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  • Doom Patrol: Stagione 1 – Il riscatto degli emarginati | Recensione
Doom Patrol

Doom Patrol: Stagione 1 – Il riscatto degli emarginati | Recensione

  • di Luca Brindani
  • Ottobre 7, 2019
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Dopo la riuscita prima stagione di Titans, DC Universe ci porta nel lato bizzarro e che nessuno osserva mai del suo universo supereroistico, quello della Doom Patrol.

La squadra era già stata introdotta nell’episodio 4 della serie Titans e, seppur presentasse alcune discrepanze, come per esempio Niles Caulder, nella serie sui Titani interpretato da Bruno Bichir e anche certi comportamenti della stessa squadra, è stato proprio quello che è servito per convincere i produttori ed i fan che ci doveva essere una serie su questi strani e riluttanti eroi, quindi ricordatevi di partire senza pregiudizi perché DP è molto più che la sola 1×04 dei Titans.

Robotman (Brendan Fraser), Larry Trainor (Matt Bomer), Rita Farr (April Bowlby) e Crazy Jane (Diane Guerrero) sono quattro persone che il mondo ha preso e sputato fuori distruggendo tutto quello che avevano prima e non lasciando nulla che degli involucri praticamente vuoti. I quattro, un ex pilota (Cliff Steele), un ex pilota dell’aereonautica, un’ex attrice ed una pazza sono sotto le cure del Dr Niles Caulder,  Il Capo (Timothy Dalton), genio eccentrico che li ha riuniti a Doom Manor e sta cercando di istruirli per rientrare nel mondo anche se dal suo passato sta per arrivare un potente nemico che non solo vuole farla pagare a Niles ma vuole anche la sua vendetta sul mondo, ovvero Mr Nobody (Alan Tudyk). La non ancora Doom Patrol dovrà, con l’aiuto di Cyborg (Joivan Wade) ritrovare il Capo e salvare il mondo non solo da Mr Nobody ma da altri eccentrici e pericolosi nemici che erano competenza di Niles.

La serie ovviamente, sia per la sua formazione che per le storie all’interno adattate, prende tanto dall’incarnazione di Grant Morrison e Richard Case, serie seminale, che non solo ha lanciato insieme ad Animal Man il geniale scrittore scozzese, ma ha anche ridato popolarità al gruppo che rischiava di scomparire dopo essere appena “resuscitato”. Ogni personaggio, così come nella serie di Morrison, ha un suo ben definito arco narrativo ed un suo specifico ruolo all’interno della più grande trama che potrebbe sembrare essere solamente un insieme di storie episodiche o da saghe da due o tre episodi, ma così non è. Proprio il come la trama viene portata avanti di episodio in episodio da parte degli sceneggiatori è una delle cose più fumettose portate su schermo ed anche diversa da qualsiasi cosa si sia vista in televisione e abbia avuto protagonisti dei supereroi. Gli sceneggiatori sono incredibilmente riusciti a condensare in 15 episodi storie seminali per il supergruppo come Danny The Street, Il Culto del Libro Mai Scritto e anche l’Eroe della Spiaggia, riuscendo a renderle credibili non solo quando sono su schermo ma anche coerenti con il mondo in cui sono ambientate, un DC Universe di cui finora tra Titans, Doom Partol e Swamp Thing si sono visti lati esotici ed incredibilmente affascinanti ed altrettanto complicati da portare su schermo, senza un grande coraggio e grande inventiva.

Doom PatrolMa non sono propriamente le storie che passano su schermo ad appassionare gli spettatori, perché sono semplici seppur piene di contenuti e messaggi, bensì i personaggi. Come ammesso dalla stessa serie tv, 13 su 15 episodi non sono altro che la costruzione della Doom Patrol, l’ossatura del gruppo, la definizione di personaggi come Robotman, che tutt’ora si porta dietro il suo più grande fallimento, non l’essere un cervello in un corpo robotico, ma l’aver sbagliato tutto come padre e marito. Cliff cercherà un riscatto stabilendo un rapporto speciale con Crazy Jane, che in un certo senso diventa la sua seconda possibilità dopo che ha perso la figlia nell’incidente e non solo; infatti questo rapporto lo porterà ad accettare la sua umanità residua. Oppure Larry, eroe dell’aereonautica, con una vita segreta che lentamente stava portando alla distruzione la sua vita da ben prima dell’incidente e che grazie al supporto dell’intera squadra e soprattutto di Danny riesce a trovare un certo conforto nella sua situazione e intraprende un arco di redenzione incredibilmente ben sviluppato che fa da collante dell’intera squadra insieme a Rita nei momenti di pericolo maggiore. Persino Rita Farr intraprende una strada di redenzione, da ex attrice rancorosa costruirà un bellissimo rapporto con Larry e con l’intera DP arrivando anche ad accettare di non essere mai stata una donna dalle grandi qualità; imparerà ad accettare i suoi difetti e a svilupparli contro i suoi nemici per ritrovare il Capo e una parvenza di vita. Tutta la serie parla di riscatto, un riscatto da parte di quella parte di umanità a cui non presti attenzione quando cammini per strada, quelli che sono lasciati indietro dall’avanzamento della società, avanzamento sempre più sostenuto e sempre più inarrestabile, a cui non tutti riescono a rispondere nei modi consoni, un esempio su tutti il personaggio di Jane e le sue 64 personalità.

La serie ha anche una sua identità registica e fotografica: a differenza dei colori scuri di Titans, qui abbiamo una fotografia chiara e solare che è in netta contradizione con la situazione di tutta la Doom Patrol, dall’inizio alla fine della serie, insieme a tutto questo si aggiunge una regia che seppur spesso cerchi di coprire il low budget della CGI alcune volte si stanca di provarci e ci butta in scene da fumetto, che rievocano momenti classici delle serie prima DC Comics e poi Vertigo o ancora poi Young Animal del prodotto, accondiscendo tutte le incarnazioni del gruppo ed abbracciando la stranezza del supergruppo e il suo mondo inusuale e pieno di strade senzienti, società segrete radicate nel governo USA, sette segrete e viaggi nella mente disturbata di 4 esseri che vivono dei veri super problemi.

Doom PatrolMa molto più importante di tutto vi è anche il lavoro svolto dagli attori, infatti, Doom Patrol ci consegna un Brendan Fraser in grande spolvero che convince come Cliff Steele sia quando è nei suoi panni sia quando è solo la voce di Robotman. Matt Bomer interpreta un Larry Trainor totalmente diverso da quello dei fumetti, ma che rispecchia benissimo il cuore della serie e il messaggio che vuole mandare: la scena al Cabaret Perpetuo di Pepping Tom è straziante, ma è anche il punto di svolta del personaggio e stabilirà un importante rapporto tra questi e Danny the Street. April Bowlby fa un ottimo lavoro come Rita Farr e passa da essere uno dei personaggi più odiosi ad uno dei più umani, tutto grazie all’attrice e alla sceneggiatura che riesce a tratteggiare un personaggio che in altre mani sarebbe stato una macchietta, così come Crazy Jane d’altronde. Diane Guerrero, per quanto giovane, regala una delle interpretazioni migliori della serie, tutte le sue 64 personalità (o almeno quelle che vediamo) sono rese su schermo in maniera credibile, e le due puntate interamente dedicate a lei sono state geniali ed assolutamente tra le più belle cose che sono andate in tv nel 2019. Conclude il cast di personaggio regolari il Cyborg di Joivan Wade, un personaggio che con la DP non c’entra nulla ma che gli sceneggiatori hanno reso così bene da farlo ben adattare all’atmosfera, ma anche al gruppo di cui diventa parte integrante a fine stagione. Impossibile poi non citare gli splendidi Timothy Dalton e Alan Tudyk, in due dei ruoli più complicati dell’intera serie, ossia quelli del Capo e di Mr Nobody. Dalton dà al personaggio del Capo una spinta totalmente diversa da quella di Bruno Bichir, che sembrava un bravissimo scienziato pazzo ma un poco amorevole capo, mentre Dalton,con il suo stile british, riesce a prendere il personaggio di Caulder con tutti i suoi segreti, i suoi dubbi e la sua affezione alla DP e trasformare uno dei personaggi più criticati del backdoor pilot in una delizia per la serie. Alan Tudyk invece ci porta nuovamente un villain dopo Dirk Gently e lo fa con un personaggio che tutti i fan di Morrison non possono non amare e, nonostante agisca senza un obbiettivo chiaro, diventa anche lui, quando appare e quando rompe la quarta parete, una ciliegina aggiuntiva sulla torta che è Doom Patrol.

Si può dire che forse finalmente tra tutti i prodotti televisivi limitati dalle esigenze del Network, DC e Warner abbiano trovato il modo di fare cassa con il lato più maturo delle proprie proprietà e che finalmente stiano navigando in buone acque, soprattutto con il rinnovo di sia Titans che DP per una seconda stagione. Non possiamo fare altro che consigliarvi di dare una possibilità a questa serie disponibile da oggi su Amazon Prime Video, perché sappiamo che non ne riuscirete più a fare a meno.

Doom Patrol - Stagione 1

Dopo il successo di Titans, DC Universe ci riprova con Doom Patrol, una serie che ben più che Titans si concentra sugli emarginati dalla società riuniti sotto lo strano Capo (Timothy Dalton) e che senza averlo nel loro obbiettivo si trovano più volte a salvare il mondo. Una serie character driven che seppur sembri indugiare sfonda quello che era considerata una regola in tv e lo fa con charme ed un cast di tutto rispetto a supportarla. Doom Patrol è la serie che fa per voi fan di Grant Morrison, ma anche per tutti quelli che non sentivano più che gli X-Men potessero rappresentarli al cinema, ora siete coperti perché ci sono Cliff, Larry, Rita, Jane, Victor e Il Capo con qualche guest qua e là.
8.5
Una grande storia di redenzione
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