Com’era prevedibile alla fine anche questa volta l’America ha vinto! Dopo lo scorso anno con la vittoria di Joker, anche quest’anno il titolo che, almeno sulla carta, era inizialmente il più papabile alla vittoria ha effettivamente vinto il premio più ambito ovvero il Leone D’Oro: questo titolo è Nomadland, diretto dalla regista cinese Chloé Zhao con protagonista Frances McDormand.

Dalla regista che lavora da qualche anno nel cinema indipendente americano ci si aspettava molto, visto che il suo lungometraggio precedente, The Rider (uscito in sordina in Italia lo scorso anno), è stato un bel colpo che ha fatto capire il grande talento che avrebbe potuto donare la regista al futuro del cinema americano.
Nomadland è una storia sempre molto personale per la regista, e lo si vede da come lo mette in scena: il suo modo di girare e gli ambienti che sceglie sono quasi identici a The Rider.

NomadlandIl film è l’adattamento cinematografico del libro di Jessica Bruder Nomadland – Un racconto d’inchiesta e parla di Fern, una sessantenne che, dopo aver perso il marito e il lavoro durante la Grande recessione, lascia la città aziendale di Empire, Nevada, per attraversare gli Stati Uniti occidentali sul suo furgone, vivendo come una nomade moderna al di fuori delle convenzioni sociali e facendo la conoscenza di altre persone come lei.
La storia inizia con una grande pubblicità ad Amazon: vediamo infatti la protagonista felice e contenta di lavorare come imballatrice di scatole della multinazionale di Jeff Bezos, mostrando quanto Amazon sia un’azienda dove si lavora bene e felicemente. Diciamo che non è stato sicuramente il migliore degli inizi, anzi.

Il lungometraggio poi continua bene spiegandoci chi è Fern e, passo dopo passo, un po’ tutta la sua vita e il perché sia arrivata a vivere dentro un van.
Quello che interessa alla regista è far avvicinare la sua attrice al gruppo di nomadi, e soprattutto di farle cambiare idea sul vivere in una condizione di vita come questa: risultato che la Zhao raggiunge non del tutto visto che l’amicizia tra Fern e il gruppo di nomadi non è ben sviluppata, ed è anzi molto velocizzata e non da molto tempo ai personaggi di conoscersi veramente.

Il rapporto con i nomadi è quindi messo un po’ in secondo piano, ed il film si concentra soprattutto sul personaggio di Fern, alle prese con la vita di tutti giorni, in una sequenza di scene rese alla grande grazie ad un’ottima luce e fotografia, che però rendono, a nostro avviso, la narrazione un po’ debole. Una scelta forse dovuta al dover incentrare buona parte delle scene sull’attrice protagonista, visto che il cast di nomadi è composto principalmente da veri girovaghi e non da attori professionisti.

La McDormand è talmente brava da riuscire a reggere da sola anche le scene meno interessanti grazie ad un volto e ad una presenza scenica pazzesca: l’interpretazione dell’attrice statunitense, il cui personaggio, sostanzialmente, vive la vita di tutti i giorni, seppur in condizioni diverse da quelle a cui saremmo abituati, è di quelle che potrebbero valere una nomination agli Oscar.

NomadlandSe la prima parte di film non ci ha del tutto convinto per i motivi di cui sopra, risulta meglio costruita invece la seconda parte, in  tutte le dinamiche messe in gioco all’inizio vengono sviluppate abbastanza bene: particolarmente interessante è, ad esempio, la storia di amicizia con il personaggio interpretato da David Strathairn, l’unico altro attore famoso di tutto il film.
Strathairn ha un personaggio che, seppur poco caratterizzato nella scrittura non troppo approfondita, anche grazie all’ottima prova dell’attore risulta comunque tra i punti di forza di questo Nomadland.

Quello che si può dire in conclusione su Nomadland è che non è sicuramente il Leone D’oro che ci saremmo aspettati, ma è forse quello più giusto e che aveva sicuramente più possibilità di vittoria.

Un prodotto che andrà sicuramente molto bene agli Oscar, dove Frances McDormand potrebbe puntare ad un’altra statuetta, e che farà commuovere moltissime persone che lo ameranno: ci sono tuttavia problemi, soprattutto di scrittura, e una forse troppo eccessiva voglia di mostrare piuttosto che raccontare, con la conseguenza che la narrazione risulta poco fluida in alcuni frangenti.

Dopo questa vittoria ci si aspetta ancora di più da Chloé Zhao, a partite dal prossimo suo progetto, ovvero The Eternals, film della nuova fase dei Marvel Studios.

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