L’insostenibile leggerezza con cui Hollywood tratta Mads Mikkelsen

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È il 1996 quando Mads Mikkelsen, ballerino danese figlio di un’infermiera ed un bancario, decide di iscriversi alla scuola teatrale di Århus. Ha già trentuno anni, un’età insidiosa per iniziare a recitare, e non ha ancora nessuna certezza che quella dell’attore sia la carriera che fa per lui.
Nello stesso anno, un giovanissimo regista senza alcuna preparazione tecnica scrive la sceneggiatura di un cortometraggio sul traffico di eroina, che ha intenzione di interpretare egli stesso; un produttore però fiuta subito il potenziale dello scritto e propone al giovane di farne un lungometraggio.
Quel giovane regista è Nicolas Winding Refn e quel cortometraggio si trasformerà in Pusher – L’inizio, primo capitolo di tre film sulla criminalità che hanno dato una spinta in più ad un già fiorente panorama cinematografico danese.
Mads MikkelsenÈ proprio il ruolo di Tonny in Pusher il primo ingaggio da attore mai ricevuto da Mads Mikkelsen. Winding Refn pretende massima immersione da parte dei suoi attori, ragion per cui gira tutte le scene rigorosamente in ordine cronologico ed unicamente utilizzando videocamere a mano; in tutto questo, Mikkelsen si vede costretto a rasarsi a i capelli a zero e farsi scrivere a caratteri cubitali “RESPECT” sul retro del collo –cosa che, a detta della moglie Hanne, gli costa diverse occhiatacce da parte di vicini e poliziotti sospettosi, soprattutto quando accompagna la figlioletta all’asilo vicino casa.

Pusher era una scommessa e, in quanto tale, poteva essere vinta o persa. Ma Refn trionfa.
È anche grazie a questo trionfo di Refn venti anni fa che in questo 2016 abbiamo visto Mads Mikkelsen calcare il grande schermo in blockbuster e film di importanza internazionale. È anche grazie a questo trionfo di Refn che oggi vi parlerò del talento a tutto tondo di Mads Mikkelsen e dell’apparente incapacità di Hollywood di comprendere il suo potenziale come attore.

Mads Mikkelsen
Sguardi particolarmente rassicuranti.

Chiariamoci da subito: con le sue spalle larghe ed il suo volto ampio ed abbronzato in cui campeggiano due occhi bruni con perenne espressione di tranquillo sussiego, Mads sembra essere nato per interpretare personaggi ambigui o malvagi. È un dato di fatto. Non per niente, il ruolo che lo porta alla fama e al riconoscimento internazionale è quello di Le Chiffre, Bond villain scorretto e viscido, con un occhio sfregiato che piange sangue, così, a caso, perché i cattivi mica possono essere troppo belli, dai.
Straordinario nella sua interpretazione in Casino Royale, in cui sfida l’allora nuovo 007 di Daniel Craig tra momenti di euforica vanità ed istanti di codardia, quel film è stato per Mads Mikkelsen una benedizione. Forse, però, è stato anche una maledizione.

Da quel momento, Hollywood ha riservato all’attore danese sostanzialmente soltanto ruoli da villain.

Mads Mikkelsen
Serve del collirio, per caso?

Tra i suoi cattivi più importanti ricordiamo l’improbabile Rochefort in I Tre Moschettieri del 2011 –in cui in realtà ad essere improbabile non è tanto lui, quanto l’intero film-, ma soprattutto la recente apparizione in Doctor Strange come Kaecilius –e anche lì, ha gli occhi tutti neri… ma che vi han fatto gli occhi di quest’uomo per volergli tanto male?-, e, ovviamente, la magistrale interpretazione come dottor Lecter nella serie TV Hannibal. Due villain tra di loro molto diversi, questi ultimi due e che richiedevano da parte sua un tipo di immedesimazione molto differente. Kaecilius, di fatto, è l’ennesimo antagonista Marvel non particolarmente carismatico, che basa il proprio funzionamento più che altro sulla forza bruta e il look abbastanza pittoresco, un po’ come Ronan (Lee Pace) de I Guardiani della Galassia o Malekith (Christopher Eccleston) in Thor: The Dark World. Eppure, Mads riesce in parte a compensare agli obiettivi problemi di sceneggiatura che la Marvel ha con i villain: muove il volto impercettibilmente, con un fare compassato capace al tempo stesso di metterti i brividi e di farti entrare nella mentalità del personaggio.
Mads MikkelsenHannibal Lecter, invece, presentava un tipo di difficoltà del tutto opposta: scritto in maniera impeccabile da un folle e brillante Bryan Fuller (a cui Mads ha domandato più volte quali sostanze assumesse per scrivere certi episodi della serie), Hannibal è una vera e propria icona. Anthony Hopkins era riuscito a renderlo al tempo stesso vagamente viscido ed incredibilmente elegante, in un mix esplosivo capace di creare nello spettatore terrore ed attrazione. Una cosa era certa: Mads non poteva limitarsi ad imitarne l’interpretazione, ed ovviamente non lo ha fatto. Il suo Hannibal Lecter è più compassato, più diabolicamente ironico: sorride sornione, fa battute macabre, compie atti orribili soltanto per mera curiosità personale e, in tutto questo, appare sempre pacato e vagamente arrogante. Quando poi diventa violento, i suoi occhi cambiano luce, e la sua fisicità esprime una forza bruta, una crudeltà che mette assolutamente i brividi.

Mads MikkelsenOgni tanto, comunque, ad Hollywood concedono a Mads anche qualche ruolo da good guy, questo è vero. Si tratta però di figure secondarie o di contorno, di cui l’esempio più palese è quello di Galen Erso, nel nuovissimo Rogue One: A Star Wars Story. Senza fare spoiler, va detto che quello di Erso è un ruolo non banale: è un personaggio diviso tra senso di colpa e desiderio di redenzione, cosa che Mads Mikkelsen rende alla perfezione con un novero non indifferente di espressioni di amore e dolore.
Si tratta comunque soltanto di una parentesi in una carriera fino ad ora costellata da film in cui interpreta figure negative, tanto che all’Herald, quando gli hanno domandato se fosse felice di interpretare Galen Erso, ha risposto:

Sì, è perfetto per me. Finalmente un film americano dove non sono il cattivo! Si tratta di un miracolo!

A questo punto vi starete legittimamente domandando: e quindi? Qual è il problema? Sei tu che hai detto che Mads ha il “physique du rôle” per interpretare personaggi malvagi.
Verissimo, non lo negherei mai. Anzi, in parte ne sono contenta: per quanto mi riguarda, il suo Le Chiffre è di gran lunga il più convincente tra i villain fronteggiati dal James Bond di Daniel Craig, e la sua interpretazione come Hannibal Lecter di fianco ad uno straordinariamente intenso Hugh Dancy è stato uno degli show più sensazionali negli ultimi anni. Ecco qua una clip meravigliosa di interazione tra i due attori:

Sì, tutto molto bello. Ma Mads Mikkelsen è molto più di questo e, per assurdo, gli unici a non essersene accorti sembrano proprio i signori del cinema di Hollywood.

Concentrando l’attenzione sul panorama cinematografico europeo –in particolar modo, ovviamente, quello danese-, infatti, la questione è ben diversa. Forse proprio perché gli occhi con cui è visto Mads Mikkelsen sono diversi: è come se il cinema europeo sapesse che quel volto ampio ed abbronzato e quei suoi occhi bruni a cui accennavo prima non sono capaci soltanto di esprimere sussiego ed arroganza, ma anche timore, amore, rabbia, compassione, perplessità, dolcezza e molto altro.
A dirlo non sono soltanto io, fan fin troppo sfegatata –il mio regno per uno zigomo di Mads!-, ma anche i fatti: nei film del vecchio continente, l’attore danese ha spaziato ogni tipo di ruolo, con le personalità più disparate, e spesso anche come vero e proprio protagonista.

Alcuni esempi? È presto detto. La lista sarebbe in realtà lunga, per cui mi limiterò ad indicare nello specifico cinque ruoli di Mads che potrebbero esservi sfuggiti, ma che inquadrano perfettamente la sua capacità di scandagliare ogni tipo di personalità, dalle più enigmatiche alle più estroverse:

Mads Mikkelsen1) Dopo il Matrimonio, 2006, di Susan Bier

Jacob è danese, ma dal momento in cui ha deciso di trasferirsi in India ed aprire un orfanotrofio, quella è tutta la sua vita. Ama aiutare i bambini, istruirli e sfamarli, per cui quando una società danese gli offre un ricco finanziamento decide di partire per Copenaghen per riuscire ad ottenerlo. Tornato nella terra natia dopo tanti anni, Jacob scoprirà che la moglie del suo benefattore, tale Jørgen, è una sua vecchia fiamma di nome Helene. Da questo momento in poi il protagonista si troverà improvvisamente catapultato in un universo di drammi familiari, bugie e rivelazioni che finiranno per toccarlo molto da vicino.
In questo film di Susan Bier, drammatico e toccante, Mads interpreta un uomo che cerca di lasciarsi alle spalle il passato, che però torna sempre a chiedere il conto. Quello di Jacob è un personaggio ambiguo, ambivalente tra un cuore d’oro ed una gentilezza d’animo che non riesce a nascondere, ed il timore di essere privato delle proprie scelte: la trama del film lo mette di fronte alla consapevolezza di non poter più scappare, questione non semplice per qualcuno che ha costruito la propria intera vita intorno ad una fuga.
La delicatezza con cui Mikkelsen si approccia al proprio ruolo è spesso toccante: i suoi gesti sono delicati, il volto quasi sempre una maschera di incertezza e la sua fisicità ci racconta di un uomo visibilmente a disagio con ciò che gli sta accadendo. Si tratta di un’interpretazione di grande intensità, che riesce a far entrare lo spettatore nell’ottica di Jacob e a far comprendere i suoi timori, la sua rabbia e i suoi desideri.


2) Valhalla Rising – Regno di Sangue, 2009, di Nicolas Winding Refn

Mads Mikkelsen
Sguardi rassicuranti, parte 2.

Mads Mikkelsen ha partecipato a diversi film di Refn, di cui tre sono della saga di Pusher, ma mi piacerebbe concentrarmi su un progetto più particolare in cui si sono imbarcati i due. E niente è più particolare di Valhalla Rising, che ha diviso spettatori e critica tra fascino e perplessità: all’alba dei tempi, One-Eye, uomo muto e senza un occhio (ci risiamo…) riesce a liberarsi dai Vichinghi che lo tenevano prigioniero; una volta fuggito, intraprende una missione alla ricerca di redenzione insieme ad un bambino pagano, in un susseguirsi di sei capitoli, ognuno dei quali rappresenta una tappa del viaggio dei due improbabili compagni d’avventura.
Potrei tesservi le lodi della scrittura del personaggio interpretato da Mikkelsen, ma temo che non avrebbe tanto senso: come vi ho detto, è muto e tale rimane per l’intero film. Seppur decorata con una fotografia davvero appagante, la sua è un’interpretazione giocata interamente sul binomio espressività-fisicità, sulla capacità di esprimere pur senza parlare. Che sembra banale, ma non lo è affatto: siamo talmente abituati alla parola che ci scordiamo di quanto sia grande il suo potere comunicativo. Nel momento in cui questa ci è sottratta e ci troviamo davanti ad 88 minuti di film con un protagonista incapace di parlare, allora cominciamo a percepire un senso di mancanza ed oppressione. Riuscirà Mads Mikkelsen a compensare con la propria mimica a questa forte impressione di disagio? Ve lo lasciamo scoprire da soli.


3) Le Mele di Adamo, 2005, di Anders Thomas Jensen

Adam è un neonazista appena uscito di prigione e deve passare un periodo di riabilitazione presso la parrocchia del pastore Ivan. Quest’ultimo dà ad Adam un unico e semplice scopo: per dirsi davvero riabilitato, deve prendersi cura del melo del giardino della chiesa e, una volta che questo darà frutti, dovrà cucinare una torta di mele.
Già questa porzione di trama ha un che di ironicamente assurdo: trovare in una stessa storia un neonazista ed una torta di mele non è esattamente cosa comune… ma la storia si fa sempre più strampalata con il passare dei minuti: ben presto, Ivan rivela una personalità quantomeno “particolare”: il suo buonismo quasi nauseante nasconde in realtà delle verità che il pastore si rifiuta di ammettere, persino a se stesso.
Ed è proprio Ivan che Mads interpreta: un uomo gentile e dall’aspetto fin troppo rassicurante che nasconde mille segreti in maniera quasi ossessiva. Mikkelsen dipinge alla perfezione il profilo di un uomo in bilico tra la sua quotidianità abitudinaria e banale ed una profonda follia che gli cova dentro. Ciò che rende il tutto squisitamente e perversamente interessante è la sua negazione della sua pazzia, che lo porta a continui rovesciamenti di personalità.
Un film strano, strano parecchio. Ma un’interpretazione grottesca e sarcastica assolutamente da non perdere, come vi mostriamo in questa clip:


4) A Royal Affair, 2012, di Nikolaj Arcel

Nominato agli Oscar ed ai Golden Globe come miglior film straniero, A Royal Affair vede Mads alle prese con una partner in scena d’eccezione, e cioè Alicia Vikander. La chimica tra i due è notevole e quello che se ne ricava è un film sull’Illuminismo scritto egregiamente ed interpretato con altrettanta efficacia.
La trama è ispirata alla storia di un re danese realmente esistito, Christian VII, della giovane moglie, Carolina Matilde di Gran Bretagna ed il medico che riuscì a divenire consigliere del sovrano, Johann Friedrich Struensee, che finì per influenzare scelte fondamentale per la politica della nazione verso una svolta di tipo illuminista.
Il ruolo di Mads è proprio quello di Struensee, un personaggio assai peculiare: per quanto venga presentato come uomo di ideali e buon cuore, al limite della stucchevole perfezione, ben presto le carte in tavola si mescolano e sparpagliano, finendo per saltare completamente. Il potere porta Struensee a dover fronteggiare una fame ed una rabbia che non sapeva di avere e che lo portano sull’orlo del baratro.
In tutto questo, Mikkelsen sa perfettamente disegnare entrambi i profili del medico, quello più luminoso, con larghi sorrisi, balli e lunghi discorsi, e quello più oscuro, con grida e minacce. Una scena di particolarmente intensa è quella del ballo di corte, dove tra l’attore danese e la Vikander si crea un intreccio di sguardi e movimenti che non ha bisogno di spiegazioni. Si può soltanto ammirare:


5) Il Sospetto, 2012, di Thomas Vintenberg

Un film meraviglioso, capace di attanagliare ed inquietare, lasciando lo spettatore con il fiato sospeso per tutto il tempo. Il Sospetto di Vintenberg non è un film “spettacolare”, non è un thriller che si basa su effetti speciali o azione frenetica, Il Sospetto è una sporca menzogna, un’angosciante verità, un brivido lungo la schiena: semplicissimo, ma tremendamente efficace.
Ed in un ambiente del genere, Mads ci sguazza. Il suo personaggio si chiama Lucas ed è un uomo danese che insegna in un asilo. Un giorno una sua allieva, Clara, gli consegna una lettera d’amore che lui pacatamente rifiuta. Ma da questo gesto, apparentemente corretto e senza conseguenze, si innesca un effetto domino che vedrà Lucas al centro di un uragano da cui uscire sarà davvero difficile, se non impossibile.
Tutto d’un tratto Lucas si trova a vivere da reietto, odiato da tutti, senza alcuna vera ragione. Un dramma che lo vede costretto a tenersi in piedi nonostante tutti i colpi subiti, che sono tanti. Un dramma ed una frustrazione che Mads Mikkelsen porta sullo schermo con una potenza dirompente e disarmante: il suo Lucas è un uomo buono, buono davvero, ma una volta che l’equilibrio che si era creato va mancando, anche lui rischia di diventare ciò che in realtà non è. Questa sensazione di bilico tra due identità opposte è chiaro negli occhi bruni di Mikkelsen, che spesso si perdono nel vuoto come alla ricerca di comprensione, o anche soltanto compassione.
Il Sospetto è un film da vedere per mille ragioni, dalla regia alla trama, ma non meno importante è la sua caratterizzazione di un protagonista per cui non si può che provare completa empatia. Non per niente, per questa interpretazione Mads è stato premiato dalla giuria di Cannes con la Palma d’Oro, giuria capitanata dal nostrano Nanni Moretti.

Con questa breve lista spero non soltanto di avervi dato qualche idea di film da vedere, ma di avervi fatto capire chi sia Mads Mikkelsen e quale il suo enorme potenziale: dal pastore pazzo al vichingo in cerca di libertà spirituale, dall’intellettuale del Settecento al reietto sociale, l’attore danese si è calato nei panni di uomini di ogni caratura, di ogni etica e ideologia. Sì, ma soltanto nel cinema europeo.
Perché Hollywood sembra del tutto incapace di vedere in quest’uomo la sua poliedricità? Non sarebbe forse meraviglioso osservarlo sui grandi schermi di tutto il mondo non più soltanto come cattivo o personaggio secondario, ma come protagonista? Per quanto mi riguarda, lo sarebbe eccome.
Certo, è comprensibile che le grandi produzioni internazionali si affidino a lui ed al suo nome sempre più in ascesa per avere la certezza di accaparrarsi un cattivo credibile, od una spalla di qualità. E’ però è frustrante per chi come me lo ammira molto notare come molti lati delle sue capacità non siano apprezzati a dovere. Forse sono addirittura sconosciuti ai più. E’ l’incredibile leggerezza con cui Hollywood tratta Mads Mikkelsen che fa rabbia, perché come ogni artista di talento, lui merita di più.
E anche noi, spettatori con delle pretese, meritiamo di più: meritiamo che il suo talento sia approfondito e mostrato a dovere. Meritiamo che il nome Mikkelsen non sia associato soltanto a ceffi malvagi, ma ai volti di una miriade di differenti personalità.