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Goblin Slayer #1 – Il lato oscuro delle avventure | Recensione

  • di Ravi Grossi
  • 3 Novembre 2018
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Goblin Slayer nasce come light novel dalla penna di Kumo Kagyū e dopo soli tre mesi viene affidato a Kōsuke Kurose il compito di disegnarne il manga. Goblin Slayer narra di una storia di vendetta in un mondo fantasy apparentemente classico ma dalle tinte oscure e dai molti drammi con tematiche spinose da trattare, non per nulla l’opera ricade sotto la categoria seinen. Ciò che lo differenzia da molti altri manga fantasy usciti negli ultimi anni sono: la motivazione che spinge il protagonista nella sua ricerca di vendetta, l’ambientazione che rispondi ai classici canoni fantasy ma è al contempo brutale, una trama semplice ma solida e il tratto del mangaka.
La storia inizia con una giovane e gentile sacerdotessa quindicenne che vuole offrire il suo sostegno e supporto agli avventurieri, per questo motivo entra a far parte della Gilda degli Avventurieri, ricevendo il rango di porcellana, il più basso. Successivamente alla registrazione un gruppo di giovani avventurieri, chi in cerca di gloria e fortuna, chi per un senso del dovere o per mettersi alla prova, decidono di formare un gruppo e accettano la loro prima missione. Devono uccidere dei goblin, esseri forti e intelligenti quanto dei bambini che cacciano in branco e sono considerati il mostro più debole. Senza troppi indugi si mettono in marcia e in giornata riescono a trovare senza particolari difficoltà la grotta dove questi malvagi esseri hanno la loro tana. I giovani avventurieri sono inesperti, e ben presto quella che sembrava essere una missione veloce e facile si trasforma in un incubo, e quando anche la sacerdotessa è sul punto di essere sopraffatta e violata dai goblin una figura in armatura più minacciosa di quei mostri arriva e li uccide con precisa efficienza. Entra così in scena Goblin Slayer, avventuriero dal ragno argento che da solo si occupa, con modi poco ortodossi, di uccidere tutti i goblin e salvare i superstiti. Dopo questo avvenimento si forma un improbabile quanto strano gruppo formato da Goblin Slayer e la giovane sacerdotessa, diversi come il giorno e la notte: il primo spinto dalla voglia di uccidere tutti i goblin a seguito d un profondo trauma subito quando era ragazzino; la seconda per aiutarlo nella sua solitaria missione, visto che i goblin sono considerati mostri minori e gli avventurieri di alto grado non li considerano, e poter salvare altre persone bisognose dal destino che lei stessa stava per subire.
Sul finale in una città umana un’elfa misteriosa ascolta interessata una ballata di un bardo su Goblin Slayer, interessata a recarsi nella città di frontiera dove attualmente risiede.
Siccome il manga ha una cadenza mensile Kōsuke Kurose ha tutto il tempo per rifinire al meglio i disegni, e infatti il tratto è perfetto, molto pulito e nitido. Gli sfondi sono estremamente curati, i personaggi sono pieni di dettagli che li caratterizzano ulteriormente e i visi lascino trasparire alla perfezione le emozioni e i sentimenti provati. Nelle scene di combattimento si vede la vera abilità del mangaka, tutte disegnate con dovizie di particolari ma senza che risultino caotiche o confusionarie, e anche le scene più cruente sono disegnate su una sottile linea, mostrando sempre e solo quello è funzionale senza tendere all’eccesso.
La storia è qualcosa di molto lineare, ma proprio per la semplicità e chiarezza con cui viene raccontata riesce a catturare il lettore. L’emozione alla base dell’opera è indubbiamente la vendetta che il protagonista, Goblin Slayer, prova nei confronti dei goblin. Una caratteristica però fondamentale sono le motivazioni che stanno alla base di quest’odio ossessivo. Infatti il protagonista non combatte perché i goblin sono creature malvagie o solo per un odio cieco nei loro confronti, ma per risparmiare ad altre persone il dolore e la sofferenza che lui ha dovuto patire quando era giovane. Ciò è ancor più palese quando lo vediamo anteporre alla sua sicurezza e ossessione con i goblin quella degli altri, anche se avremo modo di vederlo maggiormente nei prossimi volumi. Questa motivazione, che può sembrare marginale, da in realtà una dimensione molto più reale e interessante del personaggio, donandogli una determinazione e una lucidità che un puro sentimento d’odio indiscriminato non gli avrebbe mai permesso.
A differenza dei protagonisti di altri manga simili, dotati di intelligenza, forza o qualità superiori alla norma Goblin Slayer è una persona relativamente comune che si differenzia per una volontà ferrea e l’uso di solide strategie derivanti dalla sua conoscenza dei goblin. Come co-protagonista abbiamo una sacerdotessa estremamente giovane e idealista, con un carattere opposto a quello di Goblin Slayer che serve a controbilanciarlo come personaggio, questo sia esteriormente che interiormente, e che al contempo sottolinea le sue peculiarità. Una coppia di avventurieri diversa ma che funziona proprio perché agli antipodi.
Numerose sono le citazioni a D&D, tanto che il foglio per iscriversi alla gilda degli avventurieri altro non è che una scheda della 5° ed. del celebre GdR, e gli avventurieri sono divisi in classi con molti dei più celebri incantesimi riutilizzati, oltre alla ballata del bardo che sembra descrivere un colpo critico tirato da Goblin Slayer.
Ci sono diversi lati che però possiamo considerare negativi, la storia è solida ma a volte fin troppo lineare e semplice, e la loro evoluzione caratteriale o personale è ridotta al minimio. Tutti i personaggi sono archetipi, così tanto che non viene mai nominato un nome, che sia di una persona o di una città, e del protagonista non vediamo mai il viso. Tutto ciò spersonalizza molto l’opera, che resta ancorata ad un setting fantasy quanto più generico possibile con i suoi molteplici cliché.
Tema molto sensibile ma comune a opere seinen è la violenza fisica e sessuale che viene mostrata quasi senza filtri e in maniera molto brutale, cosa che come sempre spaccherà il pubblico di lettori. Ma il lato negativo di ciò è che mina la credibilità del mondo: i goblin distruggono, saccheggiano e stuprano donne su base giornaliera, ma a causa di problemi più pressanti che non vengono mai spiegati in maniera esaustiva, e siccome la ricompensa per la loro uccisione è troppo bassa, gli avventurieri di alto rango non si disturbano a sporcarsi le mani. Ne consegue che solo avventurieri alle prime armi accettino incarichi per uccidere questi esseri e che molti vengano stuprati e uccisi a loro volta. Senza contare il fatto che per essere creature deboli i goblin sembrano una minaccia estremamente estesa e fin troppo sottovalutata da tutti.
Nonostante i difetti rimane comunque un’opera buona per un pubblico maturo e in cerca di qualcosa di più cupo ma allo stesso tempo anche più classico.
Da quest’opera sono tratti alcuni spin-off al momento inediti in Italia, Goblin Slayer: Year One, che narra le origini del suddetto avventuriero e Goblin Slayer: Brand New Day, che si concentra su tutti gli altri personaggi minori brevemente incontrati nell’opera centrale.
Il manga è pubblicato dalla J-Pop ed è uscito il 18 Ottobre in tutte le fumetterie con sovra copertina a € 6,50 e con delle variant cover.

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