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Slots di Dan Panosian – La redenzione di un padre | Recensione

  • di Nicolò Beretta
  • 26 Ottobre 2018
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slotsEssere padre è il lavoro più difficile del mondo, direbbe chiunque. E in Slots di Dan Panosian la paternità è un tema portante: non caso, la prima pagina del fumetto è una dedica che l’autore fa al proprio genitore. Saldapress, non contenta di portare nel nostro paese solo questo nuovo titolo, ha deciso di fare le cose in grande, invitando Panosian come proprio ospite durante la prossima edizione di Lucca Comics and Games.
Si diceva che essere padre non è esattamente un mestiere facile. Sopratutto se sei un uomo della peggior specie, un mascalzone, un poco di buono. Uno “esiliato” dalla propria città, un fallito, uno stronzo. Uno come Stanley Dance insomma. Uno che scappa dagli autogrill senza pagare il conto. Uno che abbandona il proprio figlio, dopo aver tradito la moglie con la donna del suo migliore amico. Ma arriva per tutti un momento in cui la fortuna finisce, in cui si tocca il fondo e ci si rende conto di quanto si faccia schifo e di quanto si sia invecchiati. Ed è allora che Stan decide di girare la macchina e di tornare a casa sua, a Los Angeles, città dalla quale era stato cacciato dal suo “amico” Les, città dove ha lasciato degli amici, una famiglia tutta particolare, e un figlio che non vede da anni. Ma sopratutto, a Los Angeles Stan spera di ritrovare un’altra cosa: l’amore e la forza di indossare i suoi guantoni da boxe e di tornare a combattere sul ring.
La città di Las Vegas è come una terra promessa, una città che può regalare altre occasioni, e questa è proprio la speranza di Stan. Tornare a casa propria, riabbracciare quei vecchi amici che non si sono dimenticati di lui, sia in senso positivo che in negativo, e, magari, riuscire a riallacciare alcuni legami e a riparare ad alcuni errori. Ma l’essere un mascalzone è una proprietà del suo codice genetico, e quindi sarà un’ardua impresa. Attorno a lui, come detto, ruota un nutrito cast di comprimari, tutte anime figlie della città che le ha adottate. Purtroppo, uno dei punti deboli di Slots è il superficiale approfondimento di questi, in particolar modo dei loro legami e delle loro relazioni, per lo più turbolente e solo lievemente accennate. Probabilmente, ciò è da imputare alla lunghezza della storia, composta di soli 6 capitoli, e che, con tutta probabilità, avrebbe potuto dare loro ancora più spazio. Spazio che avrebbe potuto essere impiegato anche da una maggior dose di contenuto esplicito.
Ciò però non toglie che la lettura di Slots non sia di intrattenimento: si respira un’aria piacevolmente retrò (sembrerà un dettaglio sciocco, ma è merito anche dei bordi delle pagine ingiallite), quasi rockabilly, sebbene il racconto sembri ambientato ai giorni nostri. Tra tutti i personaggi, ovviamente è Stanley a spiccare, in quanto, proseguendo la lettura, viene quasi spontaneo prenderlo in simpatia, sebbene rimanga una personalità molto ambigua anche agli occhi del lettore.
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Anche dal punto di vista grafico, Panosian riesce a regalare qualche bella sorpresa: il suo amore per il fumetto è palpabile, vista anche la costruzione delle sue tavole. In particolare, sono degne di nota quelle immagini che ritraggono la città di Las Vegas, con i suoi palazzi, casinò e teatri di burlesque. L’effetto retrò a cui si accennava prima ritorna anche nella palette di colori scelta, tutti quanti “filtrati” con qualcosa di molto simile ad un nero di seppia, favorendo dunque i colori più intensi e caldi.
Con un’aria molto vissuta, proprio come il suo protagonista, Slots si lascia leggere con piacere, sebbene non senza qualche piccola stonatura, lasciando ad esempio poco chiare alcune relazioni e conclusioni alla fine della vicenda. Se siete amanti di fumetti di redenzione, di boxe, o di stralci di vita vera e vissuta, sicuramente vi lascerà appagati.

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