Vincitore del Premio Strega Giovani, nel 2019 Marco Missiroli ha pubblicato Fedeltà, libro edito da Einaudi. Il titolo, che è stato anche finalista per il 73esimo Premio Strega, ha avuto un grande successo e non c’è da stupirsi dunque se Netflix abbia deciso di investire le proprie risorse per una trasposizione a serie tv. Il 14 febbraio –data ormai legata indissolubilmente a prodotti di questo tipo– arriva in streaming Fedeltà, serie che ad un primo sguardo più superficiale potrebbe raccontare una storia di lussuria, tradimenti e amore ma che in realtà, scavando più nel profondo, va a narrare qualcosa di più importante.

Carlo (Michele Riondino) è un professore di scrittura creativa all’università impegnato con il suo secondo romanzo. Margherita (Lucrezia Guidone) è un’agente immobiliare che sogna di diventare interior designer. I due sono marito e moglie e la loro complicità spesso si manifesta anche lontano dalla camera da letto. Quando però Carlo viene visto con una sua studentessa, il “malinteso” inizia a minare la tranquillità della coppia: l’uomo sembra essere in qualche modo affascinato da Sofia (Carolina Sala), mentre Margherita prova un’attrazione fisica per il suo fisioterapista Andrea (Leonardo Pezzagli). L’acquisto della casa dei loro sogni potrebbe rafforzare il rapporto di marito e moglie, ma i dubbi iniziano ad insinuarsi tra di loro.

fedeltàIl lavoro fatto per Fedeltà è un buon lavoro, non privo di errori, ma che in linea generale riesce a intrattenere il pubblico, coinvolgendo chi guarda sin da subito. Il punto più forte della serie, probabilmente, è il suo presentarsi in un certo modo per poi diventare qualcosa di molto diverso. Se le prime scene possono lasciare intendere una storia alla 50 Sfumature di Grigio, che a seconda dei gusti può piacere o non piacere, andando avanti Fedeltà diventa quello che si potrebbe definire una sorta di thriller romantico, con quello che viene definito da Carlo il “malinteso” al centro della vicenda e tutte le conseguenze che si diramano da quello specifico momento.

In tutti gli episodi c’è dunque questo alone di mistero, che porterà lo spettatore a chiedersi in che modo Carlo e Margherita agiranno e, di conseguenza, quali saranno le situazioni che deriveranno dalle loro azioni, che finiranno per coinvolgere anche Sofia e Andrea. Il tutto fino al finale della serie, che è probabilmente uno dei punti più deboli della storia. Si tratta infatti di un finale che più che debole si potrebbe definire “scollato” rispetto al resto della narrazione. Chiaramente, onde evitare di fare spoiler, non si scenderà nei dettagli, ma la gestione del finale di Fedeltà poteva essere diversa: l’impressione è quella di trovarsi effettivamente di fronte ad un episodio equivalente al capitolo finale di un libro, che se su carta come scelta funziona, sul piccolo schermo la percezione è di star guardando un episodio di troppo.

Punto di forza della serie è la regia, che è, per dirla alla Boris, “molto poco italiana”: i movimenti di macchina e le inquadrature cercano spesso il virtuosismo e il risultato è effettivamente degno di nota, perché Fedeltà è certamente una serie per gli occhi molto bella da guardare. Il tono dato allo show è quello corretto e tutti i vari impianti sono effettivamente orchestrati abbastanza bene, compresa la colonna sonora, che fa affidamento anche su Verosimile, pezzo inciso da Arisa appositamente per la serie. Molto interessanti le scenografie, anche se c’è da fare un discorso ambivalente. Da un lato contribuiscono a rendere Milano una parte integrante del racconto e non solo uno sfondo: la città viene ripresa in tutto il suo splendore, a qualsiasi ora del giorno e viene resa giustizia alla sua bellezza, da molti spesso sottovalutata e dimenticata. In sintonia con la città sono anche gli interni, molto moderni e anche questi belli da vedere.

La modernità forse è un po’ il tallone d’Achille di questa serie, quando messa in relazione con i personaggi. Infatti Carlo e Margherita sembra vogliano essere necessariamente due persone moderne, giovanili e la storia forse arriva a strafare in maniera eccessiva con loro e con i loro atteggiamenti, spinti a volte in maniera anche troppo appariscente verso l’essere intellettuali. Le interpretazioni di Michele Riondino e Lucrezia Guidone, però, sono molto valide e riescono a portare in vita dei personaggi che sembrano comunque calati alla perfezione nella storia che vivono. In particolare, Lucrezia Guidone dà l’impressione di poter reggere la maggior parte delle puntate quasi totalmente da sola.

fedeltà

Fedeltà, in sintesi, è una serie che sicuramente si lascia guardare e riuscirà a coinvolgere gli spettatori, se questi si approcceranno nel modo giusto al titolo. Non si è davanti ad un capolavoro, questo è certo, anche perché diverse scelte in fase di sceneggiatura e di stesura dei dialoghi sfondano prepotentemente la porta del cliché, ma la serie prova sicuramente a fare qualcosa di nuovo, provando a depistare il pubblico sin dalle prime fasi per poi cercare di farlo emozionare: il coinvolgimento emotivo nei confronti dei personaggi è effettivamente qualcosa che può arrivare, anche grazie alle interpretazioni dei due attori protagonisti, Michele Riondino e Lucrezia Guidone, che rendono decisamente credibili i personaggi. Fedeltà è una sorta di thriller romantico che, in qualche modo, riesce a lasciare un buon ricordo di sé.


Fedeltà sarà disponibile su Netflix a partire dal 14 febbraio. Di seguito, il trailer ufficiale della serie:

RASSEGNA PANORAMICA
Fedeltà
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Il mio primo film visto al cinema è stato "Dinosauri" della Disney, il mio primo libro "La fabbrica di cioccolato" e il mio primo videogioco "Tip Top - Il mistero dei libri scomparsi". Nel 2002 mi sono innamorato di Spider-Man e nel 2008 del grande schermo, grazie a "Bastardi Senza Gloria". Parlerei per ore di cinema, serie tv e fumetti. Sto aspettando la quinta stagione di "Sherlock".

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