Dopo due anni dall’uscita del suo ultimo film, Zemeckis torna al cinema con Here una pellicola di carattere familiare dai toni drammatici. La produzione iniziò nel 2022 ma solo nel 2024 il film vede la luce finalmente. Grazie in primis alla casa di produzione di Zemeckis stesso la ImageMovers (La trilogia di Ritorno al Futuro, Polar Express e Chi ha incastrato Roger Rabbit). La distribuzione italiana è affidata a Eagle Pictures. Noi di RedCapes abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.
Ambientato per tutta la durata della storia in un’unica stanza, Here racconta la vita delle persone e delle famiglie che la abitano nell’arco di 100 anni. Una storia viaggia attraverso le generazioni, catturando l’esperienza umana nella sua forma più pura.
Il cast è ricco di attori molto noti che si spostano durante le epoche, tra i principali: Tom Hanks e Robin Wright che risultano essere la chiave del film che si concentra sulla loro storia d’amore e sui suoi sviluppi piuttosto che su quella di altri personaggi. Tra gli altri interpreti compaiono anche: David Fynn e Ophelia Lovinbond che interpretano rispettivamente un inventore e una modella pin up che hanno vissuto nella casa, mentre i genitori di Richard (Tom Hanks) sono interpretati da Kelly Reilly e da Paul Bettany e se Reilly riesce a dare profondità al suo personaggio Bettany rimane con poco spessore interpretativo.
L’idea di riprendere 100 anni di storia da un punto fisso di un soggiorno potrebbe sembrare una idea assurda nella realizzazione che non creerebbe molta dinamicità, e purtroppo è così. Tutta l’azione avviene in un luogo preciso e questo ci è chiaro fin dall’inizio del film con l’epoca del mesozoico. La regia è una regia fissa per la maggior parte del tempo se non per il finale. Quello che non funziona è il tempo registico che viene leggermente aiutato dal montaggio, ma in alcune scene vengono utilizzati dei rallenty che rendono il film ancora più lento di quanto non sia già.
Il film è basato su una graphic novel del 2014 scritta da Richard McGuire inizialmente di sei pagine nel 1989 per poi arrivare a 304 pagine di disegni nel 2014 e come il film non è altro che un punto fisso visto crescere nel tempo. Se per una graphic novel questo risulta effettivamente interessante, da un punto di vista di analisi e di cambiamento sociale, questo aspetto si perde una volta trasposto al cinema. Il problema non è neanche il fatto che la narrazione sia di tipo non lineare – perché i periodi storici si capiscono e si capiscono molto bene anche i vari cambi – ma quello che non funziona nella sceneggiatura scritta da Zemeckis stesso e da Eric Roth (Dune e Killer of The Flower Moon) è il tempo. Sembra tutto troppo dilungato e con una mancanza di conclusione finale. Vediamo questi personaggi evolversi nel tempo ma quello che ci manca è una vera introspezione, rimanendo dei fogli bianchi se non per i due protagonisti principali. La scena finale funziona molto bene da un punto di vista emotivo, il resto però sembra di assistere ad una lunga partita di The Sims dove non si ha il controllo di visuale o sulle scelte delle carriere.
Una cosa che aiuta il film per la maggior parte del tempo è il montaggio che richiama in qualche modo quello della graphic novel, con questi quadrati che simboleggiano il passare del tempo. Funziona in particolare una scena all’inizio in cui vediamo passare una macchina attraverso 3 periodi storici diversi. Quello che invece non funziona a livello visivo sono alcuni aspetti della CGI, come gli alberi, e ancora di più con l’utilizzo di AI per ringiovanire i due protagonisti attraverso una nuova tecnologia chiamata Metaphysic e si nota soprattutto su Hanks da giovane.
Il film tenta in tutti i modi di trasmettere come il tempo cambia attraverso la storia e le varie epoche, focalizzandosi principalmente sulla famiglia Young, ma ciò che viene proposto allo spettatore sono più che altro drammi familiari che risultano completamente estranei. Non si parla per esempio di tematiche che potrebbero rientrare nell’attualità del periodo storico come il lavoro femminile – che viene citato in qualche discorso ma mai realmente approfondito – e se alla regia si è optato per un punto di vista fisso si doveva puntare maggiormente a dei dialoghi più approfonditi.
Come già ripetuto quello che funziona sono principalmente la coppia Richard (Tom Hanks) e Margaret (Robin Wright), la loro sintonia attoriale permea tutto lo schermo sopratutto quando i due crescono e hanno i loro scontri. Quello che il film riesce a trattare meglio è lo spaesamento che ha Margaret e la sua conseguente amnesia, che risulta essere la parte più forte a livello emotivo aspetto che non funziona per nulla con il personaggio di Al (Paul Bettany).
Here è un film che funzione da un punto di vista emotivo sopratutto con i personaggi di Tom Hanks e Robin Wright ma che fallisce sotto tutti gli altri punti di vista nonostante gli sforzi.
Here sarà nei cinema il 9 Gennaio grazie a Eagle Pictures. Ecco il trailer in italiano:
















