Sin dal primissimo trailer rilasciato, Bubble aveva catturato immediatamente l’attenzione del pubblico. Forse per i colori, forse per l’elemento del parkour, forse per le animazioni che sembravano incredibilmente fluide. O, molto probabilmente, per tutti questi elementi messi insieme. Insomma, il nuovo film di Tetsurō Araki prodotto e realizzato da WIT, studio d’animazione che si è occupato delle prime tre stagioni de L’Attacco dei Giganti, ha suscitato incredibile interesse sin da subito. Nella cornice dell’ambientazione post-apocalittica, più passano i minuti e più Bubble si rivela essere molto di più di quello che sembrava.

In un futuro post-apocalittico, Tokyo è pressoché deserta. Inondata durante una catastrofe che ha visto delle bolle scendere dal cielo, la città è teatro di gare di parkour tra squadre che mettono in palio le proprie risorse per sopravvivere. Tra i vari partecipanti, Hibiki è sicuramente il corridore più talentuoso, perché in grado si saltare e destreggiarsi tra quelle bolle. Un giorno, però, il ragazzo rischierà la vita e verrà salvato da una giovane ragazza che sembra apparsa dal nulla: da quel momento in poi le vite di entrambi sono pronte a cambiare probabilmente per sempre.

Bubble è una carta vincente. Il film è uno spettacolo per gli occhi e prodotti con la stessa cura nei dettagli e nei particolari per quel che riguarda il comparto grafico non se ne vedevano in giro da un po’ di tempo. WIT ha abituato il pubblico a lavori veramente eccellenti, come il più noto Attack on Titan o anche l’anime originale Great Pretender, ma in questo caso lo studio d’animazione si superato.

Il merito, probabilmente, va anche ai character design di Takeshi Obata, che ovviamente il mondo intero conosce per aver disegnato Death Note. Il disegnatore riesce infatti a creare dei personaggi immediatamente riconoscibili tramite il loro look, fondendo degli outfit sportivi a quella componente post-apocalittica che giocoforza deve essere presente in un film come Bubble. Ne risultano una serie di personaggi accattivanti e incredibilmente funzionanti. Discorso diverso, ma ugualmente funzionante, va fatto per la ragazza misteriosa che è un po’ il fulcro della trama: senza incorrere in spoiler, il suo è un character design un po’ out-of-context, con il personaggio che sembra quasi uscito da una storia di Sailor Moon; tuttavia, il contrasto è semplicemente splendido e anche questo look funziona alla grande.

I design dei personaggi si fondono, poi, con una realizzazione tecnica incredibili: le animazioni sono estremamente fluide e le scene del parkour – che sono affettivamente tante e tutte variegate – sono mozzafiato. Non sarà raro, infatti, che lo spettatore potrebbe voler tornare indietro per riapprezzare un determinato momento, una specifica azione o sequenza. Era impossibile non utilizzare, poi, la CGI per alcune scene o per specifici elementi: in alcuni momenti effettivamente la computer grafica non si fonde benissimo con il resto dei disegni, ma in alcuni frangenti – non tutti – potrebbe essere una scelta, per differenziare l’origine degli elementi. Per intendersi, le bolle non arrivano dal mondo dei personaggi e l’essere in CGI potrebbe stare a simboleggiare lo stacco e la differenza con tutto il resto del contesto.

La regia di Tetsurō Araki, poi, è un altro elemento incredibilmente funzionante e messo a punto su misura per Bubble. Questo perché i movimenti di macchina riescono a portare lo spettatore veramente al centro dell’azione e il dinamismo delle scene più veloci e movimentate è veramente incredibile, come anche le sequenze di parkour, molto semplici da seguire nonostante la frenesia. Quando poi, invece, il film deve diventare più rilassato, calmo e quasi intimo, le inquadrature indugiano in maniera praticamente perfetta sugli sguardi, sui sorrisi e sui primi piani dei protagonisti.

Altalenante, almeno nella prima parte, l’aspetto narrativo del film: nella prima mezz’ora, infatti, ci sono i classici “spiegoni”, addirittura con immagini e voce fuori campo, che cercano di dare del contesto allo spettatore, che si ritrova catapultato nell’azione del film sin da subito. Vero, fornire informazioni era fondamentale, ma è anche vero che si poteva optare per una serie di dialoghi costruiti ad hoc per permettere al pubblico di mettere insieme, via via, i pezzi del puzzle. In ogni caso, ad un primo atto che fatica ad ingranare, seguono un secondo e un terzo che consacrano Bubble per quello che è veramente: una rivisitazione moderna e post-apocalittica de La Sirenetta. Con alcune situazioni pescate anche da Tarzan, il film quando abbraccia questa dimensione diventa semplicemente splendido, perché le interazioni tra i personaggi sono funzionanti e rivivere la storia de La Sirenetta ma in un contesto totalmente nuovo e innovativo è veramente speciale e, soprattutto, originale: è qui che Bubble diventa un grandissimo sì.

Bubble è un gran bel film, sicuramente non perfetto, ma che riesce a catturare sempre di più l’attenzione e la fascinazione del pubblico, nonostante un inizio forse eccessivamente traballante. Le animazioni fluide, le musiche incantevoli e una storia che si trasforma di atto in atto sono gli elementi fondanti di questo concerto assolutamente azzeccato che è il film. A tutto questo, poi, va aggiunto l’elemento del parkour che, in un modo o nell’altro, in qualsiasi prodotto, funziona sempre. Dare una possibilità a Bubble, su Netflix, è quasi un must.


Bubble è disponibile su Netflix. Di seguito, il trailer ufficiale del film:

Lascia un commento