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[Recensione] Smetto Quando Voglio – Masterclass

  • di Luca Vania Tulumello
  • 6 Febbraio 2017
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Più esagerato, più coraggioso, più folle e più grosso.

La già annunciata trilogia di Smetto quando voglio arriva al suo secondo capitolo ed è con grande felicità che possiamo affermare che il regista Sydney Sibilia ha pienamente colto nel segno anche stavolta! Anche se all’apparenza simili, i due film della saga fin’ora usciti sono in realtà molto diversi tra di loro ed è proprio questo Masterclass in particolare a fare questa differenza.

L’ultima fatica del regista campano è infatti una commedia dal gusto stranamente poco italiano (Stanis docet). Lì dove il primo capitolo si fermava, rimanendo una pur sempre geniale commedia, il secondo non solum arriva allo stesso limite, ma addirittura lo supera con una botta di NOS sparata a tutta forza!  Arrivando a cambiare anche genere e mostrarsi nella sua seconda parte più come un film d’azione che come una commedia.

La trama di Smetto quando voglio: Masterclass è molto semplice e vede Pietro (Edoardo Leo), la mente dietro la creazione e le azioni della banda dei ricercatori, ormai in carcere dopo gli eventi del precedente film, stringere un’accordo con l’Ispettore Capo della Polizia Paola Coletti (Greta Scarano) per rimettere insieme la banda (riveduta e corretta con tre nuovi membri che rinforzano il collettivo) col fine di recuperare e analizzare trenta Smart Drugs entro la data per l’iscrizione di quest’ultime nell’elenco delle droghe riconosciute dallo Stato Italiano. 

Per quanto si possano lodare regia e sceneggiatura di Sydney Sibilia, che è riuscito a realizzare un film che dosa alla perfezione i suoi elementi esagerati e sopra le righe con i momenti invece più seri e con i piedi per terra, il vero punto di forza della pellicola è la bandaTUTTI i membri della banda dei ricercatori hanno il loro spazio e il giusto minutaggio all’interno della narrazione e sopratutto tutti svolgono una funzione utile per lo svolgimentio della trama ma cosa ancor più importante tutti riescono da soli a far ridere lo spettatore e Il discorso ovviamente vale anche per i nuovi membri, che si amalgamano più che bene allo stile degli altri e alla tonalità decisamente più action di questo secondo capitolo della trilogia.

Dal punto di vista della tecnica il film è di alto livello, come già citato in precedenza, la regia di Sibilia è decisamente pregievole, specie nelle scene più veloci e concitate. Il giovane regista riesce infatti ad adattare il suo stile all’azione no stop della seconda parte del film con grande leggerezza senza far pesare nulla allo spettatore. Una menzione particolare va poi fatta al cast intero, alla fotografia e agli effetti speciali del film, che assicurano alla pellicola una cifra stilistica e qualitativa di altissimo livello.

In definitiva Smetto quando voglio: Masterclass è una vera e propria bomba nel panorama dell’attuale cinema italiano e per dirla con termini più consoni ai temi del film potremmo anche dire che è una sorta di cartina al tornasole per il cinema italiano, che insieme ad altre recenti pellicole nostrane come Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento o Perfetti sconosciuti mostra agli altri cosa e come si può fare cinema in Italia.

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