[Recensione] Alters 1 – La Storia di Chalice

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Di storie sulle origini di super eroi ne abbiamo lette a milioni. Di storie su adolescenti che si scoprono dotati di poteri ce ne sono moltissime. Di fumetti con protagonisti giovani eroi che affrontano anche la discriminazione per via del loro orientamento sessuale ce ne sono alcuni. Di supereroi transgender praticamente nessuno. Almeno fino a quando Paul Jenkins non ha creato Chalice, la protagonista della sua serie Alters, scritta per la AfterShock Comics e di prossima pubblicazione anche in Italia grazie a Saldapress.

altersQuando Charlie scopre di essere un Alters in grado, tra le varie cose, di volare e di teletrasportarsi, è il momento peggiore della sua vita: scoprendo più a fondo la propria sessualità, capisce di voler intraprendere il processo di transizione, tenendolo momentaneamente segreto ai proprio famigliari, fatta eccezione per il fratello disabile. Sotto le spoglie di Chalice, la nostra protagonista farà il suo ingresso nella comunità supereroistica, dovendo affrontare non solo un gruppo di Alters fuori controllo, ma anche il pregiudizio, nemico ben più temibile.

Se gli X-Men ci hanno insegnato una cosa è che l’adolescenza è un periodo cruciale: mutanti o non dotati che siano, affrontare la pubertà è un momento di passaggio che mette tutti di fronte alle prime difficoltà, alle prime scelte decisive, alle prime responsabilità. Sebbene Charlie non sia più un adolescente, il periodo che sta affrontando è davvero cruciale, non solo per lui in realtà, ma anche per il mondo intero, che sta assistendo al proliferare degli Alters. Proprio come nei già citati mutanti della Marvel, gli esseri umani comuni guardano con sospetto a questi esseri, esattamente come accade per gli appartenenti alla comunità LGBT. Nell’affrontare anche questo problema, Charlie si scontra anche con la propria famiglia, in particolare con I pregiudizi che il padre ha nei confronti di queste minoranze: facendo un doppio coming out, non saprebbe come questi potrebbero reagire, affrontando quindi anche un ennesimo momento di crisi, colpevolizzandosi. La colpa è davvero sua? E’ davvero nato sbagliato? La risposta è ovvia. Attraverso questi espedienti, Paul Jenkins da voce alla comunità LGBT, condannando ogni tipo di discriminazione e di pregiudizio, la cui maggior parte è basata sul nulla e dimostrando ancora una volta che, anche sotto un mantello o un cappuccio, siamo tutti uguali.

La bellezza di questo titolo sta anche nel percorso di raccolta di informazioni che Jenkins ha affrontato una volta che gli venne assegnata la serie. Per fare questo, lo sceneggiatore ha dovuto raccogliere le testimonianze di diversi appartenenti alla comunità LGTB e non (tutte raccolte e presentate in coda al volume). Facendo questo, si è venuta a creare, a detta dello stesso Jenkins, una vera e propria squadra molto eterogenea ma funzionale, nella quale spiccano il copertinista e illustratore Brian Steelfreeze (Black Panther) e la disegnatrice Leila Leiz, autrice che ha persino collaborato con la Sergio Bonelli Editore. A lei è stato assegnato il compito di illustrare questa serie Aftershock Comics, compito che le è riuscito molto bene, in quanto il suo tratto è molto pulito e deciso, forse troppo plastico, ma comunque adatto per il genere trattato in questa storia.  Particolarmente interessante è il design che la disegnatrice ha utilizzato per alcuni costumi.

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Alters conferma la qualità dei titoli AfterShock pubblicati fin’ora in Italia da Saldapress, riuscendo, con il pretesto di una storia di supereroi e supercattivi, a toccare temi molto attuali ed importanti, confermando anche la bravura e la qualità del suo scrittore.