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Cocaine

Cocaine – La Vera Storia di White Boy Rick | Recensione

  • di Edoardo Muolo
  • Marzo 15, 2019
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Cocaine – La Vera Storia di White Boy Rick è la seconda opera del regista francese Yann Demange, che non vedevamo dietro la macchina da presa dal 2014, quando debuttò sul grande schermo con “’71”, film che in Italia ha saltato le sale e si è proposto solo in formato Home Video.

In questa seconda pellicola Demange si avvale di un cast di tutto rispetto composta da Matthew McConaughey, Jennifer Jason Leigh e Bruce Dern, per portare in scena la storia di Richard Wershe Jr., interpretato egregiamente dalla rivelazione Richie Merritt, che a 14 anni divenne il più giovane informatore dell’FBI riguardo i traffici di droga a Detroit negli anni ’80. Rick nasce e cresce in un ambiente travagliato, la madre ha abbandonato lui e la sorella, ora tossicodipendente, quando erano bambini; il padre, Richard Wershe Sr. (Matthew McConaughey), è quel genere di personaggio buono ma alla deriva e al limite della legalità. Pur amando profondamente i figli, rimane un cattivo esempio, specialmente per Rick, che lo assiste nella sua attività di venditore d’armi modificate. Proprio durante la vendita di una di queste partite d’armi Rick entrerà in contatto con un boss della droga locale, Rudell Boo Curry, che, prendendolo in simpatia, lo introdurrà nell’ambiente dello spaccio.

L’FBI, nella figura di Jennifer Jason Leigh, agente Alex Snyder e di Rory Cochrane, agente Frank Byrde, già attiva nel monitoraggio delle attività del padre, non tarda a notare che il figlio è implicato in attività ben più rilevanti, specie in quegli anni, e facendo leva sulla povertà della famiglia e sulla non troppo velata possibilità di portare il padre davanti ad un giudice, convincono Rick a passare informazioni sulle attività dei trafficanti di Detroit. Questa posizione mette a grave rischio la sicurezza del ragazzo; ben presto la banda di Curry realizza che c’è una talpa tra di loro e, essendo Rick l’unico bianco in un gruppo di afroamericani, i sospetti ricadono ben presto su di lui. Quando si realizzano le prime, gravi, conseguenze, l’FBI fondamentalmente si smarca, abbandonando Rick e la sua famiglia a loro stessi, non potendo compromettere la loro posizione ammettendo di essersi avvalsi di un quattordicenne come infiltrato. E’ l’inizio di un periodo particolarmente nero per la famiglia Wershe, che pur riunendosi per farsi forza versa in condizioni economiche e sociali al limite della povertà assoluta. La soluzione a questi problemi giunge infine a Rick in tutta la sua semplicità: sfruttare i contatti conosciuti durante il suo periodo da spacciatore per mettere in piedi una piazza di spaccio tutta sua, indipendente, con cui sostentare la sua famiglia e il suo neonato figlio. Il resto della storia è cronaca, ma ne interromperemo il racconto per chi non la conoscesse e volesse scoprirla al cinema.

Cocaine, nel suo complesso, è un film più che dignitoso; affronta con immagini e con il linguaggio grezzo della periferia delle tematiche per nulla scontate, sopratutto in America. Una tra tutte è quella della vendita di armi, di cui si occupa il padre di Rick. C’è un dialogo emblematico tra padre e figlio, quando Rick gli comunica di voler iniziare a spacciare droga, in cui il genitore reagisce scandalizzato, affermando che la vendita di droga è un’attività illegale, che danneggia le persone, dimostrandosi al contempo del tutto incapace di capire che la vendita di armi, seppur legale sotto certe condizioni, è un’attività ugualmente pericolosa e dannosa per la comunità. Pur affrontata in modo grezzo, questa conversazione rispecchia un infinito dibattito della politica americana, che spesso nega l’impatto negativo di una massiccia e incontrollata diffusione di armi da fuoco, trincerandosi dietro frasi come “è un diritto costituzionale”, espressione usata dal padre di Rick per giustificarsi.

Molto toccante è anche la sequenza che mostra la disintossicazione di Dawn Wershe, sorella tossicodipendente di Rick, che pur odiando e incolpando il padre per tutte le sue disgrazie alla fine accetta le sue cure e il suo aiuto, in un quadro di ricostruzione dell’integrità famigliare davvero reso bene.

Nonostante i suoi punti di forza, tuttavia, Cocaine – La Vera Storia di White Boy Rick è un film che non spicca, manca quel qualcosa che lo renda un lavoro indimenticabile. Difficile dire precisamente cosa sia, sicuramente a livello narrativo e di sceneggiatura la vicenda poteva essere arrangiata meglio, seppure i dialoghi abbiano dei bei momenti. Nel complesso è un film che, probabilmente, tra pochi anni sarà del tutto dimenticato, perché non offre niente di davvero nuovo o originale al mondo del cinema e, in parte, anche perché la sua main star, McConaughey, non offre un’interpretazione memorabile, cosa che avrebbe potuto spingere molto di più il grande pubblico ad apprezzare il film.

Cocaine – La Vera Storia di White Boy Rick

White Boy Rick, all'anagrafe Richard Wershe jr., cresce a Detroit negli anni '80 in una famiglia disastrata e ridotta alla povertà. Nel tentativo di salvare il padre da un processo per vendita illegale di armi modificate si ritroverà a lavorare come infiltrato per l'FBI all'interno di una pericolosa banda di spacciatori.
6.5
Buono
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