August 16, 2018
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[Esclusiva] Intervista a Francesco Savino

  • da Nicolò Beretta
  • 28 marzo 2017
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In occasione della scorsa edizione di Cartoomics 2017 abbiamo avuto il piacere di incontrare e fare qualche domanda a Francesco Savino, editor di Bao Publishing e autore di alcune webcomic: Vivi e Vegeta, che verrà raccolta in volume proprio da Bao Publishing, e Il Cuore della Città, pubblicato in tre capitoli sul portale online di Wilder.


Ciao Francesco! Raccontaci come è nato Vivi e Vegeta, la tua webcomic disponibile su Wilder.

Vivi e Vegeta nasce da un incontro tra me e Stefano Simeone. Era da un po’ che avevo cominciato per gioco a disegnare delle vignette con protagonista un orribile cactus e che avevo anche cominciato a postare in rete. Stefano le vide e mi propose di realizzare una strip con protagonisti fiori e piante, idea che mi sembrò molto bella e divertente. Nel corso dello stesso pomeriggio ci siamo sentiti al telefono almeno quattro volte e alla fine dell’ultima telefonata avevamo per le mani una serie noir e violentissima da 10 capitoli da 9 pagine ciascuno: Vivi e Vegeta.

vivi e vegeta

Sappiamo tra l’altro che verrà proposta anche in edizione cartacea pubblicata sempre da Bao Publising.

Esatto. Uscirà nelle librerie il 20 aprile, e debutterà al Comicon di Napoli. Dopo aver vinto con molto orgoglio il Premio Micheluzzi come miglior web comic nel 2016, ci piaceva portare il volume proprio nella stessa fiera, come una specie di riconoscimento.

Citando prima Wilder, raccontaci un po’ della tua serie Il Cuore della Città, di come è nata e soprattutto di come è nata questa collaborazione con Giulio Rincione.

Sicuramente è una storia molto particolare, diversa da tutto quello che ho fatto finora e anche da Vivi e Vegeta. È nata essenzialmente perché avevo bisogno di “scavare”, e per fare ciò volevo un disegnatore che lavorasse molto sulle atmosfere e sulle sensazioni. Già nel momento in cui stavo partorendo la storia, sapevo che quel disegnatore poteva essere solo Giulio Rincione. È un’avventura surreale, se proprio deve essere catalogata: ho voluto trovare una via di mezzo tra una storia più intimista e personale e una storia che potesse comunque ricollegarsi a un genere definito. L’idea di base quindi, un’avventura surreale ambientata in una città che potrebbe essere tranquillamente la città di tutti e che potrebbe anche essere una metafora della vita di tutti, si è tramutata in una stupenda collaborazione con Giulio. Ho trovato il coraggio di contattarlo solo in un pomeriggio in cui avevo 39 e mezzo di febbre, confidando nel fatto che se anche avesse rifiutato avrei dimenticato tutto l’indomani mattina in preda alla malattia e rimanendo in pace con me stesso. E invece Giulio si dimostrò interessato al progetto, dandomi lui un tot di pagine a disposizione; contemporaneamente, anche Wilder mi diede come limite le 20 pagine a capitolo, e a quel punto realizzai che avrei dovuto lavorare su una storia divisa in 3 capitoli, una successione alla “Inferno, Purgatorio e risalita”, e che secondo me ha trovato la sua ottima espressione proprio in questa struttura.

il cuore della città

Sia in Il Cuore della Città sia in Vivi e Vegeta si parla dunque di una “città”; che significato ha per te dunque la città, cosa c’è dietro questo simbolismo?

Mi piace molto il concetto di città. Sono uno di quelli che si è spostato a Milano per lavoro, e ho vissuto molto questo cambiamento da una realtà medio piccola come quella da cui provengo a una metropoli. Sono uno di quelli a cui Milano piace molto, e che sente una certa affinità con la città. Mi sono accorto che, nelle storie, il concetto di città viene raccontato poco. Si tende a vedere nella provincia una specie di luogo dell’anima, delle sensazioni e delle emozioni, ma credo che anche la città possa far scattare questo tipo di meccanismo. Basta trovare un modo per raccontarla, senza snaturarla ma evidenziando un microcosmo narrativo fatto di personaggi surreali e strani che possiamo incontrare anche nella nostra quotidianità, se ci facciamo caso. Da queste considerazioni deriva, appunto, non solo uno dei miei temi ricorrenti, ma anche Il Cuore della Città stesso.

Raccontaci anche come è nato il rapporto con Wilder e del perché hai cominciato a pubblicare sul web, prima ancora su Verticalismi e poi appunto su Wilder.

Credo molto nel web come mezzo per dare libertà agli autori; sono partito sul web con Vivi e Vegeta, talmente folle e surreale che nessun editore l’avrebbe pubblicato in prima battuta, e sono convinto che il web sia un ottimo mezzo per permettere a un autore di trovare la propria voce. Puoi sperimentare, puoi cominciare a costruirti un seguito e a farti conoscere, ed è anche un’ottima palestra. È un consiglio che mi sento di dare a chi vuole intraprendere questa strada: capire il mezzo e lavorare sulle sue potenzialità, compresi quei meccanismi che ti permettono di raccontare cose che su carta racconteresti in modo diverso. Trovo scrivere per il web molto liberatorio e molto impegnativo allo stesso tempo: potevo fare e scrivere quello che volevo e quello che sentivo, ma allo stesso tempo volevo rispondere a dei criteri di professionalità (come dover rispettare una scadenza fissa per i capitoli, lo standard fisso di scrittura, disegni, colorazione, lettering). Il web ti dà quindi la possibilità di fare quello che vuoi, a patto che venga fatto bene. All’atto pratico, la cura che va messa in questo prodotto è quella che andrebbe effettivamente messa per un prodotto pubblicato da un editore. Dopo aver collaborato con Verticalismi, ho conosciuto Jacopo Paliaga e French Carlomagno, i fondatori di Wilder. I due stavano pensando da tempo di mettere in piedi una piattaforma per dare più voce al web e ai giovani autori; mi hanno coinvolto fin dall’inizio come autore e, conoscendo anche la loro precedente esperienza con Aqualung (serie partita prima sul web e poi approdata su carta per Bao Publishing), sapevo che erano perfettamente consapevoli dei mezzi. Mi sono fidato di loro e sono stato ripagato. In più stavo cercando la possibilità di testare questa mia idea de Il Cuore della Città, impegnativa a livello di scrittura ma dalle grandi soddisfazioni. Ho deciso che quello sarebbe stato il prodotto giusto per Wilder, perché mi piaceva l’idea di poter – a mia volta – ripagare anche loro.

Sappiamo già che Il Cuore della Città si concluderà con il terzo capitolo, ma c’è qualche possibilità di vederlo pubblicato in format cartaceo?

Non è un’opzione che stiamo considerando, soprattutto perché siamo molto concentrati sul lavoro che questo progetto ci sta richiedendo. Io e Giulio abbiamo già in programma di prenderci una pausa per ragionare una volta che la storia sarà conclusa; abbiamo scoperto di avere un’ottima sintonia, quindi siamo certi che la nostra collaborazione non finirà con Il Cuore della Città. Per ora quindi è un no, ma mai dire mai.

vivi e vegeta 2Mentre la seconda stagione di Vivi e Vegeta quando arriverà?

È prevista per Aprile, sarà pubblicata su sito di vivievegeta.it e verrà poi rimbalzata da Wilder che in questo caso, che come per Aqualung, farà da promotore. Anche questa stagione sarà divisa come la prima in 10 capitoli da 10 pagine ciascuno, e insieme a Jacopo e French abbiamo deciso di alternare Vivi e Vegeta 2 con Aqualung 3, in modo tale da pubblicare 5 capitoli per serie in primavera e fare poi lo stesso in autunno a partire da settembre.

Visto che sei uno degli editor di Bao Publishing e stiamo parlando di web, serie a fumetti nate sul web e realtà che le promuovono, quanta attenzione c’è da parte vostra a questo mondo, per quanto riguarda magari anche la scoperta di nuovi talenti che ci stanno muovendo I loro primi passi?

La nostra attenzione al riguardo è davvero tanta. Non ti dico che ormai la pubblicità e la sponsorizzazione di un autore siano diventate primarie grazie a internet, ma il beneficio è innegabile. Il web e le piattaforme come Tumblr e Deviantart sono una fonte preziosissima che permettono in primis all’autore di esprimersi, e a noi poi di farci un’idea di quelli che sono I suoi lavori, la sua personalità a il suo tipo di approccio di lavoro.Internet è diventato imprescindibile anche per il lavoro di editor, perché anche quando ci arriva del materiale cartaceo da valutare scatta subito la ricerca online. Conosco tanti artisti che sono stati contattati da case editrici semplicemente perché postavano un disegno al giorno: un editore, oltre ad apprezzare lo stile di disegno, valuta in positivo anche la continuità di lavoro e la professionalità con cui questo viene svolto.

Cosa vuol dire per te essere uno sceneggiatore e uno scrittore di fumetto? E soprattutto cosa vuol dire questo per te in relazione proprio al tuo lavoro di editor di una casa editrice, dovendo monitorare e approvare opere che un domani potrebbero essere pubblicate da voi?

Ho la passione per i fumetti da quando ero piccolissimo, e ho cominciato a scrivere le mie prime storie al liceo ispirandomi a quello che ancora oggi rimane il mio mito assoluto: Leo Ortolani. Con il passare del tempo ho capito che volevo fare fumetti e, al tempo stesso, che il fumetto è un mezzo come tanti altri per raccontare storie. Ha potenzialità enormi, e credo che – soprattutto negli ultimi anni – si stia notando sempre di più. Proprio per questo amore verso il fumetto e per la convinzione che sia un ottimo mezzo per raccontare ottime storie, mi piace l’idea di poter curare al meglio le opere di altri. Per me essere scrittore vuol dire essere alla ricerca di sé e della propria identità. Si tratta di un atto terapeutico. Scrivere, fumetti o racconti che siano, e fare anche da editor per me vuol dire permettere agli altri di potersi esprimere e di poterlo fare al meglio; una cosa che noi in BAO Publishing abbiamo a cuore è il non snaturare mai il lavoro di un autore, semmai indirizzarlo per il verso giusto e “potenziare” quello che vuole dire con la sua storia. Scrivere vuol dire anche cercare una strada per essere se stessi.

Grazie mille per la disponibilità.

Grazie a voi ed un saluto agli utenti di RedCapes!

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