November 21, 2018
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[Recensione] Twin Peaks 3×16 – The Return Part 16

  • di Luca Brindani
  • 30 agosto 2017
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Chi si ostinava a reputare questa stagione di Twin Peaks inconcludente e mediocre, se non si è ricreduto con queste ultime puntate difficilmente potrà essere aiutato, perché anche questa sedicesima puntata si muove sullo stile delle precedenti. Velocizzando la narrazione, mantenendo un’impressionante coerenza interna, chiudendo in modo impeccabile le trame iniziate in questa terza stagione, in attesa del finale della prossima settimana che avrà il difficile compito di dare una soluzione ai misteri e di chiudere i conti con Twin Peaks. Cosa cui io personalmente non sono ancora pronto.

A seguire ci saranno ovviamente SPOILER, e che spoiler…

La puntata si apre con Evil Coop e Richard Horne, i quali si stanno dirigendo in uno dei luoghi segnati dalle coordinate di cui Cooper è in possesso, giunti lì lo psicopatico Richard ci lascia, polverizzato da una scarica elettrica. E ci vengono confermate le origini del ragazzo, con una frase emblematica pronunciata da Kyle MacLachlan in maniera terribilmente inquietante:

“Goodbye, My Son”

Il doppelganger invierà quindi un messaggio a Diane, che sembra farla impazzire.

Dopo aver infatti raccontato ai membri dell’FBI cosa successe l’ultima notte che vide Cooper la donna cerca di uccidere Albert, Gordon e Tammy. Ed è qui che scopriamo che la Diane con cui abbiamo avuto a che fare non è altro che una tulpa, un essere “fabbricato”, che non appena viene ucciso fa ritorno nella sala rossa.

Qui, con effetti digitali dal sapore squisitamente retrò ed inquietanti, la donna scomparirà, disintegrata…

Ci spostiamo successivamente a Las Vegas, dove Hutch e Chantal, i personaggi interpretati da Tim Roth e Jennifer Jason Leigh, stanno sorvegliando casa di Dougie per eliminarlo al suo ritorno a casa. Qui i due termineranno la loro avventura in una maniera che si confà perfettamente a due attori che hanno lavorato con Quentin Tarantino.

Ma passiamo al momento più atteso della puntata, della stagione e degli ultimi 25 anni. Con in sottofondo la musica di apertura della serie, per aggiungere brividi a brividi, l’agente speciale dell’FBI Dale Copper è tornato, è in perfetta forma ed è esattamente come ce lo ricordavamo. Kyle MacLachlan dopo aver passato 15 episodi ad agire come uno psicopatico ed un uomo col cervello di un neonato riprende il ruolo di tanti anni fa con un’incredibile naturalezza, come se l’agente non se ne fosse andato.

Dopo aver chiesto a MIKE di fabbricare un altro “seme” è il momento di un commovente addio tra Dale, Janey-E e Sonny Jim, che  mostra tutto il buon cuore di Coop. L’uomo può finalmente tornare a Twin Peaks, dove sembra stiano conducendo tutte le strade, ma non prima di aver promesso ai due che tornerà, probabilmente grazie all’aiuto di MIKE (e si spera come un padre migliore di quello che era il vecchio Dougie Jones).

La puntata si chiude con la classica scena al Roadhouse, con introduzione e performance musicale di Eddie Vedder. Dopo che il cantante si è esibito, vediamo sorprendentemente arrivare Audrey e Charlie, che tutte le teorie sulla condizione della donna siano errate? Così sembra, finché il presentatore non annuncia la “danza di Audrey” e tutti i presenti le lasciano la pista libera. Sotto un altra musica estremamente familiare si esibisce in una danza ipnotica che gli spettatori della prima stagione ricorderanno sicuramente, coadiuvata da un uso delle luci tipico delle scene oniriche di Fuoco Cammina Con Me. La danza viene interrotta bruscamente da una rissa tra due uomini e Audrey si precipita dal marito chiedendogli di farla uscire. Un breve flash che mostra la donna allo specchio in una stanza completamente bianca non fa che renderci pienamente consci di come tutto quello che stia succedendo ad Audrey sia solo una costruzione mentale, di una persona forse in coma da 25 anni o forse impazzita e rinchiusa in un istituto.

Una puntata dunque importante, molto piena e con stile a palate. Non è da tutti riuscire a chiudere tutte quelle trame in soli 57 minuti e a farlo così dannatamente bene, ma David Lynch e Mark Frost sono riusciti in questa impresa. Non solo i due con questo “revival” stanno chiudendo Twin Peaks ma hanno anche espanso ulteriormente questo mondo, storie che volendo possano venire riprese in future interazioni della serie, basti pensare come ormai i personaggi della serie ed in generale tutto il mondo che Lynch ha creato abbia già alle spalle due libri, Il Diario di Laura Palmer, scritto da Jennifer Lynch e che si è rivelato fondamentale quasi quanto Fuoco Cammina con Me e Le Vite Segrete di Twin Peaks di Mark Frost, a cui si aggiungerà, il 31 Ottobre, Twin Peaks: The Final Dossier.

L’appuntamento è alla prossima settimana con la fine di questa incredibile corsa, a cui io non sono ancora pronto.

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