Fin dalla prima inquadratura in cui vediamo dei calzini appesi davanti ad una finestra aperta, possiamo capire tutto quello che potremo aspettarci nei successivi 131 minuti di Parasite: d’altronde, quando mai si è visto iniziare una pellicola con un indumento come i calzini in primo piano?

Partiamo dal principio: Bong Joon-Ho, regista coreano di film magnifici come Memories of Murder o The Host, andato poi a lavorare in America curando l’adattamento cinematografico di Snowpiercer e dopo Okja, prodotto da Netflix due anni fa, torna qui nella sua terra natale, a dieci anni da Madre, il suo ultimo film girato in patria, con questo suo nuovo lavoro, che ad oggi è probabilmente il migliore. Parasite, infatti, presentato all’ultimo Festival di Cannes, ha meritatamente vinto il premio più ambito, ovvero la Palma D’Oro.

La trama di questo film parla di un ragazzo, Ki-woo, che vive in un modesto appartamento sotto il livello della strada assieme ai genitori e alla sorella dove, nonostante condizioni abitative difficoltose, l’affetto familiare mantiene unita la famiglia. Insieme si prodigano in lavoretti umili per sbarcare il lunario, senza una vera e propria strategia, ma sempre con orgoglio e una punta di furbizia. La svolta arriva con un amico di Ki-woo, che offre al ragazzo l’opportunità di sostituirlo come insegnante d’inglese per la figlia di una famiglia ricca: il lavoro è ben pagato, e la villa del signor Park, dirigente di un’azienda informatica, è un capolavoro architettonico. Ki-woo ne è talmente entusiasta che, parlando con la signora Park dei disegni del figlio più piccolo, intravede un’opportunità da cogliere al volo, creando un’identità segreta per la sorella Ki-jung come insegnante di educazione artistica e insinuandosi ancor più in profondità nella vita degli ignari sconosciuti.

Bong Joon-Ho ha chiesto espressamente con una lettera di evitare di far scrivere ai recensori di rivelare altri dettagli della trama, e anche giustamente, essendo il film pieno zeppo di colpi di scena inaspettati, dove ogni venti minuti succede qualcosa che cambia completamente lo svolgimento della storia, rendendola sempre più interessante e avvincente, passando dal thriller al dramma, all’action, alla commedia (si ride molto nel film) fino ad arrivare anche a degli accenni horror, è come se Bong ripercorresse tutta la sua filmografia e la sua poetica filmica in quest’opera, che rasenta il capolavoro.

La cosa davvero clamorosa di questa pellicola é proprio la varietà di argomenti che mette in campo: si passa dalle connessioni Wi-Fi fino alle mutande da donna, dalle pesche fino alle scatole della pizza; in ogni minuto c’è qualcosa di veramente tanto interessante in tutto quello che viene posto sullo schermo. Inoltre è anche un film estremamente moderno e attuale in ogni aspetto che mette in campo, come l’uso ossessivo dei telefoni e di internet.
La scenografia in tutto ciò è uno dei punti di forza più evidenti: tutto viene effettuato dentro la bellissima casa, arredata in maniera perfetta fino al minimo dettaglio, riuscendo a tenere stretto alla poltrona lo spettatore anche nelle cose più piccole.

Il tema principale di Parasite è la disparità di classe sociale, raccontata in maniera oltremodo efficace grazie alla sceneggiatura magnifica scritta dallo stesso regista: le famiglie in questione e i singoli membri sono descritti in maniera eccellente, mostrando le più piccole paure, i rimpianti, le gioie e i dolori. Possiamo davvero dire, dopo il termine della visione, di conoscere davvero a fondo quello che abbiamo visto e chi sono le persone che sono state davanti a noi per tutto questo tempo: giunti ai titoli di coda lo spettatore si ritroverà a sperare di poter vedere ancora i protagonisti di questa storia in futuro, anche se lo straordinario lo farà uscire dalla sala con moltissime emozioni che, fuse tra di loro, gli faranno ricordare per sempre quello che ha appena visto. Inoltre Bong, con una regia ormai matura, riesce ad inquadrare tutto quello che mette in scena in maniera minuziosa ed esperta. Il film riesce a essere delizioso , cinico e davvero crudo anche grazie agli attori, uno più bravo dell’altro, dove su tutti spicca Song Kang-ho, alla sua quarta collaborazione con il regista.

Parasite è una visione quasi obbligatoria, da gustare nella sala con lo schermo più grande che ci sia per poter ammirare tutti gli splendidi dettagli e quadri che il regista e la sua troupe ci hanno donato.