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[der Zweifel] Orange is the new black come argine al populismo?

  • di der Zweifel
  • 1 Agosto 2018
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Orange is the New Black

La sesta stagione di Orange Is The New Black è da poco disponibile su Netflix. Tratto dall’esperienza vissuta da Piper Kerman e raccontata nel suo libro Orange Is the New Black: My Year in a Women’s Prison la serie racconta l’ingresso nel mondo carcerario americano di Piper Chapman, donna dell’alta società condannata per un reato relativo al narcotraffico commesso dieci anni prima.

Quella che è una delle serie più viste e famose di sempre riesce così ad affrontare il delicato tema della situazione carceraria statunitense senza lesinare focus sul tema della violenza sulle donne, sull’omosessualità e sul razzismo. È insomma la serie perfetta per quelli che oggi sono definiti radical-chic o buonisti.
Ma la serie non fa altro che seminare dei dubbi nella mente dello spettatore: è giusto e umano il trattamento che viene riservato alle detenute? Il sistema carcerario deve correggere o vendicare il reato? Questo è o non è un comportamento appropriato?
Le riflessioni sui massimi sistemi sono sempre interessanti, ma c’è poi un momento in cui la realtà si scontra con gli ideali e la nostra visione del mondo. È difficile essere garantisti quando si subisce un crimine direttamente. La natura dell’uomo è vendicativa: vuole che il criminale, indipendentemente dal suo reato -a meno che non si tratti di due foto, paghi e sia marchiato a vita per l’offesa compiuta.
Il rischio di questa serie è evidente. Invece che entrare in empatia con le travagliate storie di queste donne si può facilmente scivolare nel qualunquismo forcaiolo che infiamma da sempre gli animi più bassi dell’uomo civile.
Non bisogna ovviamente eccedere nemmeno dall’altra parte: giustificare ogni scelta di queste donne solo per il loro passato è stupido oltre che inutile. Ma la correzione carceraria dovrebbe, almeno nei suoi nobili scopi e nel limite del possibile, a reinserire un individuo in società dopo averne corretto i comportamenti. Orange Is The New Black può ergersi allora, per utilizzare una definizione scherzosa e che va tanto di moda ultimamente, come argine al populismo imperante negli Stati Uniti di Donald J. Trump. Persino nello svolgimento della storia sono molti gli esempi in cui i sentimenti di pancia delle detenute prendono il sopravvento sulla ragionevolezza.
Ora, dopo aver schivato gli insulti per aver dato del populista a Trump, do un colpo alla botte ricordando come alla fine dei conti molte delle serie tv americane sono vicine alla galassia liberal e quindi il messaggio che trasmettono e i dubbi che seminano rispecchiano questa visione del mondo. E quindi non mancheranno in futuro, se il trumpismo continuerà a modellare gli Stati Uniti -e a quanto pare il mondo, delle serie tv a carattere populista dove non ci saranno più dubbi da seminare ma solamente tweet provocatori.

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