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Jeremie Moreau

Intervista a Jeremie Moreau: “Gli eroi fanno la storia, gli artisti e gli scrittori la raccontano” | Speciale Lucca 2018

  • di Nicolò Beretta
  • Gennaio 26, 2019
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Durante la scorsa edizione di Lucca Comics and Games siamo stati ospitati da Tunuè presso il loro stand per incontrare Jeremie Moreau, giovane autore francese de La Saga di Grimr. Con Jeremie abbiamo parlato di Islanda, di miti e leggende, e, ovviamente, di fumetti.


Ciao Jeremie, benvenuto a Lucca! Come stai?

Tutto bene

Mi dicevi che non è la prima volta che vieni in Italia, giusto?

Esatto, ci sono già stato in vacanza con i miei genitori e in gita con la scuola, quando avevo circa 10 anni

Prima di parlare della Saga di Grimr, vorrei conoscerti un po’ meglio. Come ti sei avvicinato al mondo dei fumetti?

Ho partecipato al concorso di Angouleme, aperto ai più giovani, frequentando dagli 8 ai 16 anni, vincendo il premio proprio a quell’età. Ogni anno mi chiedevo a quale storia avrei potuto lavorare, e questo mi ha formato sia come disegnatore, sia nella ricerca dei temi da trattare

Quali sono le letture che ti hanno formato e quelle che preferisci fare?

Da giovane, ero molto appassionato di Franquin, conosciuto soprattutto per Gaston la Gare, ma io adoravo Idées Noire. Dopo, ho passato un “periodo manga”, con Dragon Ball in particolare, ma tutti mi hanno formato in maniera particolare. Ora, mi rapporto con degli autori più vecchi, ad esempio Windsor McKay, Osamu Tezuka, Katsuhiro Otomo.

Parlando della Saga di Grimr, ritengo che sia una delle migliori pubblicazioni di quest’anno. Quando e perché hai deciso di raccontarla?

Mi viene difficile definire un “quando”, ma l’idea è nata attorno a questo eroe che vuole costruire un muro per proteggere un villaggio. Poi è arrivata l’idea di ambientarlo in Islanda, la terra dei vulcani, leggendo di un’eruzione vulcanica, la più grande della storia umana, nel 1783. Mi ha affascinato molto la lettura del romanzo La Campana d’Islanda del premio Nobel Halldór Laxness, ambientato proprio durante questa eruzione. Da questi due elementi, sono partito a raccontare la mia storia, andando anche a ricostruire la storia, le problematiche della cultura islandese dell’epoca

Una cosa che mi ha colpito molto del tuo libro sono i paesaggi dell’Islanda. Ci sei stato personalmente per poterli riprodurre così?

Ho fatto un viaggio da semplice turista, prima ancora di avere l’idea di questo fumetto. Quindi ho dovuto semplicemente riprendere in mano delle foto di altri turisti, essendoci stato in estate, ricercando anche quadri di autori islandesi. Mi ha aiutato molto internet in questo caso.

Comparando La Saga con un tuo libro precedente, La Scimmia di Hartlepool, è evidente quanto il tuo stile sia cambiato.

Tra i due libri ne sono usciti un altro paio, Max Winson, dove già il mio stile era cambiato, e Tempête au haras. Per ogni libro, cerco di adattarmi graficamente con lo stile che ritengo più idoneo per la storia, avendo preso questa abitudine lavorando in uno studio d’animazione. Diciamo che ogni storia mi suscita delle immagini differenti. La Scimmia è una storia tragicomica, quindi il disegno è più caricaturale,

Le due storie trattano entrambe di due personaggi che sono diversi dal resto della comunità. E’ un tema molto attuale. Hai un interesse particolare verso personaggi reietti, esclusi?

Non so bene se sia un tema che mi appartenga. Nel creare un eroe è necessario che ci sia anche un conflitto, ed è naturale quindi che siano dei personaggi ai margini della società

I due fumetti parlano di racconti popolari e leggende di culture differenti. Quali sono I miti che ti hanno ispirato?

Raccontando una storia in Islanda, mi sono documentato sulla sua cultura, scoprendo che queste storie si chiamano “saghe”, cosa che non sapevo, creando quelle che per noi sono le saghe di oggi, come quella di Harry Potter o di Star Wars. Alla base, sono racconti tramandati da anni. Tutti gli uomini degni di essere ricordati, che hanno compiuto delle imprese per il paese hanno una loro saga. Sono gli eroi che fanno la storia, e gli artisti e gli scrittori la scrivono.

E’ una grande similitudine fra i fumettisti e i loro personaggi.

Esatto. Se non c’è qualcuno che racconta di questi eroi, spariranno. E’ lo stesso rapporto che c’è fra Grimr e il poeta della storia, è lui che racconta la vita di Grimr affinché questa non venga dimenticata.

Pensi dunque che sia importante raccontare queste leggende?

E’ quello che fa Netflix oggi. Le leggende di oggi sono per tutti. Le storie hanno bisogno di una sorta di eco affinché se ne continui a parlare. E’ una cosa un po strana per la nostra epoca, ma possono anche affrontare dei temi importanti, il rapporto coi genitori, trovare un proprio posto nella società.

 

Dopo la Saga di Grimr sai già a cosa lavorerai?

Sto già lavorando a due progetti. Un nuovo fumetto, ambientato nella preistoria, continuando ad approfondire il rapporto fra l’uomo e la natura, con un cacciatore che non sa cacciare, e che ammira la bellezza di ciò che lo circonda, venendo rigettato dal suo clan.

Ancora una volta tornano gli emarginati allora.

Esatto (ride, ndr)

Grazie mille per il tuo tempo, Jeremie! Buona continuazione!

Grazie mille!


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