Wes Anderson, regista dallo stile inimitabile, torna sul grande schermo con La Trama Fenicia (The Phoenician Scheme), un lungometraggio che sembra più un cortometraggio dilatato, con una trama diversa dal solito ma incapace di trasmettere le giuste emozioni. Seppur ricco di trovate ingegnose, umorismo e messaggi profondi, il film appare un po’ troppo claudicante. Lo abbiamo vito in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

La trama è un mix di commedia avvincente, dramma familiare e spionaggio, segue Zsa Zsa Korda (Benicio del Toro) nel suo tentativo di lasciare in eredità la sua fortuna alla figlia Liesl (Mia Threapleton), una suora novizia con più principi di lui. Lei, scettica e moralista, lui, egoista ma desideroso di legare con lei. Un nucleo emotivo insolito per Anderson, più abituato a esplorare relazioni fratturate che a riscoprire gli affetti.

Wes Anderson ripropone il suo universo meticolosamente stilizzato, come sempre visivamente intrigante e perfettamente messo in scena, un’eccentrica farsa che oscilla tra il delirante e il commovente, con Benicio del Toro come cuore pulsante della storia. Il film, pur non discostandosi dai topos del regista (simmetria ossessiva, dialoghi artificiali recitati con freddezza, un cast costellato di star), sorprende grazie a un umorismo più spiccato e ai temi profondi che toccano la politica. La confezione è come sempre sontuosa, ma la sostanza lascia un po’ delusi ed estraniati di fronte alla pellicola, come se avessimo visto una serie di bellissimi quadri, ma senza essere trascinati dentro la storia. Il film esplora in profondità i temi dell’eredità, del perdono e della redenzione, denunciando al contempo le assurdità di un mondo governato dal profitto e dalle alleanze, il tutto raccontato nello stile assurdo che da sempre contraddistingue il regista. Fin dall’inizio del film, tutto si muove molto rapidamente in termini di spiegazioni e presentazione dei personaggi, e forse le troppe nozioni sugli scambi e le alleanze che il protagonista cerca di attivare si perdono un po’ in questo turbinio di eventi e personaggi.

Con La Trama Fenicia si ha l’impressione di essere di fronte a un’opera d’arte visiva, permeata di autoreferenzialità, in cui Anderson cita ripetutamente scene e ambientazioni dei suoi film precedenti. Tuttavia, a differenza dei suoi ultimi film, i numerosi riferimenti e meta-livelli si inseriscono qui in una trama molto lineare, mantenendo un centro ben definito. Anche se, come già detto, l’estetica è lussuosa e affascinante, la sceneggiatura si perde talvolta in divagazioni di politica aziendali noiosissime o gag ricorrenti alternate a momenti di tenerezza che appaiono bizzarri, il tutto frammentato da sequenze oniriche in bianco e nero che spezzano ancor più la narrazione a capitoli, rendendo faticoso seguire la pellicola con interesse. Uscendo dalla sala si ha la sensazione che Wes Anderson abbia voluto solo accontentare se stesso e avere un pretesto per sfoggiare l’ennesima opera esteticamente impeccabile ma, spiace dirlo, senz’anima. Il film è frammentato, la narrazione è lenta e si fatica a seguire con un forte interesse gli scambi aziendali che il protagonista porta avanti. Seppur ammirando ogni inquadratura – impeccabile –, alcuni colpi di scena sembrano casuali quanto gli affari di Zsa Zsa Korda. Il cast come sempre è ricco di volti noti: Scarlett Johansson, Jeffrey Wright, Michael Cera, Bill Murray, Tom Hanks e tanti altri, e volti meno noti, come quello di Mia Threapleton, figlia di Kate Winslet.

Per la prima volta dal suo esordio, il regista americano si è allontanato dal suo fedele direttore della fotografia, Robert Yeoman, per affidare la sua preziosa estetica alle mani esperte di Bruno Delbonnel, direttore della fotografia di opere di grande impatto visivo come Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet, A proposito di Davis dei fratelli Coen e Harry Potter e il principe mezzosangue di David Yates. Questa collaborazione infonde una nuova visione più dinamica nell’universo riconoscibile del regista, senza mai tradire però la sua firma visiva.

In conclusione: nell’universo simmetrico, miniaturizzato e squisitamente controllato di Wes Anderson, la famiglia è sempre stata la forza gravitazionale più potente, una costellazione disfunzionale in cui turbinano genitori assenti, fratelli lontani e bambini che cercano disperatamente di essere visti. Nel suo ultimo film quell’orbita familiare crolla in una supernova di bombe, traumi ereditati ed eredità contestate. Anderson, che non ha mai avuto paura di sfiorare il grottesco, si lancia qui in una satira frenetica che mescola capitalismo selvaggio, politica internazionale da operetta e melodramma spirituale in una storia in cui la redenzione non arriva senza prima esplodere.


La Trama Fenicia è distribuito da Universal Pictures Italia, ecco il trailer italiano del film:

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