Dopo una lunga attesa debutta questo venerdì su Netflix, Sweet Tooth, serie tv basata sull’omonimo fumetto post-apocalittico di Jeff Lemire, pubblicato da DC Comics. Saranno riusciti Jim Mickle (Cold in July) e Beth Schwartz a creare un buon adattamento televisivo dell’opera del fumettista canadese, che possa rivolgersi sia fan del fumetto che a dei nuovi spettatori? Scopriamolo in questa recensione!
Sweet Tooth nasce originariamente come fumetto, pubblicato sotto l’allora etichetta per adulti di DC Comics, Vertigo. La serie, scritta e disegnata da Jeff Lemire è stata pubblicata dal 2009 al 2013 per un totale di 40 numeri raccolti in cinque volumi, che stanno venendo ristampati ora in Italia. Lemire, che stava già lavorando all’idea dietro alla serie durante la stesura del suo “Mr Nobody” per Vertigo, trova terreno fertile sempre nell’etichetta matura di casa DC a seguito dell’enorme successo di The Walking Dead e al suo stesso successo con i propri lavori indipendenti, riuscendo quindi a pubblicare il primo dei quaranta albi che compongono la serie. Il fumetto, come ammesso dallo stesso scrittore in interviste e postfazioni dei vari volumi, si ispira alla teoria degli Ibridi palesata da HG Wells, autore fantascientifico de L’Isola del Dottor Moreau. Lemire, sin dai primi volumi, si era dimostrato interessato a portare sullo schermo la sua storia, ma sembrava prediligere quello del cinema: tutto questo, ovviamente, prima dell’arrivo di Netflix, ed in un certo senso possiamo dire che sia andata bene così. Ma, ora che vi abbiamo fatto inquadrare l’origine, passiamo alla serie tv!
Sweet Tooth è ambientata dieci anni dopo che un grande morbo ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo, portando numerosi esseri umani a morire: nel frattempo, tutti i bambini che sono nati nel pieno della prima ondata del morbo hanno iniziato a presentare tratti animaleschi. Gli esseri umani, spaventati da questi ibridi uomo-animale, hanno iniziato a dar loro la caccia. Gus (Christian Convery), un ibrido cervo-uomo, durante questo epocale cambiamento si salva insieme al padre nascondendosi con lui in una riserva naturale lontano da tutti e da tutto. Dopo dieci anni però, Gus sarà costretto ad avventurarsi fuori dalla riserva per scoprire le proprie origini e trovare una vera casa che gli appartenga. Il ragazzino, in questo viaggio, sarà accompagnato dal misterioso Jepperd (Nonso Anozie). Ben presto i due si troveranno a dover combattere contro nemici inaspettati oltre che contro le insidie di un mondo che ha paura e caccia gli ibridi.
La serie, adattata per Netflix da Jim Mickle (Cold in July) e Beth Schwartz, è un adattamento nel verso senso della parola. La serie originale, essendo conclusa, ha permesso agli sceneggiatori di avere abbastanza spazio di manovra per prendere i primi due volumi e costruire una nuova trama. Tuttavia, dire una nuova trama è sbagliato: sarebbe infatti più corretto parlare di uno svolgimento più completo, in cui vengono modificati alcuni dettagli ed altri vengono svelati in maniera differente, o prima del tempo, per creare qualcosa di unico e funzionale al medium televisivo, un po’ come successo con la serie animata di Invincible su Amazon Prime Video. Infatti, se sulla carta la prima stagione si concentra sui primi due archi narrativi di Sweet Tooth, in realtà contiene anche alcuni elementi presenti negli ultimi volumi, come le origini di Gus e tanto altro, anche informazioni riguardo allo stesso Jepperd e al morbo. Questi elementi chiaramente saranno molto importanti per le stagioni successive: dunque, seppur presenti per rendere più intrigante la narrazione, non distraggono più di tanto dal vero punto focale della storia, ossia i personaggi. Perché si, seppur nelle intenzioni di Lemire ci fosse stato di realizzare un film da questa storia, la serie probabilmente fa anche meglio di una pellicola, perché permette di costruire i personaggi tassello dopo tassello, in modo che certe scelte che faranno all’interno della prima stagione o in future stagioni non risultino incoerenti rispetto a come ci vengono presentati.
Un esempio di questo è il Dottor Singh, un personaggio molto importante per la serie a fumetti e che qui viene ricalibrato per connettere meglio con lo spettatore e con gli stessi personaggi; inoltre finalmente gli vengono date delle forti motivazioni che fanno del suo personaggio, insieme a Jepperd, un esempio chiarificatore della banalità stessa del male. Il rapporto tra Jepperd e Gus qui è molto più “intimo” rispetto al fumetto: si decide di abbandonare il cliché che ha consegnato il finale del primo volume, per raccontare molto di più del personaggio senza dirci chiaramente che tipo di persona sia. Jepperd è un omone che sembra in grado di reggere tutto, ma che capiamo fin da subito non essere più in grado di affezionarsi o meglio non essere più intenzionato a farlo, perché continua a portarsi dentro una ferita che deve rimarginarsi; in questo senso, sarà il rapporto con Gus a guarirlo e, grazie alla natura seriale del prodotto, si svilupperà in maniera molto più organica che nel materiale d’origine. Gus invece, essendo il nostro protagonista e anche il nostro occhio in questo mondo post pandemico, è la rappresentazione stessa dell’innocenza e di come una persona buona, seppur determinata nel suo obiettivo, non riesce e non vuole scendere a patti con la crudeltà che sembra essergli intorno. Gus rigetta il mondo crudele che il morbo ha creato e fa di tutto per farlo rigettare anche allo spettatore.
A condire una storia già ben scritta, abbiamo poi un gruppo di attori davvero talentuoso: su tutti, Christian Convery, che interpreta Gus. Il giovane attore riesce a trasmettere una dolcezza ed una saggezza anche in alcuni casi straordinaria e lega benissimo con Nonso Anozie, che dà il volto a Jepperd. Un Jepperd diverso da quello che abbiamo conosciuto nei fumetti, ma che allo stesso tempo funziona meglio e ha un rapporto molto più profondo con Gus, grazie ad alcune oculate scelte narrative. In generale tutto il cast si comporta benissimo, anche Adeel Akhtar, interprete del Dr Singh, un personaggio scritto bene che regala un’interpretazione estremamente sentita e che risuona più con gli adulti che con i giovani. Mi sento anche di promuovere, per il poco che lo vediamo, Will Forte, nel ruolo di Richard, il padre di Gus. Forte dimostra ancora come sia un attore straordinario e poco considerato e come il ruolo in prodotti post apocalittici gli calzi a pennello sin dai tempi di Last Man on Earth. Una graditissima sorpresa invece è Neil Sandilands (The Flash, The 100) come Generale Abbott, che dimostra come la scrittura di un temibile villain sia spesso il 50% della buona resa di un lavoro. Sandilands e il suo Generale Abbott lo dimostrano pienamente, soprattutto alla luce dei precedenti ruoli dell’attore, non particolarmente memorabili. Ci sarebbero ancora molte più cose da dire sulla serie, ma molte cadrebbero nello spoiler, quindi per farvi godere al meglio la stagione ci fermiamo qui, ma vi possiamo assolutamente consigliare Sweet Tooth, perché siamo sicuri vi toccherà in più istanti.
Sweet Tooth è una storia familiare, che abbiamo già visto e sentito narrare in numerosi altri modi, quella di un ragazzo che va alla scoperta del mondo, ma anche quella della banalità del male. Infatti Gus, durante questo viaggio, farà la conoscenza di un mondo molto più ampio di quello che pensava, mentre verrà a conoscenza dell’essere umano, sia nel bene che nel male. Proprio il male che gli esseri umani riservano al ragazzo e a quelli come lui è dettato dall’ignoranza, dall’ipocrisia e dal non voler favorire il progresso. In un certo senso, sembrerebbe una storia anche reale se non fosse per una piaga terribile e un mondo ormai allo scatafascio nella mano di un manipolo di terribili uomini senza scrupoli, che un tempo potevano essere anche persone normalissime. Questa serie, per quanto non mostri mai una vera e propria crudezza, riesce a parlare a tutti, grandi e piccoli, così come il fumetto originale. Mickle e Schwartz rispettano incredibilmente l’origine del prodotto e lo trasportano nel migliore dei modi possibile, capendo cosa funzionerebbe o no in televisione e creando qualcosa che anche i fan più accaniti possono apprezzare, e può fargli riscoprire le emozioni che già avevano provato nella lettura del fumetto.
Sweet Tooth, la serie tv tratta dall’omonimo fumetto di Jeff Lemire, sarà disponibile su Netflix da venerdì 4 giugno. Di seguito il trailer:


















