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[Recensione] Black Sails – Dove Finisce l’avventura e inizia la leggenda

  • da Luca Brindani
  • 10 ottobre 2017
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Black Sails

Ormai nel 2017 siamo arrivati a considerare le serie tv alla stregua di prodotti cinematografici, sempre più spesso grandi produzioni optano per serializzare un’esperienza invece di renderla sotto film, sia perché questa può permettere di approfondire di più la psicologia dei personaggi, sia perché così si può imbastire trame sempre più ampie e di respiro rispetto ad un film, ma un tempo non era così, e più precisamente mi sto riferendo al 2014, le serie ad alto budget erano ancora pochissime e si contavano sulle dita di una mano: Game of Thrones, House of Cards e Fargo su tutte, fecero da apripista proprio durante l’annata televisiva 2014/2015 che è importante anche per l’uscita di un’altra serie tv di stampo avventuroso e ad alto tasso di azione, Black Sails.

Black Sails è un prequel molto libero dell’opera letteraria di Robert Louis Stevenson, L’Isola del Tesoro, ed è stata creata da  Jonathan E. Steinberg e Robert Levine, protagonisti della serie sono Toby Stephens e Luke Arnold, due nomi che non dicono molto al grande pubblico e che probabilmente tutt’ora dopo 4 anni in cui hanno intrattenuto milioni di spettatori in tutto il mondo diranno ancora poco eppure che ci crediate o no, loro due, sono i principali motivi per cui questa serie funziona dannatamente bene, ma andiamo con ordine.

L’antefatto a quello che sarebbe L’Isola del Tesoro, si ambienta nel 1715, periodo d’oro per i pirati e per la pirateria, vera e propria forza motrice di un certo commercio nel nuovo mondo; Al centro della vicenda vi è però non solo la pirateria, ma principalmente, la Walrus e il suo equipaggio, comandato dal Capitano James Flint(Toby Stephens) che durante la ricerca del galeone spagnolo l’Urca de Lima, che trasporta un ricco bottino in oro della flotta delle Indie Occidentali. L’impresa per i nostri pirati però sarà insormontabile sopratutto quando dovranno fidarsi gli uni dgeli altri, senza riuscirci mai pienamente, ad affiancare Flint abbiamo Billy Bones(Tom Hopper), il nostromo, John Silver(Luke Arnold) e l’equipaggio della nave Ranger, capitanata da Charles Vane(Zach McGowan).

Una trama al quanto semplice voi direte, sarebbe stata perfettamente riassumibile in una pellicola da 120 minuti o poco di più da mandare al cinema vero? Bé si e no, Steinberg e Levine non solo adattano le poche informazioni sul passato dei protagonisti dell’opera letteraria di Stevenson, ma calano il tutto in contesto realistico. La serie dunque a differenza di una qualsiasi opera cinematografica che per tempistiche è costretto a stringere, fa dei tempi dilungati, ma neanche troppo, una virtù, creando un vero e proprio mondo vibrante intorno a Nassau, popolandola di pirati come Flint, Silver, ma anche gregari che si dimostrano tanto importanti quanto i loro capitani o i loro capi ai fini della trama come Jack Rackham(Toby Schmitz), Anne Bonny(Clara Paget), la signora dell’isola di New Providence, Eleanor Guthrie(Hannah New), ma non solo, sempre di più saranno i personaggi ad interagire con i pirati fittizi e non dell’isola. Andando avanti con la serie si aggiungeranno anche personaggi come Barbanera interpretatao da Ray Stevenson(un grandissimo Stevenson) e anche Woodes Rogers interpretato da un Luke Roberts incredibilmente inquietante.

Black Sails nei suoi 4 anni di serializzazione in TV è stata oggetto di critiche miste, sopratutto nelle sue prime puntate, ma ha poi saputo conquistare il pubblico con un sapiente uso degli elementi storici e fittizi che creavano un affresco interessante e di intrattenimento molto buono per lo spettatore. Si è anche evoluta, ha cambiato più volte il focus e il “nemico”, creando anche all’interno delle stagioni, come la seconda, dei veri e propri archi narrativi che servivano a sviscerare ulteriormente personaggi come Charles Vane o Jack Rackham, insomma ha fatto della sceneggiatura uno dei suoi punti forti.

La Terza e Quarta Stagione a differenza delle prime due sono però il vero e proprio antefatto alla grande storia di mare che Stevenson ci narra nel suo romanzo, è proprio grazie a questo stacco netto che lo spettatore sente la leggenda e tutta la forza della storia scorrere nelle immagini passate su schermo. Le prime due stagioni sono più una avventura d’azione, con intrallazzi possiamo dire, la Terza e Quarta sono una vera e proprio epopea moderna, con dei grande “anti”eroi protagonisti, che ci trasportano nelle loro avventure, che siano esse giuste o sbagliate. Non siamo più solo di fronte a storie di pirati e commercio, siamo di fronte ad una vera e propria storia politica, si smettono di contare gli inganni ed i sotterfugi, la sola “guerra” alla pirateria diventa palese per quello che è ormai un affare poco redditizio per la corona e gli altri imperi coloniali Europei, al punto che il problema viene relegato alle Americhe e sono i governatori delle varie colonie a doversene “occupare”. Insomma un netto stacco da quella che era solo una serie d’azione con una trama non eccessivamente stupida ma che neanche si concentrava più del giusto sul lato “politicizzato” della vicenda.

Dopo la sceneggiatura si arriva ad un’altro degli assoluti punti positivi della serie ossia le interpretazione di Stephens e Arnold, ma ancora di più l’affiatamento che i due dimostrano quando sono Flint e Silver, i personaggi sembrano ormai essere loro, dopo quattro anni sarebbe alquanto difficile non ammettere che gran parte del merito della riuscita della serie sia di questi due attori, di cui il più capace è nettamente Stephens, senza nulla togliere a Luke Arnold. Flint è un uomo che rappresenta la temibile pirateria di un tempo, Long John Silver, identità che il personaggio di Arnold abbraccia solo nell’ultima stagione, è un ibrido tra i due generi di pirateria, una figura quasi mitica, che a differenza di Flint sa anche essere padrone delle proprie ire. Due personaggi e due attori complementari uno all’altro. Meritano una menzione speciale anche i personaggi di Charles Vane, figura tragica che viene interpretata da un Zach McGowan incredibilmente anche questo calato in parte, sarà che il ruolo muscolare che viene dato al pirata è praticamente cucito addosso all’attore, ma funziona dannatamente bene. Eleanor Guthrie anch’essa subisce vari stadi durante tutta la serie, i suoi obbiettivi sono il vedere prosperare New Providence e riuscire a rientrare nella definizione di società accettabile, inevitabilmente il suo ruolo cambierà così spesso durante la serie da diventare una figura ingombrante per Flint e i suoi e anche quasi rivale. Sarebbe difficile analizzare tutti i personaggi, perché sono veramente tanti e con altrettanti spunti di riflessione su cosa è una buona storia e di su come va narrata e purtroppo la vostra attenzione(e anche il nostro spazio) starà sicuramente ormai terminando, quindi spostiamoci in altri lidi.

Purtroppo se dal punto di vista della ricostruzione storica, della sceneggiatura e dell’interpretazione abbiamo avuto un degno prodotto non possiamo dire lo stesso dal punto di vista puramente visivo, essendo una serie di Starz, pre-American Gods, assistiamo a puntate che mettono in gioco una regia alquanto notevole, per lo più quelle affidate a registi come Neil Marshall, Marc Jobst e nell’ultima puntata, una delle migliori a livello tecnico, Jonathan Steinberg stesso.

Anche gli effetti speciali, comunque la computer grafica, spesso non sono completamente ben realizzati, nonostante la mole di battaglie navali presenti nella serie per ogni stagione, di cui ognuna molto dispendiosa, sopratutto per una produzione via cavo come Starz.

Le musiche invece dall’altro lato sono ben scelte, non invadenti e accompagnano benissimo le scene su schermo e la sigla d’apertura stessa, realizzata da  Bear McCreary, ha il suo perché e ogni volta che viene riutilizzata nelle puntate, non c’è n’è per nessuno fa sempre sfigurare tutte le altre musiche composte da sè stesso, sentire per credere.

In definitiva si possono dire tante cose su questa serie, ma non che non valga una visione, sopratutto per chi ama le opere cinematografiche con battaglie navali alla Master & Commander.

Dunque non siate timidi e salite a bordo della Walrus per vedere dove finisce l’avventura e inizia la leggenda.

Black Sails

Black Sails è un'ottima storia a metà tra Avventura ed Azione. Riprende tutti gli stilemi del classico romanzo d'avventura piratesco l'Isola del Tesoro, raccontando come è nata la leggenda di Long John Silver e del tesoro nascosto.
8
Ottimo
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