[der Zweifel] Gli Ultimi Jedi e la linea comica

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Star Wars: Gli Ultimi Jedi è uscito ormai da una settimana e quindi si può ormai parlare tranquillamente del film senza paura di rovinarne la visione agli appassionati. Ma, se voi che state leggendo questo pezzo non volete spoiler di alcun tipo, perché vi siete attardati con la visione, vi conviene tornare alla home di RedCapes e leggere qualche altro articolo.

È inutile che io scriva un altro pezzo su quanto questo film sia degno o no di appartenere all’universo di Star Wars. Milioni, se non miliardi di byte, viaggiano ormai per la rete giudicando il lavoro di Rian Johnson. Ettolitri d’inchiostro impregnano tonnellate di carta riportando la soddisfazione o meno dei critici. Infiniti e più commenti sul web segnalano l’approvazione o meno dei fan.

In questo clima diviso e divisivo, io c’entro poco. Non sono un fan di Star Wars di lungo corso, sia per età che per storia personale. Ho visto la seconda trilogia da bambino in televisione, senza farci nemmeno troppa attenzione, ho poi recuperato l’intera saga in tarda adolescenza.

Per questo non voglio parlarvi di quanto i Jedi siano incensati o vilipesi in questo ultimo capitolo, di come la forza in Rey possa scorrere così fluidamente mentre Kylo Ren s’è dovuto spaccare la schiena per giungere a quei livelli, o di chi sarà mai il super cattivo della saga data la brutta fine che fa Snoke.

Voglio parlarvi della linea comica.

Sì, perché come ormai molti prodotti cinematografici, anche la saga di Star Wars si è lasciata trasportare dentro questo filone ibrido, tipico delle nuove grandi produzioni: inserire scene e personaggi funzionali solo alla risata per incrementare l’affluenza al botteghino. È un po’ il concetto per cui nella fiction Gli occhi del cuore hanno inserito il personaggio dell’avvocato interpretato da Nando Martellone.

Mi immagino quindi il Dottor Cane della Disney che convoca nel suo ufficio il Lopez della Lucasfilm al quale chiede di inserire la linea comica nella saga. Meraviglioso. Come se poi Star Wars avesse bisogno di questi biechi trucchetti per riempire le sale.

Comunque non è tutto da buttare quest’esperimento. Perché è pur vero che a volte la comicità è fuori luogo e spezza la sacralità dell’epica narrativa. Ma capita pure che il momento comico sia azzeccato e riesca nell’intento di alleggerire la visione del film senza rovinarne in toto l’atmosfera.

Se le battute di Skywalker fanno gelare il sangue e i porg ispirano giochi di parole blasfemi, l’episodio di Canto Bigth riesce a sfruttare la commedia per comunicare un messaggio. La città è infatti una chiara parodia di Montecarlo, sia per la presenza dei casinò e degli uomini più ricchi della galassia che dal punto di vista scenico. Le battute di Finn e degli altri personaggi che appaiono nell’episodio sono tutte volte ad una velata critica ad una società basata sull’arricchimento personale ai danni degli altri.

La linea comica può quindi persino arricchire il film, e migliorare l’esperienza dello spettatore. Può anche limitarsi anche ad una funzione di semplice contorno, come le gag con le custodi dell’isola dei Jedi, che paiono delle suore da ospedale: simpatiche e mai eccessive per esempio.

Tutto sta in come la linea comica si innesta nella trama principale del film. Se non è eccessiva e non disturba il regolare sviluppo dell’azione può anche essere tollerata e goduta. Con Star Wars: Gli Ultimi Jedi siamo al limite. Il rischio sennò è quello di trasformare anche una saga storica e amata da tutti come Star Wars in un cinepanettone.