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[Recensione] A.D. – After Death di Scott Snyder e Jeff Lemire

  • di Marco Travicelli Sciarra
  • 25 Maggio 2018
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After Death

La morte è da sempre un tema di grande attrattiva per la letteratura a fumetti e non. In essa moltissimi autori nel corso dei decenni hanno provato a proiettare il significato stesso dell’esistenza, asserendo che in qualche modo il momento del trapasso costituisce al contempo un soppesare la vita appena trascorsa ma anche una sublimazione dello fine ultimo dell’uomo. In questa linea di pensiero si inserisce Scott Snyder (già autore di American Vampire, Swamp Thing e Batman) con il suo A.D. – After Death, creato in collaborazione con l’amico Jeff Lemire (Descender, Black Hammer, Essex County e  Plutona) in veste – del tutto eccezionale – di “semplice” disegnatore.

L’opera, originariamente pubblicata negli USA dalla Image in 3 numeri over-sized da 80 pagine ciascuno, è stata raccolta e portata in Italia dalla Bao Publishing e ruota intorno ad una domanda abbastanza semplice: in che modo la scoperta di una cura per la morte – l’After Death appunto – può cambiare la vita di un uomo? Nell’affrontare questo tema Scott Snyder sceglie un medium che è a metà strada tra il racconto in prosa e il fumetto. La struttura di After Death è infatti un alternarsi di testo libero, accompagnato dalle illustrazioni di Lemire, e di arte sequenziale. Tramite brani ed estratti del diario del protagonista veniamo a conoscenza del mondo prima della scoperta della cura, mentre alle vignette è lasciato il compito di raccontare la storia presente. Le vicende narrate sono quelle di Jonah Cooke, un uomo come un altro – un ladro se vogliamo dirla tutta – che ad un certo punto della sua vita, in una serie impensabile di eventi, si è ritrovato ad essere tra i pochi – pochissimi – sulla Terra a ricevere la cura per la mortalità. Apprendiamo quindi che tramite un farmaco si può interrompere il processo di invecchiamento e deterioramento delle cellule e di conseguenza del nostro corpo. Esistono però delle controindicazioni. Alcune fisiche e tangibili come l’infertilità e l’impossibilità di immagazzinare ricordi per un periodo superiore ai 100 anni (o comunque l’arco temporale di una vita normale); altre più sottotraccia ma non per questo meno perturbative, come scopriremo con l’avanzare della storia.

After Death

Quella di Jonah è una vita come molte altre con le sue stranezze e i suoi drammi. I drammi in particolare sono qualcosa che segna nel profondo il nostro protagonista. Una serie di coincidenze crudeli e scelte discutibili porteranno in primo piano la storia di Jonah Cooke, come uno degli uomini che ha reso possibile la sconfitta della morte. D’altronde non poteva essere altrimenti se si pensa a come i vari traumi abbiano plasmato il personaggio nel corso degli anni, “regalandogli” più di qualche psicosi. Jonah è infatti terribilmente spaventato dalla perdità. Perdità dei propri cari, dei propri affetti, della propria identità, dei propri ricordi. Nel tentativo di razionalizzare il primo di questi tragici eventi, presentatoci nella prima parte del volume con un lungo flashback, Jonah comincia a rubare. La sua prima refurtiva: un registratore Sony Quad col quale registra frammenti di vita quotidiana in famiglia, nell’ingenuo tentativo di trattenere quanti più istanti possibili di quel periodo.After Death Crescendo le paure di Jonah  prendono forma con la perdita della madre e del fratellino che portava in grembo. Intraprende gli studi di medicina per prendersi cura del padre ma soprattutto per assicurarsi che quello che è capitato alla madre, non si ripeta. Ma rubare è ben più che una parentesi isolata e Jonah porta avanti questa attività nel corso degli anni senza mai smettere, anz perfezionandosi. Jonah alza quindi di volta in volta il tiro finché non gli viene chiesto di rubare qualcosa che cambierà per sempre le sorti del mondo.

Che vi piaccia o meno, Scott Snyder è un autore che ha una certa dimestichezza col racconto in prosa (alcuni racconti della sua serie di romanzi brevi ‘Vodoo Heart’ fu selezionata da Stephen King nel 2007 per l’antologico The Best American Short Stories) e bisogna ammettere che si nota subito come lo scrittore si trovi a suo agio a gestire lunghe sezioni descrittive e articolati flash-back, di pregevole fattura tra le altre cose. Dall’altra parte, un Lemire di cui ormai conosciamo bene il tratto squadrato, spigoloso e tipicamente indie, fa quello che gli riesce meglio rimanendo fedele al proprio stile. Se possibile i suoi campi lunghi, già profondamente suggestivi dagli albori di Essex County, guadagnano quell’intensità che mancava, grazie all’uso del colore ad acquerello (come prima si era visto solo in Trillium). L’ambientazione fantascientifica in cui Snyder decide di collacare la vicenda è molto particolare e permette a Lemire di giocare con una tavolozza dalle tinte molto accese. Infatti Jonah è da tempo in cima ad un monte, sul quale è si è stabilita la piccola porzione di popolazione che ha potuto godere dei benefici dell’A.D mentre il resto del mondo andava a gambe all’aria sotto una coltre di nubi violette. Cosa è successo a metà strada, come la cura abbia cambiato il mondo o come questa piccola comunità di “immortali” abbia deciso di isolarsi dall’umanità, non ci è dato saperlo. Il focus è quasi esclusivamente sulle vita di Jonah, sul come sia stato spinto verso una vita “senza fine” e su come questa situazione sia destinata a cambiare ancora. Il lettore smaliziato potrebbe obiettare che l’intera vicenda è un po’ fuori contesto e lo stesso Snyder non è che si prenda la briga di spiegare per filo e per segno cosa è accaduto precisamente. A dirla tutta anche l’alternanza di testo in prosa e fumetto non aiuta e anzi da una forte idea di discontinuità, come due macchine che vanno a velocità diverse. Da un lato uno Snyder che indugia in descrizioni dettagliate, dall’altra sequenze di vignette con dialoghi secchi e asciutti. In questa mancata sinergia si perde anche la possibilità di raccontare qualcosa di più o magari espandere meglio alcuni concetti. D’altronde il soggetto si prestava molto ad una lettura satirica delle società o anche semplicemente a riflessioni di tipo etico/filosofico ed è un vero peccato che questi temi non siano stati espansi. Tuttavia la parabola di Jonah trova comunque una sua chiusa nella circolarità della storia, un po’ come a voler sottolineare come la fragilità, la caducità porti l’uomo ad aspirare ad una vita senza limitazioni, completamente reversibile in un certo senso (non potendo trattenere ricordi per più della durata di una vita, periodicamente Jonah rinizia  una nuova esistenza), ma come al contempo la morte rappresenti un punto fisso che chiude e dona significato all’esistenza. L’arte di Jeff Lemire coglie alla perfezione quest’aspetto della storia nelle sequenze a fumetti, mentre nelle sequenze in prosa l’artista si fa indietro per non distolgliere il lettore dall’elegante prosa di Snyder.

After Death

In conclusione After Death è un opera che affronta un tema di vastissima portata come è quello della morte e nella sua prospettiva lo fa con un commistione stilistica molto coraggiosa. I disegni di Jeff Lemire sono ottimi ma quello che la fa davvero da padrona in questa storia sono i suoi colori. Insomma un’ottima opera per scoprire il Lemire disegnatore e lo Snyder scrittore.


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