Annunciata nel novembre del 2018 durante la lavorazione della seconda stagione di Dark, 1899 è la nuova serie originale Netflix creata da Baran bo Odar e Jantje Friese. Visto il grande successo riscosso dalla serie tedesca, le aspettative di pubblico e critica verso la nuova serie dei creatori di Dark era davvero alle stelle. Come in passato, il titolo è stato avvolto da un grandissimo alone di mistero perché non si è voluto rivelare assolutamente nulla attraverso la campagna promozionale e anzi, i trailer e i vari poster hanno contribuito ad aumentare la natura criptica di 1899. Il compito di Odar e Friese, o meglio l’intenzione era quella di raccontare una nuova storia che potesse, tramite la propria complessità e la fascinazione del suo mistero, coinvolgere nuovamente il pubblico. Ci saranno riusciti?

1899. Un piroscafo, il Kerberos, pieno di migranti si dirige verso ovest lasciandosi alle spalle il Vecchio Continente. I passeggeri, provenienti da diverse nazioni europee, hanno in comune speranze e sogni per il nuovo secolo e per il loro futuro all’estero. La traversata verso New York però subisce una svolta imprevista con l’avvistamento in alto mare della Prometheus, un’altra nave di migranti alla deriva da quattro mesi. Ciò che troveranno a bordo trasformerà il loro viaggio verso la terra promessa in un terrificante incubo.

Iniziamo facendo subito un distinguo: Dark e 1899 sono due serie assolutamente diverse. Anche se a primo impatto possono sembrare simili a livello strutturale e narrativo, in quanto entrambe sono serie corali, una legata alla famiglia e l’altra ad un gruppo di migranti, le serie sono molto distanti tra loro. A differenza di Dark, dove la storia alternava varie linee temporali, 1899 pone sin da subito le basi per una narrazione più lineare, che a turno si focalizzerà su i vari protagonisti partendo da Maura Franklin, interpretata dall’attrice inglese Emily Beecham. Al contrario di Dark, dove ogni personaggio era principale ed aveva una ragione per esistere (per ovvie ragioni visto il tema portante della serie), pur avendo un cast corale in 1899 possiamo identificare sostanzialmente tre protagonisti: la già citata Maura Franklin, il capitano Eyk Larsen e il misterioso Daniel Solace. Senza addentrarci troppo nella storia della serie per evitare spoiler, possiamo dire che buona parte dei personaggi principali sono tutti caratterizzati da un passato traumatico che li ha segnati e vedono in questo viaggio verso l’America la possibilità di un nuovo inizio. Se in Dark ci si chiedeva quando fossero ambientato gli eventi, questa volta il quesito che bisogna porsi è: “che cosa sta succedendo?”. Di conseguenza, se dopo la prima stagione di Dark ci trovavamo solo con tante, anzi tantissime domande, in 1899 abbiamo sin da subito molte risposte, il cui unico dubbio è legato alla veridicità o meno delle stesse.

Dopo aver giocato con la fisica quantistica con la prima serie, la produzione tedesca in 1899 trova come fulcro lo studio della mente e la psicologia stessa. Infatti la serie si apre citando la poesia “La mente è più grande del cielo” di Emily Dickinson recitata dalla Beecham in una scena onirica che, visti i precedenti di Odar e Friese, mette in dubbio sin dal primo momento ciò che andremo a vedere nel resto della serie. Questa è solo la prima delle tante citazioni alla letteratura, sopratutto britannica, del ‘800. La serie infatti gioca molto con queste citazioni, le più evidenti sono quelle a Dracula di Bram Stoker e allo stesso Frankenstein di Mary Shelley per quando riguarda l’aspetto scientifico.

Anche in questo caso, Baran bo Odar firma la regia di tutti gli otto episodi della serie. Registicamente siamo nuovamente di fronte ad un prodotto molto ben curato, che riprende le stesse atmosfere sospese di Dark, caratterizzate da pioggia, nebbia e un generale filtro un po’ desaturato. Eccellente è l’integrazione della tecnologia nelle riprese della serie tv grazie alla Volume Technology, una tecnologia ormai ampiamente utilizzata ad Hollywood e che negli ultimi anni sta prendendo piede anche in televisione. Questa è una tecnica estremamente moderna e altrettanto costosa che prevede l’utilizzo di un set circondato da enormi schermi LED 4K su cui vengono proiettate in tempo reale le ambientazioni e gli sfondi della scena da girare, così da eliminare completamente l’uso dei green screen. Per presentando ritmi molto più incalzanti rispetto a Dark, 1899 è una serie molto dialogata con una buona dose di suspense supportata dalla regia e dalla fotografia, oltre alle ambientazioni cupe e claustrofobiche.

Vista la tematica trattata nella serie, ovvero i grandi flussi migratori di fine ‘800 verso gli Stati Uniti d’America, pur essendo una serie tedesca 1899 presenta un cast multietnico eterogeneo, composto da attori e attrici provenienti da tutta Europa e non solo. Se in Dark l’unica lingua parlata era il tedesco, vedendo 1899 in lingua originale ci troveremo di fronte a ben 8 lingue differenti che spaziano dall’Inglese allo Spagnolo, passando per il Polacco fino al Cantonese. Su tutti spicca la performance di Andreas Pietschmann, già interprete del Jonas adulto di Dark, che nei panni del capitato Eyk Larsen trova ancora una volta la sua dimensione. Ottima anche la prova di Emily Beecham che come in Little Joe, pellicola che gli è valso il premio per la miglior attrice al Festival di Cannes nel 2019, mette in mostra tutte le sue grandi doti recitative. Già noto al pubblico di Netflix, Miguel Bernardeau è una grande conferma; nella serie spagnola Elite lui era senza dubbio l’attore più talentuoso e in 1899 da sfoglio di un’interpretazione sfaccettata e intrigante. Degne di nota anche le performance di Aneurin Barnard e Isabella Wei, interpreti rispettivamente di Daniel Solace e Ling Yi. Baran bo Odar e Jantje Friese, in Dark, avevano dato prova di saper lavorare molto bene con gli attori più giovani e anche questa serie non è da meno vista la performance fredda e inquietante di Fflyn Edwards, interprete del piccolo Elliot.

1899

Pur mantenendo una struttura corale simile a quella di Dark, 1899 è una serie molto differente. Baran bo Odar e Jantje Friese non sono caduti nell’errore di ripercorrere i passi della loro precedente serie in cerca di facile consenso, ma hanno deciso di creare un prodotto tutto nuovo, e la scelta si è rivelata vincente. Se Dark aveva spiazzato tutti vista la sua grande complessità e originalità, 1899 è un prodotto volutamente derivativo che ripropone tematiche già viste in opere letterarie e cinematografiche in modo nuovo e originale. Una serie molto intrigante ma, apparentemente, meno intricata della precedente che brilla grazie ad un ottima scrittura coadiuvata da una regia curata e claustrofobica.


1899 è ora disponibile su Netflix. Di seguito potete visionare il trailer ufficiale della serie:

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