza in senso tradizionale: è un’indagine oscura, disturbante e profondamente perversa sull’ossessione, sul desiderio, sulla costruzione della memoria e sulla capacità della paura di alterare la percezione della realtà.

La serie, invece, sposta il proprio baricentro sui rapporti sentimentali, sulle dinamiche del gruppo, sui primi amori, sulle gelosie e sui conflitti tipici del coming of age, relegando l’anima thriller a un ruolo quasi accessorio. La tensione c’è, ma quasi mai diventa il motore del racconto. Così facendo, il mistero perde centralità e il senso di inquietudine che attraversava ogni pagina del romanzo viene sostituito da una narrazione molto più convenzionale, quasi rassicurante nella sua struttura.

È una scelta che sorprende soprattutto considerando il coinvolgimento di Ryan Murphy. Negli ultimi anni il produttore ha costruito un immaginario estremamente riconoscibile: un’estetica impeccabile, giovani protagonisti dall’aspetto quasi irreale, fotografia levigata, atmosfere glamour e un gusto per l’eccesso che, nel bene e nel male, è diventato il marchio di fabbrica delle sue produzioni. Ma è come se ogni nuova serie appartenesse ormai allo stesso universo visivo, caratterizzato dalla medesima patinatura, dagli stessi volti perfetti e da un’estetica tanto seducente quanto artificiale, quasi che sulle immagini venga applicato sempre lo stesso filtro. Proprio per questo sembra strano che The Shards scelga una strada tanto prudente. Se c’era un romanzo che sembrava fatto su misura per il lato più provocatorio del cinema e della televisione di Murphy, era proprio quello di Bret Easton Ellis. Il materiale di partenza affronta il sesso con un’esplicitezza disarmante, mette in scena desideri disturbanti, manipolazione, violenza psicologica e una tensione erotica che si intreccia continuamente con quella thriller. La serie conserva questi elementi soltanto in superficie, li suggerisce, li sfiora, ma non ha ha il coraggio di attraversarli.

Ma il limite più evidente riguarda probabilmente il modo in cui viene gestito il dubbio. Nel libro, l’incertezza è il vero protagonista: ogni pagina costringe il lettore a interrogarsi su ciò che è reale, su ciò che è frutto della memoria, della paranoia o della manipolazione del narratore. Nella serie questa componente esiste, ma perde la sua funzione strutturale. Diventa una delle tante linee narrative anziché il principio che tiene insieme l’intero racconto. Definire The Shards un teen drama non è di per sé un problema. Sarebbe però riduttivo farlo nel caso specifico, non perché il teen drama rappresenti un genere minore, ma perché finisce per imprigionare un’opera che, già sulla pagina, cercava di sfuggire a qualsiasi etichetta. Il fatto che i protagonisti siano adolescenti non significa che il romanzo appartenga automaticamente a quella categoria narrativa.

Naturalmente adattare significa anche tradire. Ogni trasposizione è chiamata a prendere decisioni, eliminare, aggiungere, reinterpretare. Il problema, in questo caso, non è tanto la distanza dal romanzo, quanto l’impressione che la serie non riesca mai a chiarire fino in fondo quale identità desideri assumere. La sensazione è quella di trovarsi di fronte non a un’opera compiuta, ma a un lungo prologo. Più che raccontare una storia, The Shards sembra preparare continuamente qualcosa che deve ancora arrivare, rimandando sviluppo, svolte e conseguenze a un futuro che, almeno per ora, resta soltanto ipotetico. È una tendenza che accomuna ormai molte produzioni nell’universo creativo di Ryan Murphy, sempre più costruite come l’inizio di un franchise piuttosto che come stagioni dotate di una reale autonomia narrativa. Basti pensare a The Beauty, conclusasi con un finale apertissimo e successivamente messa in pausa, lasciando sospese numerose linee narrative. Sempre più spesso le serie sembrano essere progettate come test di mercato: una prima stagione pensata per misurare la risposta del pubblico prima ancora di raccontare una storia completa. Se i numeri premiano il progetto, il racconto continua; in caso contrario viene interrotto senza troppe esitazioni, lasciando archi narrativi incompiuti e spettatori con più domande che risposte. È una logica industriale comprensibile (non accettabile) nell’era dello streaming, ma che finisce per influenzare anche la scrittura.

Il vero limite di The Shards non è tanto quello di essere un adattamento infedele. La storia del cinema e della televisione dimostra che le migliori trasposizioni sono spesso quelle capaci di allontanarsi dal materiale originale per trovare una propria voce. Il problema è che la serie FX sembra smarrire proprio quella voce, rimanendo sospesa tra il desiderio di raccontare un teen drama contemporaneo e quello di mettere in scena il thriller psicologico, perverso e ambiguo immaginato da Bret Easton Ellis, senza riuscire a eccellere pienamente in nessuna delle due direzioni.


The Shards arriva su Disney+ a partire dal 6 agosto. Ecco il trailer della serie:

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