La tecnologia ha invaso il nostro mondo e distrutto la nostra privacy, permettendo a totali sconosciuti di entrare in possesso di informazioni private ovunque e in ogni momento. Il nuovo thriller Drop, diretto da Cristopher B. Landon, regista di Auguri per la tua morte e distribuito da Universal Pictures Italia, affronta proprio questa tematica, sviscerando una serata da incubo in cui il ricatto avviene per mezzo del Bluetooth. 

Violet è una madre vedova che dopo anni ha il suo primo appuntamento. All’arrivo in un ristorante elegante, scopre che il suo appuntamento, Henry, è più affascinante e attraente di quanto si aspettasse. Ma la loro alchimia inizia a deteriorarsi quando Violet viene prima infastidita e poi terrorizzata da una serie di messaggi anonimi sul suo telefono. Le viene ordinato di non parlarne con nessuno e di seguire le istruzioni, altrimenti la figura incappucciata che appare nelle telecamere di sorveglianza di casa, ucciderà suo figlio e la sorella che lo sta accudendo. Violet deve fare esattamente ciò che le viene chiesto o tutti quelli che ama moriranno. L’ultima direttiva del suo aguzzino invisibile? Uccidi Henry.

L’incipit di Drop risulta vincente, uno sconosciuto che ricatta la protagonista tramite messaggi anonimi sul telefonino, con un climax ascendente di tensione che tiene lo spettatore incollato allo schermo. Quanto è facile insinuarsi non solo all’interno dei telefoni delle persone, ma anche nella loro vita privata, scoprire ogni piccolo aspetto e ogni piccolo segreto? Questo è il punto di partenza di Cristopher B. Landon per sviluppare una sceneggiatura che, in un’atmosfera thriller, vada a riflettere sui pericoli della tecnologia. Non solo il ricatto avviene tramite Bluetooth, ma il ristorante del primo appuntamento di Violet ed Henry è tappezzato di telecamere e microfoni. Esiste ancora la privacy? Certamente no, o meglio non del tutto. Oggigiorno è diventato semplicissimo scoprire qualsiasi cosa su chiunque desideriamo con un semplice click, ed è forse questa la cosa che più spaventa. Violet è in trappola, osservata in ogni sua mossa non può chiedere aiuto o scappare, oppure suo figlio e sua sorella moriranno. È costretta a seguire pedissequamente le istruzioni dello sconosciuto, senza porsi troppe domande. 

Ad aumentare il senso di claustrofobia e tensione, ci pensa l’ottima tecnica dimostrata dal regista e dal comparto tecnico. Una fotografia scura e calda riempie l’atmosfera del ristorante, dando una sensazione di straniamento anche dovuta ai personaggi che lo abitano, sorridenti e sospetti allo stesso tempo. La grafica inserisce i messaggi dello sconosciuto a schermo, come se in qualche modo facessero parte della scenografia, in modo da dare tridimensionalità e una realtà inquietante. Anche i movimenti di camera sono ottimi, con diverse riprese dall’alto atte a creare oppressione e a restituire, quindi, le sensazioni che la stessa Violet sta vivendo. Landon si pone come obiettivo quello di far entrare lo spettatore nella testa della donna, cercando di fargli provare esattamente ciò che prova lei e, almeno per la prima parte, ci riesce. La tensione e l’ansia sono palpabili, nonostante si tratti di una situazione fuori dal comune risulta ancora vagamente verosimile. Infine, lo svolgersi della narrazione quasi unicamente in un solo luogo contribuisce a questo intento, generando claustrofobia e terrore. Siamo in trappola, così come lo è Violet.

Nonostante le ottime premesse, Drop sviluppa una trama che, via via, si fa sempre più inconsistente, sfociando nell’assurdo e rompendo completamente la sospensione dell’incredulità. Se all’inizio lo spettatore non è affatto disturbato dalle situazioni inverosimili, piano piano ciò si trasforma in fastidio nei confronti di una narrazione che perde completamente di vista le ottime premesse iniziali per seguire la logica dell’esagerazione a tutti i costi. Uno stile molto più basso, senza troppi risvolti action, avrebbero sicuramente reso meglio l’idea del film. Landon abbandona qui i toni sarcastici e sagaci di Auguri per la tua morte, per offrire una pellicola che genera solamente qualche tiepida risata poco sentita e con battute nemmeno troppo originali. 

Ottimo, invece, il cast che vede una splendida e toccante Meghann Fahy nei panni di Violet e, accanto a lei, un’affascinante e intelligente Henry, interpretato da Brandon Sklenar. Sono loro a sorreggere sulle loro spalle l’intero film, in particolare lei, che diventa la guida inconsapevole dell’uomo nelle loro scelte. Tuttavia, anche qui ci sarebbe molto da recriminare a Landon, a partire dalle reazioni di Henry nei confronti di Violet, fin troppo pacate anche quando il sospetto si insinua in lui. L’inverosimile prende il sopravvento e fa a pezzi l’atmosfera thriller che crolla malamente su di sè in un finale che lascia con l’amaro in bocca.

Drop è un thriller che parte da premesse ottime e ben strutturate, sorrette da una tecnica notevole e intrigante, ma che si perde nel corso della narrazione per dare spazio alla fantasia di Cristopher B. Landon. Un film che raggiunge la sufficienza, ma che sarebbe potuto essere molto più funzionale se solo il regista e la sceneggiatura non avessero distrutto la credibilità dell’insieme.


Drop, il nuovo film di Cristopher B. Landon, è al cinema grazie a Universal Pictures Italia. Ecco il trailer italiano del film:

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