[Esclusiva] Intervista ad Angela Vianello

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Durante l’evento Navigli d’autore presso il Supergulp Milano sul Naviglio Grande è stata ospitata Angela Vianello nella prima giornata di tante organizzate dalla fumetteria. Se siete a Milano, è una tappa obbligatoria per tutti voi.

Io ho avuto l’immenso piacere di intervistarla e per me è stato molto interessante parlare con lei.


Quando hai deciso di fare della tua passione per il disegno il tuo lavoro?

Quando ho finito le scuole superiori. Perché è in quel momento, almeno io, in cui mi sono resa conto che devi trovarti un lavoro e quello che sapevo fare meglio era disegnare e la passione che più portavo avanti era quello per il fumetto. Ed è iniziata così: alla fine della quinta superiore, cominciato a collaborare con fumettisti locali e da lì è iniziato il mio percorso lavorativo nei fumetto.

Com’è avvenuto il tuo incontro con Shockdom e com’è lavorare con questa casa editrice?

E’ stato particolare per me perché, inizialmente, io seguivo un fumettista trentino, quando ero piccola, ed era VianelloEriadan, era anche famosissimo su Internet, perché era il primo web comic ad uscire in Italia e faceva parte di una casa editrice che appunto era Shockdom. Seguendolo anche nel periodo in cui avevo finito la scuola, decisi di fare il mio fumetto e di propormi a Shockdom, allora intorno al 2011 mi sono presentata alla casa editrice, ma all’epoca mi disse che non era ancora pronta per stampare in cartaceo, perché lavoravano ancora con il formato digitale, e dissero “ci dispiace ma il tuo lavoro ci piace tanto”. Sono passati un po’ di anni e nel 2013 ho pubblicato il mio primo fumetto, Aeon, in versione e-book ed era stato quello più venduto di quell’anno e a quel punto Shockdom è venuta da me, chiedendomi se volessi renderlo cartaceo e io gli ho fatto ricordare che mi ero proposta anni prima ma non se lo ricordavano più.

Il tuo stile di disegno è davvero molto bello, ma da dove sei partita e qual’è stata la tua maggiore difficoltà?

Allora inizio spiegandoti le mie maggiori difficoltà: le difficoltà che ho incontrato sono state veramente poche nel lavoro che faccio perché la parte meno difficoltosa e più divertente è il disegno e avendo anche lavorato con un team (un grafico per la copertina, Chiara, che mi seguiva nell’elaborazione dei testi). La possibilità di avere un team, ti fa capire dove devi lavorare su te stesso, perché hai sempre dei punti deboli e devi migliorarli; così riscopri un te stesso che non pensavo di avere delle tempistiche un po’ sconclusionate. Ho faticato dal punto di vista delle tempistiche, sul mettermi d’accordo, ovvero il giorno della scadenza, ma questa è stata anche la parte che mi ha dato tono nel riuscire a portare a termine un lavoro nelle tempistiche giuste. Ma grazie all’aiuto del mio team sono migliorata tantissimo. 

Quali sono state le tue maggiori fonti di ispirazione?

Le mie ispirazioni sono state tantissime perché, volendo e non volendo, racconto tutto ciò che ho visto nella mia vita, autori che ho letto, e la parte conscia è stata inserire le opere giapponesi che mi hanno ispirata di più come Akira, Ghost in the Shell, Masamune Shirow e le trasposizioni animate di Ghost in the Shell, Matrix e Blade Runner, il genere Cyber-Punk. Queste sono le opere a cui mi sono principalmente ispirata. 

Come nascono i tuoi lavori? Con quale mezzo li realizzi?

Lavoro in modo un po’ particolare: prima faccio un bozzetto in digitale, perché è molto più semplice da correggere, poi lo stampo su carta e lo ricalco a mano, poi elaboro la tavola con l’acquerello, scansiono il foglio e da lì coloro in digitale.Vianello

Il tuo stile è già definito oppure è tutt’ora in via di sviluppo?

Non si finisce mai di cambiare né di imparare, soprattutto io che non riesco a rientrare in un determinato stile perché mi piace cambiare tantissimo dal realistico alla grafica minimal, semplice e pulito, oppure molto elaborato. Mi sento di poter fare qualsiasi cosa.

Sei riuscita in qualcosa di davvero complesso in Italia, ovvero ottenere successo con uno stile prettamente Manga. Come ti senti?

E’ vero ho trovato un po’ di difficoltà nel pubblicare uno stile che non è occidentale. Ma la fatica è stata premiata, perché adesso non ci solo persone che ti rispettano, ma ti riconoscono anche come qualcuno che riuscito a portare qualcosa. Ma già con maglia anni 90’ cominciava ad esserci le Witch, che hanno portato un cambiamento molto grosso in Italia. E ora si sta aprendo sempre di più questa strada e pian piano ce la stiamo facendo.

Cosa trovi nei manga che non riesci a trovare in altri fumetti?

Io di base ho letto più manga, che fumetti occidentali. E nei fumetti occidentali che ho letto, quello che manca, e che non vuol dire che è un difetto, ma può essere anche un pregio, perché secondo me manca un introspezione e un attenzione per i dettagli e le piccole cose, che è quello che cerco di mettere nei miei fumetti; anche nelle mie storie, Vianelload esempio, come nei manga, cerco di inserire qualcosa di semplice, non di complesso, la storia su un piccolo movimento, qualcosa di raccontato all’inizio con dei gesti e dei colori, non qualcosa di epico (noi occidentali tendiamo molto all’epico), gli orientali sono più sentimentali, nel senso che interiorizzano tanto e secondo me è questo quello che manca. Per l’apprezzamento dei vuoti e le cose native è tantissimo anche perché la nostra cultura si basa su horror vacui e siamo noi stessi a dirlo.

In Italia molti cercano di lavorare con lo stile Manga, ma troppo spesso si rischia di restare troppo legati all’imitare uno stile più che crearne uno proprio, che consiglio daresti a questi giovani promettenti artisti?

Lasciare la mente aperta, non giudicate ciò che non piace come qualcosa di brutto, perché ciò che non ci piace non è brutto, semplicemente non ci piace. Io ho riscoperto me stessa apprezzando delle cose che non rientravano nel mio gusto personale. Ad esempio io faccio difficoltà a leggere fumetti Marvel perché non rientrano nel mio gusto personale ma non vuol dire che siano fatti male e né che non siano validi, e sforzandomi di avvicinarmi a quell’arte Marvel, ho riscoperto punti veramente molto forti, da cui ho imparato. Quindi riuscire ad avere una mente aperta ti porta a raccogliere molte più informazioni, non scimmiottare una cosa, non convincerti che sia bella solo quella cosa, ma convinciti che puoi avere tanto da tutti gli stili e quindi riscopri anche il tuo stile, perché prendendo tanto da ognuno, ti guardi dentro e la cosa che assolutamente bisogna fare è non limitarsi a copiare dal fumetto ma partire dalla realtà, coltivare il proprio stile per tradurre la realtà nel suo fumetto.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto già lavorando all’ultimo capitolo, il quarto, di Aeon (che chiuderà la quadrilogia), sarà pronta per il prossimo Lucca Comics & Games. Poi terminerò Blue, che spero di concludere con il secondo capitolo, altrimenti ci sarà un terzo. E poi ho già su sacco di idee in testa.

Cosa significa per te essere una fumettista?

Semplicemente raccontare alle persone ciò che hai dentro, attraverso i disegni. Vuol dire tutto ed è molto complesso riuscire a farti capire, perché raccontare vuol dire che l’interlocutore ti sta capendo, se non ti capisce non funziona. Infatti molte persone pretendono di giudicare e di dire che “quello non è un fumettista perché non disegna come piace a me o non disegna bene”. Ma il fatto che tu riesci a comunicare delle cose a un sacco di persone, è un fumettista, se a te non ti piace, ripeto, è un tuo gusto personale.

Vianello


Ringrazio ancora Angela per questa intervista e spero di parlare ancora con lei perchè si è guadagnata il suo posto nel panorama nazionale del fumetto con uno stile manga. Complimenti.

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