“Con la tredicesima scelta del Draft NBA, gli Charlotte Hornets scelgono Kobe Bryant, dalla Lower Marion High School”

Con queste parole del compianto David Stern si apre la carriera NBA di uno dei giocatori più grandi, celebri e amati di tutti i tempi, Kobe Bryant. Parlare di Kobe richiederebbe intere giornate e pagine, speciali d’approfondimento e analisi tecniche, tattiche, psicologiche e disanime atletiche su quello che, ad oggi, è il quarto miglior marcatore della storia del basket NBA, superato due giorni fa da LeBron James, un altro di quelli che, nonostante stia ancora giocando, è già considerato uno dei più grandi di sempre.

Kobe, come ormai sappiamo tutti, è morto improvvisamente nelle scorse ore, a causa di un incidente con l’elicottero sul quale stava viaggiando: insieme al leggendario giocatore, anche la giovane figlia Gianna Maria Onore, di soli 13 anni.

Quello di cui vogliamo parlarvi non è però il Bryant cestista, anche se pare impossibile scindere la persona da quella che, per tutti i 41 anni della sua esistenza, è stata ben più che una passione o una professione: vogliamo infatti parlarvi di Dear Basketball, il cortometraggio animato scritto dallo stesso Black Mamba e diretto da Glen Keane con musiche di John Williams. Ma facciamo un passo indietro.

Il 29 novembre 2015 sul The Players’ Tribune, Kobe scrive una lettera in cui annuncia il suo ritiro dal mondo della pallacanestro. Il 13 aprile 2016 gioca la sua ultima partita in NBA concludendo con 60 punti (miglior prestazione realizzativa per un singolo giocatore nell’anno 2015-2016) nella vittoria contro gli Utah Jazz, tirando con il 44% dal campo e stabilendo un nuovo record per punti segnati nell’ultima partita in carriera.

La lettera, letta ad alta voce dallo stesso Kobe, viene trasformata in uno splendido cortometraggio, che ci mostra il parallelo tra il piccolo Bryant ed il giocatore adulto, mostrandoci tutta la passione, la voglia di perfezionarsi, il sacrificio che il giocatore ha infuso nel basket durante tutta la propria vita.

Le parole sono toccanti anche per chi non ha mai preso in mano la palla a spicchi, ma diventano qualcosa di commovente per chi, come il sottoscritto, ha dedicato una buona parte della propria vita (con risultati decisamente diversi da quelli di Kobe) allo sport tanto amato. Il sogno di un bambino che fin dai primi anni ha sempre e solo desiderato diventare un cestista, segnare il canestro della vittoria allo scadere, vedere la folla esplodere di gioia, i compagni in delirio, e che per ottenere questo risultato ha spremuto ogni goccia di sudore possibile per migliorarsi costantemente. Dear Basketball è questo, e molto di più. Ci racconta di un uomo ossessionato, sia in positivo che in negativo, dalla propria passione, dal proprio ardente desiderio di vittoria e di gloria, un uomo disposto a logorarsi fisicamente e mentalmente pur di raggiungere il proprio obiettivo.

Kobe Bryant non è stato sempre uno dei giocatori più amati, come accade ed accadrà sempre a tutti i grandi: Jordan, James, Magic, Bird, hanno sempre diviso i tifosi ed i compagni tra amore ed odio, come ogni grande personalità di quel fantastico mondo che è il basket statunitense.

Ma, come spesso accade quando un campione si ritira, le critiche e le frizioni con gli avversari si mitigano, e si ricorda solo il meglio di quanto un giocatore abbia dato: per questo il Farewell Tour, l’ultimo giro di Kobe sui campi calcati per vent’anni, è stato uno dei momenti più apprezzati della carriera del grande campione, ed è anche per questo che Dear Basketball è stato riconosciuto, oltre ai notevoli pregi tecnici, come il miglior corto animato del 2018 anche agli Oscar.

Questo il testo completo della lettera di Kobe:

” Cara pallacanestro,
sin dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzettoni di mio papà e a immaginare tiri decisivi per la vittoria al Great Western Forum, mi è subito stata chiara una cosa: mi ero innamorato di te. Un amore così grande che ti ho dato tutto me stesso, dalla mia mente, al mio corpo, al mio spirito e alla mia anima.

Nelle vesti di un bambino di 6 anni innamorato non ho mai visto la luce in fondo al tunnel. Mi vedevo soltanto correre al di fuori. E così ho corso. Ho corso su e giù per ogni campo, rincorrendo ogni pallone per te. Mi hai chiesto il massimo sforzo, io ti ho dato il mio cuore.
Ho giocato quando ero stanco e dolorante, non perché fossero state le sfide a chiamarmi, ma perché TU mi hai chiamato. Ho fatto qualsiasi cosa per TE, perché questo è ciò che fanno le persone quando qualcuno le fa sentire vive come hai fatto tu con me.
Hai dato a un bimbo di 6 anni il sogno di essere un giocatore dei Lakers e ti amerò sempre per questo. Ma non posso amarti in maniera ossessiva per molto tempo ancora. Questa stagione è tutto quel che mi rimane da darti. Il mio cuore può reggere il peso, la mia mente pure, ma il mio corpo sa che è giunto il momento di salutarci.

Ma va bene così. Sono pronto a lasciarti andare. Volevo che tu lo sapessi, cosicché potremo assaporare meglio ogni momento che ci rimarrà da gustare assieme. Le cose belle e quelle meno belle. Ci siamo dati l’un l’altra tutto quello che avevamo.
Ed entrambi sappiamo che, qualsiasi cosa io farò, sarà sempre quel bambino con i calzettoni, il cestino della spazzatura nell’angolo e 5 secondi ancora sul cronometro, palla in mano. 5… 4… 3… 2… 1.
Ti amerò sempre.
Kobe”

Lascia un commento