Quanto fanno paura gli scimpanzé? La risposta che ci dà il film è: tanto, ma solo se colpiti dalla rabbia, specialmente quando il vero terrore è l’essere umano. Sia la vita reale sia il mondo di Hollywood sono costellati di animali strappati dal loro habitat naturale per entrare in un mondo altro, e questo concetto di horror naturale è già stato esplorato in film come King Kong o Nope oppure, senza entrare nel mondo cinematografico, nella storia recente con la vera vicenda di Travis, uno scimpanzé che ha sfigurato una donna attaccandola. Ben – Rabbia Animale, si costruisce quindi come uno slasher movie, con citazioni ai vecchi film di genere come Halloween di Carpenter, ma mantenendo comunque un tono leggero senza negare letture interessanti. Ben – Rabbia Animale, il nuovo film di Paramount Pictures ed Eagle Pictures sarà in sala dal 29 gennaio. Ecco il nostro parere.

In Ben – Rabbia Animale la vacanza ai tropici di un gruppo di amici si trasforma in un’esperienza terrificante, all’insegna di una lotta primordiale per la sopravvivenza.

Come in ogni film slasher che si rispetti, i personaggi sono spesso pochi e infatti questo film non delude le aspettative dettate dal genere. Anche se ridotto all’osso, il cast risulta convincente. Abbiamo infatti Johnny Sequoyah, la protagonista del film Lucy (Dexter: New Blood), Jessica Alexander che qui interpreta l’amica-nemica Hannah (La Sirenetta), il vincitore del premio Oscar come miglior attore non protagonista Troy Kotsur (CODA), Victoria Wyant che interpreta la migliore amica di Lucy, Kate (Fondazione), e Miguel Torres Umbra che interpreta Ben, la terribile minaccia.

La regia del film è affidata a Johannes Roberts, che non è nuovo a film su animali pericolosi nella sua filmografia: possiamo infatti notare come sia il regista di 47 metri e del suo sequel, e di altri film come Resident Evil: Raccoon City e The Strangers: Prey at Night. Qui la sua regia diventa particolarmente interessante non solo per alcune costruzioni dell’immagine nel “quadro nel quadro”: vediamo spesso le attrici circondate da foglie d’albero mentre si aggirano per la casa per nascondersi da Ben. Oppure una scena di vera e propria presentazione di Ben quasi a inizio film, dove la macchina da presa gira intorno al personaggio felice di rivedere una parte della sua famiglia a casa, stesso stile che viene usato quando Ben si trova davanti alla piscina e contrae la rabbia. Un altro aspetto interessante è una piccola scena in cui Hannah e Kate commentano il corpo di un ragazzo sui social: da una parte mostra un desiderio femminile attivo, dall’altra serve a caratterizzare Lucy come la “final girl” in quanto donna “pura”.

La sceneggiatura forse risulta la parte più debole del film; una sceneggiatura che però riprende, in parte, anche le problematiche dei vecchi slasher. Il film fa da subito capire al pubblico che tutto si è consumato in poco tempo, come nei primi slasher ambientati in campi estivi, così come è evidente l’ispirazione presa da Cujo, basato sul libro di Stephen King e adattato al grande schermo nel 1983. Anche alcune scelte della storia possono sembrare ridondanti. Alcuni personaggi che avrebbero potuto avere risvolti più interessanti sono spesso sacrificati per diventare solamente vittime di Ben, quando avevano il potenziale per una maggiore crescita.

Una delle parti più interessanti del film è la componente sonora. Altri aspetti degni di nota sono quelli legati alla fotografia, che dialoga con le scene che vediamo su schermo: per esempio luci fredde verso sera, quando tutto è più teso e Ben è già contagiato; luci più calde all’inizio della pellicola, quando è ancora tutto tranquillo e Ben non ha ancora contratto la rabbia; o luci rosse che trasmettono un senso di pericolo quando uno dei ragazzi viene attaccato da Ben. Ma a colpire è proprio Ben e la costruzione del suo costume, che unita alla recitazione di Umbra sembra non essere interpretata da una persona, ma da un vero scimpanzé.

Seppur possa sembrare un film, all’apparenza, fatto solo di sangue, in realtà uno dei significati dietro questa pellicola è quello dell’accettazione del lutto della protagonista. Il personaggio di Ben può essere sovrapposto anche alla figura del padre, uno scrittore di fama internazionale sordo, il cui unico modo di comunicare con le figlie sono i gesti della LIS, esattamente come fa Ben, con l’aggiunta di uno strumento tecnologico che gli permette di usare semplici parole per esprimere i suoi sentimenti. Questo rende Ben molto più umano agli occhi del pubblico. Ovviamente, parlando di animali, non si può non affrontare il classico tema dei film di questo tipo, ovvero il rapporto uomo–natura, che in questo film è esplorato con qualche riflessione antispecista. Non si arriva ovviamente alle considerazioni che sono alla base di altri film come Okja, Lamb o Pianeta Selvaggio, ma il tema viene osservato a debita distanza. Anche il fatto stesso che il killer animale abbia un nome lo eleva da bestia ad animale domestico fino a qualcosa di più: viene umanizzato attraverso un nome, diventando parte della famiglia.

Per concludere, sì: Ben – Rabbia Animale è uno slasher senza troppi pensieri, con buone interpretazioni, soprattutto quella di Ben e una scrittura a volte claudicante e ripetitiva. Detto ciò, in soli 89 minuti il film riesce a parlare di diversi argomenti che rendono interessante la sua analisi.


Ben – Rabbia Animale arriva in sala a partire dal 29 gennaio. Ecco il trailer del film:

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