Dopo il successo virale del primo capitolo, M3GAN torna nella sua versione 2.0 con M3GAN 2.0. Più potente e più consapevole, M3GAN 2.0, diretto da Gerard Johnstone e scritto da Akela Cooper da un soggetto di James Wan, arriva nei cinema italiani il 26 giugno distribuito da Universal Pictures. Il film vede il ritorno di Allison Williams e Violet McGraw, affiancate da Ivanna Sakhno e Jemaine Clement, con Amie Donald e Jenna Davis nuovamente nei dell’androide più iconico del cinema contemporaneo. Grazie a Universal Pictures abbiamo potuto vedere il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Sono passati due anni da quando M3GAN, un prodigio dell’intelligenza artificiale, si è ribellata scatenando una serie di omicidi ed è stata distrutta. Nel frattempo, la sua creatrice, Gemma, è diventata un’autrice di successo e una figura di spicco nella battaglia per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, mentre sua nipote Cady, ormai quattordicenne, disobbedisce sempre di più alle rigide regole di Gemma. Quello che entrambe ignorano è che la tecnologia di M3GAN è stata rubata e sfruttata da una potente azienda della difesa per creare Amelia, un’arma d’infiltrazione letale e intelligente. Ma, man mano che Amelia sviluppa autoconsapevolezza, diventa sempre meno disposta a eseguire ordini, e sempre meno incline a tollerare la presenza degli esseri umani. Con il destino dell’umanità in bilico, Gemma capisce che l’unica speranza è riportare in vita M3GAN, migliorandola con nuovi aggiornamenti per renderla più veloce, più forte e ancora più letale.

Se il primo film raccontava l’orrore famigliare legato alla tecnologia, questo secondo capitolo vira verso l’horror fantascientifico distopico, contaminandosi con l’action, la satira e l’estetica camp. Una storia sopra le righe che, sotto la superficie pop, nasconde una riflessione lucida e affilata sul ruolo delle donne nella scienza, nel lavoro e nella rappresentazione. Dopo il successo a sorpresa di M3GAN (2022), Blumhouse e Atomic Monster tornano con un sequel che rielabora e reinventa la formula originale. Il primo M3GAN (2022) si inseriva nel filone dell’horror familiare con derive tecnologiche, sulla scia di film come The Babadook o The Orphan, usando la figura della bambola androide per indagare le fragilità emotive del legame tra un’adulta e una bambina traumatizzata. In quel contesto, l’orrore era più intimo: la minaccia non veniva solo da M3GAN, ma dalla negazione del lutto che trasformava l’intelligenza artificiale in una madre surrogata inquietante.

Con M3GAN 2.0, lo scenario cambia. Siamo di fronte a un’evoluzione più ampia e ambiziosa: il conflitto si sposta su scala globale e il film si apre al genere dell’horror fantascientifico distopico, con contaminazioni da Ex Machina, e persino Terminator 2. L’androide protagonista non è più solo una minaccia da contenere tra le mura domestiche, ma un simbolo dell’instabilità sociale generata da un progresso tecnologico fuori controllo. L’ambientazione si espande, così come le tematiche. Il primo film aveva già introdotto toni ironici e un’estetica “plastificata” volutamente sopra le righe, ma M3GAN 2.0 abbraccia pienamente l’identità camp della sua protagonista. M3GAN è una macchina di morte, ma anche un prodotto della cultura pop, che balla con coreografie da TikTok, canta Britney Spears prima di uccidere e sfida le sue rivali con battute affilate e uno stile tra la drag queen e l’action hero. In questo senso, il film si allinea ad altri titoli come Jennifer’s Body o Barbarella, dove la potenza distruttiva femminile è accompagnata da un forte senso estetico e da una coscienza ironica di sé.

Johnstone riesce a mantenere un equilibrio tra intrattenimento e contenuto satirico, permettendo a M3GAN di diventare una figura simbolica non solo per il pubblico horror, ma anche per quello queer e femminista. In un panorama cinematografico dove spesso le AI sono rappresentate da modelli freddi e neutri, qui l’androide è tutto fuorché neutro: è femmina, glamour, sarcastica, e porta con sé una visione ben precisa del mondo e del potere. Uno degli elementi più interessanti del sequel è il modo in cui il film declina in chiave femminista la questione della scienza e del controllo tecnologico. Gemma, l’ingegnera interpretata da Allison Williams, è ora una figura complessa: da creatrice passiva del primo film si trasforma in voce critica del sistema, costretta a confrontarsi con le conseguenze etiche delle sue scelte. Il vero scontro però avviene altrove: è tra M3GAN  e AMELIA, un androide “modello governativo”, disumanizzato, creato per servire in ambito militare. Il conflitto tra queste due macchine riflette un dualismo fortemente umano: quello tra una femminilità disciplinata (quella costruita dall’uomo per obbedire) e una femminilità ribelle. Il film affronta anche il tema della relazione tra adolescenti e tecnologia, mostrando come i giovani non siano solo vittime passive di dispositivi, ma persone in grado di comprenderne l’uso, i rischi e le potenzialità.

M3GAN 2.0 è un sequel che osa, e proprio per questo sarà sicuramente divisivo. Non si accontenta di ripetere la formula del primo film, ma la cambia e la espande, creando un’opera che si muove tra horror, satira sociale, action e riflessione politica. Il risultato è un film postmoderno, che gioca con i generi e li rovescia, rimanendo comunque accessibile e godibile anche per un pubblico meno attento. M3GAN 2.0 è un vero e proprio virus nel sistema patriarcale della Silicon Valley.


M3GAN 2.0 è al cinema con Universal Pictures. Ecco il trailer italiano del film:

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