September 17, 2019
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X-Men Dark Phoenix

X-Men: Dark Phoenix di Simon Kinberg | Recensione

  • di Marcello Martinotti
  • Giugno 6, 2019
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Il 2019 è chiaramente un anno di chiusure. Sono tante, soprattutto a livello cinematografico e d’intrattenimento, le saghe che vedono la loro fine: partendo da Avengers Endgame ed arrivando a Star Wars, nel mezzo troviamo X-Men: Dark Phoenix, la fine dei mutanti prodotti dalla Fox e quindi dell’universo iniziato con i film di Bryan Singer.

Questa pellicola merita una piccola premessa: arriva dopo quello che forse è uno dei peggiori film della saga, X-Men: Apocalisse, e soprattutto dopo che ormai l’acquisizione da parte di Disney della Fox è ampiamente avvenuta. Per finire, il film tratta una delle saghe più delicate e care ai fan dei mutanti, con protagonista la figura di Fenice Nera. I presupposti non sono assolutamente a favore della pellicola e purtroppo portano proprio a quello che si temeva.  

Durante una missione di salvataggio nello spazio, Jean perde quasi la vita quando viene colpita da una misteriosa forza cosmica. Una volta tornata a casa, questa forza non solo la rende infinitamente più potente, ma molto più instabile. Lottando con questa entità dentro di lei, Jean libera i suoi poteri in modi che non può né comprendere né contenere. Con questo potere fuori controllo, Jean farà del male alle persone che ama di più, minando anche il forte legame che unisce gli X-Men.

Il film, diretto da Simon Kinberg, vede l’ormai assodato cast che già abbiamo incontrato nella precedente pellicola. I protagonisti ci sono tutti, da Xavier (James McAvoy) a Magneto (Michael Fassbender) fino ai volti più noti degli ultimi film, tra cui spiccano Sophie Turner nel ruolo della protagonista indiscussa Jean Grey, Jennifer Lawrence che torna a vestire i panni di Mystica, Nicolas Hoult nel ruolo di Hank McCoy/Bestia ed i personaggi di Ciclope, Quicksilver e Tempesta. Al cast, già stellare, si aggiunge Jessica Chastain in un misterioso ruolo.

Nonostante però il blasone che investe il cast, il film non riesce in nessun modo a spiccare e ad ammaliare lo spettatore, e tutti i problemi della pellicola vengono lo stesso a galla. Gli stessi attori, quasi tutti, sono appena sufficienti nella loro interpretazione. Alcuni sembrano esprimere un ruolo che ormai sta loro stretto, nonostante le grandi doti recitative. Su tutti, Jennifer Lawrence è a capo di questo gruppo di attori stanchi: la sua Mystica nulla ha a che veder con quella che abbiamo potuto vedere nei primi due film di questa nuova veste degli X-Men. 

La regia di Kinberg funziona, ma poco e per poco tempo. Il film tenta di avere una chiave drammatica forte, slegandosi molto dalla classica veste di cinecomics e, per la prima mezz’ora e per qualche sprazzo nel resto della pellicola, ci riesce anche abbastanza. Questo lato viene in parte valorizzato dalla regia di Kinberg, che focalizza molto l’aspetto drammatico, ma i pregi si fermano qui. Quando il film si sposta, per forza di cose, su un genere più action vediamo che non c’è un vero e proprio cambio di regia e le scene d’azione non sono girate in modo propriamente piacevole. Anche il montaggio viaggia a pari passo con il concetto espresso nella regia, a sprazzi fa abbastanza bene in modo sufficiente, per il resto del film invece non corrisponde a quello che la pellicola cerca di esprimere. 

Il ritmo sostenuto del film rende X-Men: Dark Phoenix sicuramente scorrevole e molto veloce, tanto da non appesantire la visione della pellicola ma, di contro, questo ritmo così sostenuto, soprattutto nella seconda parte, da proprio l’idea di essere più che altro frettoloso. Il film sembra sempre non prendersi il suo tempo, sembra che per gran parte della pellicola si passi da un avvenimento ad un altro senza rifiatare e senza dare il giusto spazio a tutto quello che si dovrebbe dire.

Sophie Turner cerca sempre di caratterizzare al meglio in tutte le scene la drammaticità della sua Jean Grey ma, un po’ per demeriti suoi ma soprattutto per il ritmo della pellicola, spesso viviamo i suoi momenti più drammatici e di introspezione con freddezza e distacco perché non si ha il tempo di approfondire ed empatizzare con il personaggio. Questo ritmo serrato, che non permette di affrontare con i giusti tempi le vicende, si palesa come dannoso quando si va ad introdurre il personaggio di Jessica Chastain, personaggio che non viene mai realmente introdotto, ma che praticamente viene inserito nella storia senza grandi spiegazioni, lasciando lo spettatore per tutta la pellicola interdetto sugli avvenimenti che la vedono protagonista. Quello che traspare e rimane alla fine della visione è proprio quella sensazione di fretta e di aver visto un film fatto perché doveva essere fatto.

Viene spontaneo paragonarlo a Logan – The Wolverine, l’ottima pellicola di James Mangold, non sicuramente per la qualità ma per il contesto della pellicola: è il film che chiude un ciclo, viene dopo un insuccesso della saga, si cerca di affrontare una storia di introspezione dei personaggi cercando di togliere le vesti del classico cinecomics. La differenza sostanziale che mi sento di evidenziare tra le due pellicole, che separa la riuscita della prima dalla mancata riuscita della seconda, è proprio il ritmo e il tempo che si prendono. Logan è un film che governa perfettamente l’andamento ed il ritmo, prendendosi tempo e rallentando dove ne ha la necessità e accelerando nei momenti più action, mentre X-Men: Dark Phoenix fa esattamente l’opposto, non riuscendo a dare la giusta cadenza al ritmo e risultato eccessivamente frettoloso. 

L’ultimo film degli X-Men non fa proprio quello che dovrebbe, intrattiene il minimo ed a volte nemmeno troppo bene. Appare come una produzione alternatamene stanca e frettolosa, probabilmente castrata in parte dall’acquisizione Disney che potrebbe aver influito su quello che voleva essere inizialmente la pellicola.

Traspare l’intenzione di voler creare con X-Men: Dark Phoenix un blockbuster ed un cinecomic atipico e più drammatico, la carica emotiva che vuole dare è sicuramente forte e l’idea è chiara. Purtroppo però la pellicola non riesce a raggiungere pienamente il suo obbiettivo e, nonostante la grande scorrevolezza del film, lo spettatore non riesce a vivere a pieno quello che è un film che avrebbe meritato più spazio e che avrebbe dovuto prendersi più tempo. Ora, il futuro dei mutanti è incerto e sicuramente abbiamo visto l’ultimo film Fox della razza mutante dell’universo Marvel. Forse, si sarebbero meritati una conclusione migliore. 

X-Men: Dark Phoenix

X-Men Dark Phoenix non è la giusta chiusura per questo grande ciclo dei mutanti marvel. L’ultima pellicola della FOX sui portatori del gene X non riesce ad incidere sul pubblico come dovrebbe, innalzando di poco il livello che avevamo visto già nel film precedente. Un’occasione sprecata per concludere con qualità la grande saga degli X-Men.
5
Frettoloso
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