Stanotte è andata in onda la prima puntata della seconda stagione di Euphoria, la serie cult creata da Sam Levinson con protagoniste Zendaya e Hunter Schafer, che figurano anche come produttrici esecutive dell’acclamata serie candidata a numerosi Emmy Awards, di cui uno vinto dalla stessa Zendaya come Miglior attrice protagonista in una serie drammatica.  Noi abbiamo atteso questo debutto con impazienza ed ora finalmente ve ne possiamo parlare.

Dopo un’attesa durata quasi più di due anni, ad eccezione di due episodi speciali, dedicati rispettivamente a Rue e Jules, messi in onda il primo nel 2020 ed il secondo nel 2021, la serie che rivela il vero volto della Generazione Z Statunitense torna con tutta la sua crudezza e con un nuovo, ennesimo bagaglio emotivamente distruttivo che ha colpito questa generazione: la pandemia.

La serie segue sempre le vicende di Rue Bennet (Zendaya), ragazzina tossicodipendente che, dopo il tentativo di rimanere pulita per amore di Jules (Hunter Schafer), ricade nel vizio quando la ragazza la abbandona per scappare a New York. Le vicende riprendono piede alla festa di capodanno di un non precisato anno, che come al solito vede i ragazzi immersi in luci al neon, musica a palla, alcol, droghe e sesso. Un ambiente non molto controllato o ottimale per Rue e nemmeno per Jules, che rivede molti compagni e vecchi amori in una situazione che rischia di esplodere da un momento all’altro.

Sam Levinson, che è anche l’ideatore e showrunner della serie, decide di prendere nuovamente spunto dal mondo reale e dall’America distante e lontana dai riflettori e lo fa anche prendendosi carico di raccontare eventi reali come la pandemia, ma facendolo passare quasi in sordina. Per questi ragazzi, l’anno appena trascorso non è stata tanto più una maledizione che li ha colpiti da vicino, è stata solo l’ennesima sfortuna in una vita che già si muove sul filo del rasoio. Rue, Jules, Nate, Lexi, Cassie, McKay, Maddy e altri non sono stati toccati tanto più da questo evento, in quanto, come abbiamo visto nella prima stagione, avevano molto di più a cui pensare, avevano un’intera vita che già sentivano come un peso e che ora per un anno si è fermata, e con essa anche una qualsiasi possibile evoluzione dei nostri personaggi. Questo punto è sempre più chiaro dall’inizio della puntata, che sembra non mostrare dei personaggi che hanno avuto un momento di stallo, che li ha portati a confrontarsi con sé stessi e migliorare, anzi, ha solo spinto i ragazzi nuovamente in quel vortice di sesso, droghe e alcol da cui cercavano di sfuggire così disperatamente. Rue, per citare la nostra protagonista, è caduta di nuovo nella dipendenza da droghe, nonostante tutti gli sforzi di Ali (Colman Domingo), suo sponsor e anche unica figura paterna; Jules non riesce a dimenticare un uomo con cui ci trasmette la tragicità del suo carattere e del suo percorso; Nate continua a diventare sempre più simile al padre che disgusta; Cassie è in preda ad una sempre maggiore ricerca di attenzioni per colmare un vuoto che non sa spiegarsi; McKay è ancora intrappolato nei sogni del padre, mentre Maddy è la solita stronza.

Sin dalla prima stagione sapevamo di non star vedendo Gossip Girl, o almeno la versione originale, non quella rivista e corretta che pur con i suoi limiti è più fedele alla vera generazione giovane dell’Upper West Side oppure a Riverdale, che anch’esso è ambientato in una cittadina di provincia. Levinson non usa i neon, i vestiti appariscenti di alcune ragazze ed i vizi per intrattenere il pubblico ma per portarlo in un vero inferno, che in questo anno si è solo preso una leggera vacanza. Non c’è dunque da stupirsi che i ragazzi di Euphoria si riferiscano al 2020/2021 come “Un anno di merda” e poi passino a fare quello che hanno sempre fatto, in quanto proprio questo anno di merda li ha fatti rimanere bloccati a quello che erano prima, non permettendo loro di crescere ed evolvere. Levinson non è interessato dunque a cercare di dare una redenzione, almeno non in questo inizio di stagione, a questi “Lost Boys”, ma a mostrare come non siano davvero migliorati, ma solo tornati indietro, a quel pilota, come se tutto fosse un ciclo perpetuo che non si riesce a spezzare.

Levinson è anche regista di questa puntata che, così come i due episodi speciali rilasciati durante lo hiatus 2020/2021, dimostra quanto il regista abbia davvero una visione estetica e precisa anche di quello che vuole raccontare con le immagini. Euphoria non è mai stata una serie tv didascalica, non tutto quello che i personaggi provano in quel momento viene messo in bocca ai propri interpreti, ma viene espresso dal sapiente uso della macchina da presa, delle musiche e anche della fotografia. Oltre che chiaramente dagli stessi attori, che rappresentano sempre la delizia di uno show così compatto. Ogni momento di questa festa, nonostante si svolga in un numero limitato di ambienti, ad eccezione della prima parte della puntata, presenta una diversa aura, quasi a voler sottolineare e separare ogni stanza e personaggio in base alle sue intenzioni e inclinazioni. Abbiamo una luce più avvolgente ed una stanza angusta ma anche molto libera come il bagno, una zona festosa e piena di scontri/incontri come la sala principale, una zona riflessiva davanti al fuoco e così via. Ogni punto della casa risponde ad una diversa necessità dei protagonisti e questo viene sottolineato in maniera ancora più precisa dal movimento di macchina. Insomma, se queste sono le premesse della nuova stagione, questa serie già cult non poteva partire in maniera migliore.


La seconda stagione di Euphoria verrà trasmessa in contemporanea con gli Stati Uniti, quindi ogni domenica notte alle 3 del mattino su Sky Atlantic (con replica alle 23:15 del lunedì successivo), mentre la puntata doppiata sarà resa disponibile a partire dalla settimana successiva. Per vedere Euphoria è necessario essere abbonati a Sky, quindi poter avere accesso all’on demand o su Sky Atlantic, oppure possedere un abbonamento a NOW TV, il servizio di streaming proprietario di Sky. 

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