Le bufale, o fake news che dir si voglia, sono, e questa è una verità insindacabile, uno dei mali del mondo attuale. Non il peggiore, magari, ma di sicuro la tempesta mediatica che nasce da notizie false e tendenziose, spesso pilotate e con fini commerciali o politici, è qualcosa di cui chiunque, se dotato di un minimo di amor proprio e di un quoziente intellettivo che rasenti la sufficienza, farebbe volentieri a meno, ma di cui sembra quasi impossibile liberarsi del tutto, in quest’epoca dominata dai social network e dal bisogno di esprimere un’opinione che spesso non è nemmeno la propria, ma è mutuata dal politico o dall’influencer preferito di turno. E già parlare di “politico preferito” dovrebbe far rabbrividire più di una coscienza. Ma perché questo sedicente recensore sta parlando di bufale, se abbiamo cliccato su un articolo che dovrebbe recensire un fumetto? Semplice, perché Fabula, questo il titolo del fumetto scritto da Lorenzo Ghetti, disegnato da Francesco Guarnaccia e pubblicato da Saldapress, parla esattamente di questo, di bufale. D’altronde, il titolo stesso altro non è che l’anagramma della parola bufala.
“Non puoi sconfiggere l’ignoranza.” Queste parole, che pesano come un macigno, vengono pronunciate da uno dei personaggi della nostra storia, ambientata in un mondo fantasy chiamato Il Regno, nel quale l’alchimista Rita e il suo fido golem Gidil dovranno vedersela con un fenomeno particolare e preoccupante: nel Regno, infatti, stanno iniziando a circolare notizie palesemente false, il cui scopo inizialmente appare decisamente misterioso ma, con il proseguire delle vicende, diventerà tristemente lampante e ancor più tristemente attuale. Fabula è, infatti, una metafora del modernissimo fenomeno delle fake news, di come quest’ultime vengono diffuse, di come vengono recepite e trasformate lentamente in verità, e di come siano al centro di campagne politiche o commerciali atte a favorire l’ascesa del partito di turno o la distruzione dell’immagine di un personaggio o di un prodotto.
Tutto, in Fabula, come già detto, ricorda drammaticamente, seppur leggermente edulcorato dal tono divertente e scanzonato delle vicende, l’attuale panorama dell’informazione, ma soprattutto della disinformazione, che si para davanti ai nostri occhi ogni giorno: i Bardi, che rappresentano i social network, diffondono notizie che agli occhi di Rita sono palesemente false ma che, ricevendo “mi piace” (vi ricorda qualcosa?) diventano sostanzialmente verità. Il popolo del Regno, che rappresenta tristemente gli utenti dei social (o gli spettatori della tv, perché la disinformazione non nasce certo con Facebook), sembra sempre disperatamente alla ricerca di qualcuno da odiare e temere (ad esempio gli Orchi da “aiutare a casa loro”) e, contemporaneamente, di uno scontro con chi la pensa diversamente (un po’ come nei commenti di un post sui social network); Inoltre, e questa è la miglior intuizione di tutta l’opera, il popolo tende a credere alle notizie più improbabili e discutibili per un bisogno intrinseco ed intimo di sentirsi speciale: su questo fanno leva i cospiratori che diffondono le notizie false nel Regno di Fabula, usandole, per rubare un termine letto spesso proprio sui social, come “armi di distrazione di massa”. Perché, in fondo lo sappiamo tutti, le fake news esistono soprattutto per questo, una versione moderna dell’antico “panem et circenses” concepito da Giovenale.
Si potrebbe parlare per intere ore di ogni singolo aspetto del fenomeno delle fake news, di come combatterle e scovarle ma, esattamente come dice Michelangelo Coltelli, fondatore del sito BUTAC, nella prefazione:
“Il volume che avete in mano è molto più che un divertentissimo fumetto (che pure è). Il volume che avete mano è una potenziale arma per combattere le fake news e la disinformazione”.
Si tratta, in fondo, dello stesso ottimismo e della fiducia che Rita ripone in Gidil, metafora della fiducia che gli autori ripongono nell’umanità: perché se è vero che, da un lato, siamo tutti (o quasi) facilmente influenzabili e possibili “vittime” delle bufale, è anche vero che, se messi in condizione di ragionare senza farsi trasportare dall’impeto del momento, siamo tutti, ma proprio tutti, in grado di disinnescare la potenziale bomba che una bufala rischia sempre di portare con se.
Il finale del volume ha, tuttavia e nonostante un ottimismo di fondo, un sapore dolce amaro, perché, senza farvi spoiler, oltre a lasciare ampi spazi e spunti per un seguito, suggerisce anche che, nonostante la virtù dei protagonisti, chiunque è corruttibile. E lancia una stoccatina ad un altro fenomeno che, al pari e forse più subdolamente delle fake news, sembra insinuarsi nel mondo dell’uomo contemporaneo, facendo sempre riferimento all’innato ed inestinguibile narcisismo latente e alla voglia di protagonismo che anche i più umili e virtuosi di noi hanno, chi più, chi meno.
Fabula, oltre ad essere una grande metafora di uno dei mali del mondo moderno, è anche e soprattutto un fumetto estremamente godibile, adatto a tutti, con più livelli di lettura e comprensibile anche da chi non voglia addentrarsi nel mondo delle fake news: la trama spiccatamente fantasy, con avventura e una buona dose di ironia, è piacevole e scorrevole.
Dal punto di vista visivo, i disegni ed i colori scelti per la realizzazione di questa storia sono decisamente azzeccati, strizzando l’occhio allo stile apprezzatissimo di opere come Steven Universe e Adventure Time, serie animate che, proprio come Fabula, hanno un aspetto molto cartoonesco ma un’anima decisamente più matura di quanto possa sembrare. Inoltre, nonostante sia stato raccolto in volume cartaceo, appare lampante, sia per lo stile narrativo a capitoli di media durata, sia per quello visivo, molto “da post sui social” (sempre a quello si torna, d’altronde), che la storia sia stata concepita per essere distribuita, come inizialmente fatto, sul web, molto più avvezzo ad un fumetto che abbia tempi di lettura brevi, vignette dai colori molto vivi, e un tratto che si avvicini sensibilmente a quello di un prodotto televisivo. Tuttavia, la raccolta in volume, a nostro parere, da quel tocco in più, in stile graphic novel (come va di moda chiamare oggigiorno qualunque volume singolo a fumetti, ma questa è un’altra storia) che, per tornare sempre al solito argomento, lo rende in qualche modo più “in” e “figo”, anche se, e di questo ne siamo sicuri, non è e non sarà mai questo lo scopo di Fabula.
Una storia semplice e lineare ma ricca al contempo di una quantità industriale di sfaccettature, citazioni più o meno dirette alla quotidianità, al sociale e alla politica, uno stile grafico immediato ed azzeccato, che strizza l’occhio al mondo di internet e delle serie animate Cartoon Network, un messaggio nobile e la speranza di sconfiggere uno dei mali che affliggono il nostro mondo: Fabula di Lorenzo Ghetti e Francesco Guarnaccia è tutto questo, e molto di più. Una lettura consigliata a tutti, dai più grandi ai più giovani, perché le bufale, così come il virus di cui tutti parliamo da più di un anno, non fanno distinzioni di età o estrazione sociale, e sviluppare gli anticorpi, o ancora meglio, avere un virus che le debelli definitivamente, non deve essere qualcosa che ci spaventa, ma un traguardo da raggiungere.















