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[Recensione] L’incredibile Hulk di Louis Leterrier – Fuga da se stessi

  • di Lorenzo Ladogana
  • 8 Aprile 2018
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A distanza di quasi dieci anni, L’Incredibile Hulk è forse il film più anomalo dell’intero Marvel Cinematic Universe.  Produzione Universal (che ricordiamo, detiene ancora i diritti di distribuzione del singolo personaggio), il film è diretto da Louis Leterrier, e vede nel suo cast Edward Norton, Liv Tyler, William Hurt, Tim Roth, Tim Blake Nelson e Ty Burrell, scritto da Zak Penn ed edito dallo stesso Norton.

Sono passati cinque anni da quando Bruce Banner, professore in biochimica e fisica nucleare alla Culver University, si è esposto ad un esperimento militare atto a base di raggi gamma andato in modo orribilmente storto. Braccato in giro per il mondo dall’esercito americano, Banner va alla ricerca di una cura per sopprimere per sempre quello che il suo inseguitore, il generale Thaddeus “Thunderbolt” Ross (William Hurt), vuole a tutti costi controllare: un gigante umanoide di forza spropositata, in cui Banner si trasforma ogni volta che supera un determinato limite di stress e rabbia, soprannominato “Hulk” dagli uomini di Ross. Quando una nuova task-force dell’esercito guidata da Emil Blonsky, un veterano russo-britannico incredibilmente efficiente e spietato, stanano Banner nel suo nascondiglio in Brasile, lo scienziato si vede costretto a scappare e ritornare negli Stati Uniti, con la speranza di ricongiungersi con il suo anonimo collega “Mister Blue”, con cui sta lavorando alla cura, e con Betty Ross, figlia del generale ed ex-amore della sua vita, ormai legatasi allo psicologo Leonard Samson (Ty Burrell).

Nonostante non manchino i riferimenti sia paralleli che retroattivi al vasto universo condiviso, in quel periodo alle prime battute, l’Incredibile Hulk ha un feeling estremamente diverso e quasi incompatibile con il resto della produzione Marvel Studios.
E’ bene ricordare che l’Hulk di Leterrier ebbe come compito primario il rilancio del franchise dopo il film fallimentare del 2003 diretto da Ang Lee, con Erik Bana. Mossa decisamente intelligente è stata quella di non dilungarsi troppo sulle origini già ben note della nascita del Gigante Verde, sintetizzandole invece nei titoli di testa, ma aprendosi subito su un Bruce Banner cinque anni dopo l’esperimento, durante il suo esilio in Brasile. Questo sequenza introduttiva, che vede pochissimo uso della lingua inglese (con un Banner alle prese con pochi, goffi dialoghi in portoghese), è forse tra le parti più interessanti del film, dove un Edward Norton molto metodico riesce a trasporre molto bene la ricerca ossessiva di Banner della serenità in un contesto assolutamente precario, prossimo alla degenerazione. Non passa molto infatti dalla trasformazione di Banner, in una sequenza di inseguimento “ribaltata” tra le ombre (con un intero squadrone di soldati che passa dall’essere inseguitore a preda) che dona un taglio quasi da creatura del film horror al suo mostruoso alter-ego.

Le sequenze d’azione legate ad Hulk si fanno con la progressione della pellicola sempre più ampie e dinamiche, mostrando i pregi della regia di Leterrier e della sua storia filmica con titoli di azioni muscolari come The Transporter e Scontro tra Titani.  Alcune componenti degli effetti speciali, come il design di Hulk molto diverso da quello attuale, troppo poco definiti e realistici già per il tempo, possono ledere la soglia dell’incredulità dello spettatore, ma la coreografia e la regia di queste scene è sufficientemente solida da sopperire a certe sbavature.

Quello che impedisce seriamente a Hulk di affermarsi come un film memorabile è purtroppo proprio quello su cui il film punta di più oltre alla componente spettacolare, ovvero i personaggi.  La bravura di Norton e del resto del cast infatti non bastano a sopperire alla pochezza dello script e ai dialoghi poco ispirati del film. La sintonia tra i personaggi è spesso carente e momenti del film che dovrebbero risultare carichi di pathos risultano spesso un po’ legnosi e privi di mordente.
Anche i personaggi di Ross e Blonsky, dotati di una cornice morale e di motivazioni ben esposte all’interno del film, non riescono a risaltare come qualcosa di più dei classici archetipi di antagonisti militari che il film vorrebbe provare a proporre.
L’altra pecca del film è forse insita proprio della trama: il tema della fuga di Banner infatti porta il film ad un vistoso rallentamento nella seconda parte del film e a numerosi piccoli “climax”, che possono portare ad una certa stanchezza ben prima dell’atto finale del film, dove l’azione raggiunge il suo apice.

L’Incredibile Hulk è un film con una storia tormentata. Non è ben visto da buona parte del suo cast, persino da parte dello stesso produttore esecutivo Kevin Feige (che lo considera l’unica nota stonata della Fase Uno del progetto MCU). Sostituito Norton con Mark Ruffalo in The Avengers, il film oramai sembra essere stato quasi totalmente dimenticato dalla storia dello stesso universo condiviso, salvo la ricomparsa di Ross nel recente Captain America: Civil War. Nonostante tutto però, vale la pena raccomandare il film per una visione, poiché per quanto ci si trovi davanti ad un prodotto non particolarmente forte, ma capace di intrattenere in più momenti.

Concludiamo ricordando che l’Incredibile Hulk è forse il film Marvel con il maggior numero di citazioni alle precedenti incarnazioni mediatiche del Gigante Verde: oltre ai ben noti cameo di Stan Lee e Lou Ferrigno, che doppia Hulk nel film, sono da menzionare anche il cameo, nei panni dell’anziano pizzaiolo Stanley, di Paul Soras, che lo doppiò nella serie animata degli anni ’60 The Marvel Superheroes, e persino del defunto Bill Bixby, interprete di Bruce Banner nella serie televisiva degli anni ’70, menzionato con riguardo con una clip televisiva di Una moglie per papà agli inizi del film.


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