Cosa succede quando una figlia vuole conoscere, per la prima volta in quindici anni, il padre? Paternal Leave è una co-produzione tra Italia e Germania, in particolare tra la casa di produzione Wildside, che fa parte del gruppo Fremantle e che ha prodotto alcuni dei film e delle serie tv italiane più importanti degli ultimi anni, come L’amica Geniale, Figli, Le Otto Montagne, La città proibita e il film campione di incassi C’è Ancora Domani. Per la parte tedesca, c’è la casa di produzione The Match Factory, i cui lavori sono in gran parte disponibili su Mubi, e che ha prodotto film del calibro di The Girl With The Needle, The Substance, A Perfect Day, Closer e l’ultimo film di Rohrwacher, La Chimera.

Leo ha quindici anni ed è cresciuta in Germania senza mai conoscere suo padre. Quando scopre la sua identità, decide di mettersi in viaggio per trovarlo e arriva su una spiaggia deserta della costa italiana, in un chiosco chiuso per l’inverno. Lì incontra Paolo, che resta spiazzato dal suo arrivo improvviso.

Il cast si basa principalmente su due personaggi, padre e figlia, interpretati rispettivamente dall’attore italiano Luca Marinelli, noto ultimamente per aver interpretato Mussolini in M. Il figlio del secolo, e dalla esordiente Juli Grabenhenrich nei panni di Leo, che riesce a reggere il film praticamente da sola per gran parte del tempo. Il cast si completa poi con altri attori, tra cui spicca Arturo Gabbriellini, che interpreta un ragazzo che diventerà amico di Leo. Anche in questo personaggio si riflettono irrisolti legati alla figura paterna, facendo così tornare il tema principale del film, sviluppato questa volta in modo diverso. L’attore è già noto per aver preso parte a un’altra serie tv della famiglia Fremantle, ovvero We Are Who We Are di Guadagnino.

La regia di Alissa Jung, finora attiva solo nel campo dei cortometraggi, ci porta dentro un punto di vista specifico: quello di Leo. Con lei viviamo errori, scoperte e nuove amicizie. È una regia estremamente riflessiva, che si concentra su ciò che accade interiormente alla protagonista. Jung attinge direttamente alle emozioni di Leo, come il senso di lontananza, rappresentato spesso dallo specchio: uno specchio che riflette le relazioni del padre con altre persone e che, oltre a sottolineare la distanza di Paolo da Leo, rappresenta anche la difficoltà della ragazza nell’avvicinarsi a lui, complice anche la barriera linguistica. Il grande potere del film risiede proprio nelle immagini e nel significato simbolico che assumono sullo schermo, come nel caso del fenicottero.

La sceneggiatura è firmata dalla stessa Jung, alla sua prima esperienza nel lungometraggio. È una storia che si focalizza su un tema molto importante: la genitorialità dei padri con le figlie. Se spesso vediamo film sul rapporto padre-figlio o madre-figlia, è più raro — anche se non impossibile — trovare un focus sul legame padre-figlia, soprattutto in età adolescenziale. In questo caso, si racconta una riscoperta: quella della figura paterna. Una figura assente, lontana, ma che, allo stesso tempo, non vuole ripetere gli stessi errori. Leo si trova quindi intrappolata in un conflitto: da un lato vuole conoscere questa figura, dall’altro non riesce ad accettare — comprensibilmente — l’abbandono subito per anni. Sebbene la sceneggiatura non sia perfetta, il film rappresenta una solida base per il talento della regista-sceneggiatrice, soprattutto considerando che si tratta di un’opera prima.

Una parte che colpisce di Paternal Leave è la fotografia, con una scelta stilistica che punta volutamente a un’atmosfera dai tratti cupi, riflesso dello stato emotivo di Leo. Questo è favorito anche dalla location scelta per il film, che ben si presta a creare questo clima, in particolare grazie alla foschia romagnola. La fotografia è curata da Carolina Steinbrecher. Altro punto interessante è la scenografia, affidata a Cristina Bartoletti, scenografa italiana che ha già lavorato a film come Kissing Gorbaciov e al prossimo Caravan, in concorso a Cannes. In Paternal Leave, la scenografia ha una funzione espressiva e si integra perfettamente con la narrazione. Da un lato c’è il bar di Paolo, che ne riflette l’identità; dall’altro, scene evocative di forte impatto simbolico, come il momento in cui Leo, in preda alla rabbia, prende a calci un bidone della spazzatura mentre alle sue spalle si vedono degli scivoli per bambini: una chiara metafora del passaggio dall’infanzia alla preadolescenza, accentuata anche dalla fotografia.

Paternal Leave utilizza diverse metafore. Una delle più evidenti è quella dei fenicotteri, che simboleggiano la grazia ma soprattutto la collaborazione reciproca. I fenicotteri, in natura, sono ottimi padri: si prendono cura dei piccoli e covano le uova, instaurando un forte legame — esattamente ciò che dovrebbe accadere anche tra gli esseri umani. Nella nostra società, invece, i padri sono spesso considerati figure collaterali nella vita dei figli, ed è proprio questo uno dei nodi centrali del film. La figura del fenicottero ritorna più volte, sotto diverse forme, ciascuna legata a un momento chiave della narrazione. È quindi naturale il parallelismo tra la paternità dei fenicotteri e quella di Paolo, che sono agli antipodi, se si prende come punto di riferimento Leo.


Paternal Leave è in sala dal 15 maggio, distribuito da Vision Distribution.

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Paternal Leave
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Matteo
l'anno di nascita corrisponde con l'uscita di The Truman Show, studente di scienze della comunicazione, vive tra letteratura fantastica e cinema horror. Una personalità basata su Jennifer Check, Barbie e Orlok

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