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[Recensione] Mute di Duncan Jones – Anche i Muti sono pericolosi

  • di Luca Brindani
  • Febbraio 23, 2018
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Mute è un film del 2018, diretto da Duncan Jones ed anche sequel “spirituale” di Moon (2009) sempre dello stesso regista. Il film è stato distribuito Internazionalmente da Netflix, il 23 febbraio 2018.

La pellicola è ambientata nel 2052, seguiamo la storia di Leo (Alexander Skarsgård), un barista muto presso un bar gestito dal malavitoso, Maksim (Gilbert Owuor) che improvvisamente si trova la sua vita capovolta dalla scomparsa della sua amata, Naadirah (Seyneb Saleh). L’uomo nella ricerca della sua amata frequenterà i peggiori posti di Berlino, da locali, dove si vende tutto quello che è elettronico e illegale a bordelli. Sulla sua strada incontrerà più volte “Cactus” Bill (Paul Rudd) e il suo amico, Donald “Duck” (Justin Theroux), due reduci dell’esercito Statunitense che ora dirigono una clinica illegale per la malavita a Berlino.

La sceneggiatura che Jones ha scritto insieme a Michael Robert Johnson è piena di elementi dI wolrd building ma non solo, infatti, fin dai primi minuti del film ci vengono perfettamente descritti i personaggi e caratterizzati in maniera superba, uno addirittura senza farlo parlare – evidenti sono i riferimenti a Moon e al mondo futuristico che il film del 2009 ha creato, infatti, i campi ampi sulla città, sui bassifondi e sulla popolazione Berlinese rispecchia benissimo il popolo terrestre che in Moon era solo accennato e qui ha modo di essere rappresentato in tutta la sua apatia e il suo degrado. Infatti, la Berlino che qui è rappresentata non è una città chic, nonostante ci siano ricchi e poveri, ma è una città degradata, che anche di giorno non riesce a brillare e si crogiola nella spazzatura e nella frenetica vita cittadina.

Dal punto di vista registico, Jones dimostra di nuovo tutta la sua bravura confenzionando una regia non direi perfetta, ma assolutamente godibile e perfetta per il film, dove la sceneggiatura non ti dice nulla, ci pensa la regia a completare con inquadrature studiate al dettaglio per evitare di sprecare minutaggio, battute e rendere il film assolutamente pesante e referenziale oltre che troppo pieno di spiegoni. Il regista riesce a comunicarci tutto senza risultare noioso o ancora senza voler far vedere la sua bravura, anzi ci racconta una storia e lo fa benissimo, infatti, questo è un altro film che dimostra come la regia possa mettersi al servizio della storia e completarla per rendere la pellicola completa. La fotografia realizzata da Gary Shaw è perfetta per l’ambientazione e va a completare il lavoro tecnico che è superbo, luci al neon si mischiano con la sporcizia e con l’ambiente in maniera, oserei dire perfetta. Le musiche che sono anche spesso il punto dove Netflix, con i suoi original pecca, qui ci sono e sentono.

Che cosa dire sul lato tecnico? Sennonché non poteva capitarci di meglio? Un thriller futuristico, ma non molto lontano da noi, come questo doveva poggiare su elementi di genere per funzionare, ma non crogiolarcisi e non lo fa assolutamente, anzi costruisce un mondo credibile, interessante e di cui lo spettatore ne vuole sempre di più. La pellicola non pecca nemmeno sul lato della tensione e dell’intreccio delle storie, infatti, la tensione è crescente, s’inizia con venti minuti di riscaldamento, che servono a presentare i personaggi e il loro angolo di mondo dove si muovono e poi ci s’immerge totalmente nell’azione e si va sempre di più ad approfondire i personaggi; che non sono raccontati, non nel modo tradizionale e didascalico, sono raccontati tramite le loro azioni, tramite inquadrature e tramite gli sguardi, un lavoro decisamente impeccabile.

Dal punto di vista del cast, Jones, ha messo su un gruppo di attori veramente capaci, da Alexander Skarsgård che ci regala un personaggio molto complesso, è un uomo buono, che cerca di mantenere la sua integrità e il suo cuore, in un mondo luccicante e falso che ormai si crogiola nella tecnologia e nel peccato, un mondo dove la verità è schiaffata in faccia alle persone, ma a cui non frega niente, al punto che i telegiornali, con l’inchiesta sulla Lunar sembrano quasi passare inosservati. Paul Rudd ci consegna un personaggio diverso dai soliti che interpreta, Bill è disgustoso, acido, con un carattere assolutamente prodotto dal suo servizio come militare e accentuato dal mondo in cui è costretto a vivere con la figlia, mentre Duck, interpretato da Justin Theroux è un personaggio disgustoso e che ti spaventa, è quel vicino di casa che ti sembra bravo, gentile e ben disponibile e poi potresti scoprire che è una sorta di psicopatico.

Questo film a differenza di molti film di produzione Netflix, si vede tantissimo che è stato pensato ed è realizzato non per una televisione ma bensì, per il cinema e credetemi è forse la pecca maggiore del film che meriterebbe una visione in sala.

Duncan Jones con questo film è tornato alle tematiche a lui più congeniali, ossia la fantascienza “plausibile” e non poteva farlo in maniera migliore.

 

Anche i ragazzi di Why so Serial hanno recensito il film e non sono d’accordo, date un’occhiata per vedere un parere opposto.

Mute: l’assordante silenzio di una Berlino sovraffollata

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