Werewolves si aggiunge al piccolo ma sempre affascinante catalogo di film sui lupi mannari degli ultimi anni. Con una trama che combina elementi de La notte del giudizio (The Purge) e dell’horror soprannaturale classico – forse anche un pizzico di 1997: Fuga da New York di Carpenter -, ma il risultato diventa presto meccanico, prevedibile e superficiale. La pellicola si distingue per la premessa intrigante e l’azione sfrenata. È chiaramente un film senza grandi pretese, che ha l’intento di divertire il suo pubblico con tanta azione e gore. Tuttavia, nonostante i suoi intenti, non riesce a esprimere appieno il suo potenziale, collocandosi a metà strada tra un’esperienza divertente e uno spettacolo facilmente dimenticabile.

Un anno fa la luna si è avvicinata pericolosamente alla Terra: un evento di “Supermoon” che ha innescato un gene latente in ogni essere umano sul pianeta, trasformando un miliardo di persone in Lupi Mannari per una notte. Ne segue il caos e quasi un milione di vittime. Ora l’evento di Supermoon è tornato e due scienziati cercano di fermare la terribile mutazione e salvare il genere umano. Ma qualcosa non andrà per il verso giusto.

Diretto da Steven C. Miller, regista che ha dato un gran contributo a film di serie B con opere come First Kill (2017) con Bruce Willis o Escape Plan 2 (2018) con Stallone, per questa sua ultima regia ha scelto come protagonista un gasatissimo Frank Grillo.Il film si apre con un concetto promettente: una superluna trasforma chiunque sia esposto alla sua luce in un lupo mannaro selvaggio, ma degli scienziati hanno forse trovato una cura per impedire questa mutazione. Ben presto finisce tutto in vacca e gli scienziati vengono uccisi. In questo contesto, seguiamo Wesley Marshall (Frank Grillo), uno scienziato del CDC con più muscoli che lauree, mentre combatte per salvare la sua famiglia durante la notte di questa peculiare “epurazione di licantropi”. Accompagnato dalla dottoressa Amy Chen (Katrina Law), si ritrova ad attraversare una città infestata dai lupi mannari utilizzando uno spray sperimentale che gli permette di stare sotto i raggi lunari senza subire mutazioni.

Sebbene l’idea iniziale prometta uno spettacolo pieno di tensione e caos, la realizzazione lascia molto a desiderare. “Attraversare una città infestata” in realtà si traduce in “attraversare alcune strade deserte, in compagnia di un paio di lupi mannari”. La portata della minaccia appare limitata, il che riduce l’impatto dell’approccio. Se all’inizio del film vediamo intere famiglie preparare le loro case per difendersi dagli attacchi, con anche trappole in stile “Home Alone”, quello che poi vedremo in seguito è ben poco.

In termini di design, i lupi mannari sono un mix di effetti pratici e CGI, con risultati non sempre uniformi. Mentre alcune scelte, come il lupo mannaro punk con l’anello al naso o il patriota con la vernice rossa, bianca e blu sul petto, risultano in fondo divertenti, altre volte i movimenti goffi e le incoerenze degli atteggiamenti dei lupi lasciano piuttosto interdetti. La fotografia abusa dei riflessi dell’obiettivo fino al punto di distrarre nelle scene chiave. Tutto è troppo buio e alcune scene poco comprensibili, anche le scelte di regia lasciano con enormi punti di domanda sulla testa. Molte scelte restano discutibili, come l’uso eccessivo di primi piani al posto di inquadrature ampie che mostrino cosa sta accadendo, il montaggio epilettico in certi passaggi e la tendenza a mimetizzare troppo spesso le creature nell’ombra. Sebbene il gore sia presente non riesce a essere abbastanza memorabile o scioccante da compensare le sue carenze visive. La vera forza del film forse risiede proprio in Frank Grillo. Lui ci crede tantissimo e trasmette la sua potenza. La sua interpretazione di Wesley Marshall è dotata di energia e carisma sufficienti a mantenere vivo l’interesse dello spettatore, anche quando la sceneggiatura vacilla. Grillo eccelle nelle scene d’azione, sia quando combatte i lupi mannari con una mitragliatrice, sia quando gli urla frasi come “prova a mordermi!”.

La sceneggiatura, scritta da Matthew Kennedy, presenta alcuni momenti interessanti, ma non approfondisce mai le implicazioni della sua premessa. In che modo questo fenomeno influisce sulla società? Vediamo delle persone che vogliono trasformarsi, qual è il loro background? Il film sfiora appena questi temi, scegliendo di concentrarsi su una trama lineare che non riesce ad esplorare le possibilità più interessanti del mondo che presenta. Inoltre, l’incoerenza nel comportamento dei lupi mannari, che a volte sono macchine per uccidere e altre volte mantengono tratti umani, crea un’esperienza estraniante. La mancanza di regole precise fa sì che il pericolo sembri arbitrario e indebolisce l’energia nei momenti di tensione.

Werewolves è una notte di luna piena moderatamente luminosa. Non è all’altezza della rivoluzione di genere che avrebbe potuto rappresentare, ma riesce a offrire un’esperienza moderatamente divertente per gli amanti dell’horror e dell’azione. È un film che, come il suo protagonista, ha cuore e muscoli, ma non ha l’intelligenza necessaria per diventare qualcosa di veramente memorabile. Ideale per una serata con gli amici, in leggerezza.


Werewolves  è in sala distribuito da NOTORIOUS PICTURES, ecco il trailer italiano del film:

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